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Precari della Regione Sardegna in rivolta contro la Giunta

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Il precariato viene ormai quasi pacificamente definito come una piaga sociale (tutti, ad esempio, hanno sentito Veltroni chiamarlo tale nel corso della pittoresca campagna elettorale che ha preceduto le ultime elezioni politiche), ma la condanna per questo fenomeno – come accade per tutti i veri problemi che si rispettino – resta più sulla carta che nei fatti. Molto, infatti, se n’è parlato, poco è stato scritto sotto forma di norme da osservare e ancor meno è stato fatto, soprattutto nel settore pubblico dove, a volerla dire tutta, il precariato non sarebbe mai dovuto esistere.

Quanto a promesse da marinai, triste esempio offre in proposito l’amministrazione regionale della Sardegna, guidata da un esecutivo di centro-sinistra che non onora il defunto (e poco rimpianto) governo Prodi, continuando a disattendere l’eredità da questo lasciata, con la finanziaria 2007, in materia di stabilizzazione dei precari delle pubbliche amministrazioni. Va detto, ad onor del vero, che il vecchio esecutivo nazionale ha promosso l’iniziativa con poca convinzione (basti pensare ai dietro-front fatti per non perdere l’appoggio dell’on. Dini …) e che nessuna legge ha mai definito la stabilizzazione un diritto del precario, ma ci sono delle aspettative che provvedimenti del genere creano negli elettori e di cui il politico deve tener conto. Anche perché, se queste aspettative non vengono adeguatamente corrisposte, si corre il forte rischio di pagare il prezzo della non rielezione. E quando una coalizione (che sia a livello nazionale o locale) appare quanto mai zoppicante, i giochi son presto fatti.

La vicenda dei precari della Regione Autonoma della Sardegna (RAS) muove i primi rilevanti passi nel febbraio 2007, con una lettera inviata dalla segreteria regionale CGIL – Funzione pubblica (primo sindacato a sposare tale causa) rivolta all’Assessore regionale al personale, nella quale si esortava la Giunta ad avviare, in linea con le iniziative intraprese a livello nazionale, il processo di stabilizzazione dei precari presenti nella propria amministrazione.

Seconda tappa del percorso è la finanziaria regionale 2007 il cui parto risultò parecchio travagliato proprio a causa di una norma, l’art. 36, relativa alla stabilizzazione. Questo accadeva a maggio, ma è stato necessario aspettare la fine di novembre perché si desse formalmente avvio al relativo piano, con un accordo firmato dalle organizzazioni sindacali e dalla Giunta che prevedeva l’avvio della stabilizzazione in questi tempi:

a)      20 giorni dall’approvazione del piano da parte della Giunta per i precari che avevano già effettuato una prova selettiva di natura concorsuale;

b)      gennaio 2008 per coloro che dovevano sostenere la prova selettiva concorsuale pubblica prevista dal citato art. 36.

Lettera morta: le stabilizzazioni a domanda non sono state attuate e le procedure concorsuali non sono state bandite (la motivazione ufficiale è che non sono stati programmati i posti in organico, ma i precari, di fatto, sopperiscono alla carenza di figure specializzate…).

Si arriva, dunque, alla finanziaria regionale 2008 senza alcuna stabilizzazione, ma con un’ulteriore promessa ai precari: il relativo piano si concluderà in un biennio, anziché nel quadriennio previsto inizialmente. La stessa legge prevede anche la facoltà per l’amministrazione di procedere al rinnovo annuale del contratto dei precari in servizio al 30 settembre 2008, fino alla conclusione delle procedure di stabilizzazione.

Siamo ormai a settembre 2008 e l’unico risultato concreto ottenuto è che solo per cinque dei precari che hanno diritto ad essere stabilizzati a domanda sono state avviate le relative procedure da parte dell’Agenzia regionale per la ricerca in agricoltura (Agris). L’agenzia, però, ha interpretato liberamente le direttive del famoso art. 36, attuando non una stabilizzazione a domanda, come previsto, ma una selezione per titoli preceduta dalla pubblicazione di un apposito bando. È poi stata necessaria la minaccia di una manifestazione perché, in questi giorni, venissero pubblicati, sempre dall’Agris, ulteriori avvisi di stabilizzazione per 11 precari. Per coloro che dovranno essere stabilizzati con concorso, invece, ancora nulla di fatto. Non solo: la condizione contrattuale di molti precari che possiedono i requisiti per essere stabilizzati (a domanda o sostenendo un concorso) è persino peggiorata (ad alcuni non è stato rinnovato il contratto, altri si sono visti decurtare notevolmente lo stipendio).

Così, dopo circa due anni passati ad adottare tutte le cautele del caso ed a mostrarsi pazienti (ma non succubi) i precari dell’amministrazione, degli enti e delle agenzie della Regione, guidati dalla CGIL – Funzione pubblica, hanno deciso di ricorrere finalmente alle maniere forti, proclamando una giornata di mobilitazione. L’appuntamento è a Cagliari, presso la sede della Presidenza della Giunta, in occasione della prossima riunione dell’esecutivo che, salvo variazioni, si terrà nella mattinata di mercoledì 24. Non sarà certo una passeggiata: ai precari non è riconosciuto il diritto di sciopero ed il rinnovo contrattuale dipende dall’umore della dirigenza.

Ma i tempi stringono visto che il governo Berlusconi, appena insediato, ha annunciato di essere fermamente intenzionato a bloccare il processo di stabilizzazione timidamente avviato dal precedente esecutivo. La manifestazione appare, dunque, quasi un atto dovuto, soprattutto se si considera che  la RAS ad oggi  è l’unica amministrazione in Italia a non aver attuato alcuna stabilizzazione.

Per festeggiare i 60 anni del proprio Statuto la Sardegna sta organizzando numerose iniziative il cui denominatore comune è ribadire il proprio diritto alla specialità, ma non è questo il modo in cui i sardi vogliono essere speciali. Non nel disonore.

Marcella Onnis

Nella foto il palazzo di viale Trento, sede della Giunta

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