Poca trasparenza nelle amministrazioni bagheresi? Lo abbiamo chiesto a Pino La Piana delegato provinciale CGIL

Poca trasparenza nelle amministrazioni bagheresi? Lo abbiamo chiesto a Pino La Piana delegato provinciale CGIL

In quest’ultimo periodo la redazione del nostro giornale si è occupata della vicenda dei bandi per la promozione del Museo Guttuso di Bagheria (Pa). L’amministrazione comunale, infatti, aveva pubblicato due avvisi di interesse solo il giorno prima della data di scadenza degli stessi. Dopo che i cittadini sono stati informati da noi e dalle testate locali di questo atteggiamento ritenuto poco trasparente, l’amministrazione ha deciso di ritirare i bandi e successivamente di ripubblicarli in una data più lontana da quella di scadenza degli stessi. Siamo contenti che il nostro intervento sia servito a dar voce ai cittadini che chiedevano trasparenza e legalità alla loro amministrazione. Ma in realtà, i cittadini bagheresi cosa pensano di queste situazioni poco chiare che non dovrebbero verificarsi ad opera dell’ente che li rappresenta? Abbiamo incontrato un rappresentante dei cittadini bagheresi, Pino La Piana, Coordinatore Segreteria Aziendale CGIL Funzione Pubblica Bagheria (la CGIL  per numero di iscritti e secondo i dati elettorali è il  sindacato più rappresentativo dell’ Ente comune di Bagheria), delegato provinciale CGIL FP Palermo e rappresentante RSU comune di Bagheria. Il signor La Piana è stato protagonista indiretto di casi simili a quello avvenuto nei giorni scorsi a Bagheria: ha individuato situazioni poco chiare e le ha rese note, ci ha poi raccontato cosa pensa di questi atteggiamenti amministrativi che non rispettano la comunicazione di un ente pubblico.

Signor  La Piana, ha seguito “il caso avvisi di partecipazione al Museo Guttuso”? Cosa pensa della vicenda?

L’intento dell’amministrazione probabilmente era quello di fare qualcosa di buono. Forse la fretta, nel caso in questione, è stata traditrice. Anche se certi ruzzoloni  purtroppo possono mettere in cattiva luce  l’amministrazione, all’interno dell’Ente vi è una platea di dipendenti che ogni giorno compie il proprio dovere nella piena consapevolezza di cosa sia la trasparenza amministrativa. Certo è pur vero che non bisogna essere esperti di diritto amministrativo per comprendere che pubblicare un bando per un solo giorno sia stata una scelta infelice. Le dirò che, da bagherese, da dirigente sindacale nonché da persona che opera all’interno della P. A. da circa tre decenni,  mi è dispiaciuto leggere la risposta piccata  che l’amministrazione ha dato a chi, giustamente a mio avviso, chiedeva di comprendere la motivazione di quella pubblicazione lampo per una selezione importante per il territorio.

Secondo lei può essere giustificabile dall’amministrazione comunale un tale atteggiamento?

I tempi del cittadino suddito della pubblica amministrazione sono finiti da almeno un ventennio. La legge è chiara: il cittadino ha il diritto di conoscere le varie fasi di ogni procedimento e se  solleva delle perplessità sulla natura e sulla durata di  un avviso pubblico, giusto o sbagliato che sia,  vanno fornite motivazioni tecniche con una chiara esposizione.   Poi l’amministrazione, qualora ritenga di aver prodotto un atto viziato o inopportuno, fa bene a revocare in autotutela. Non comprendo, invece,  cosa voglia dire revocare un atto sostenendo nelle comunicazioni ufficiali di aver fatto ciò per mettere fine alle polemiche.  In una pubblica amministrazione si agisce secondo leggi e regolamenti e si motivano gli atti e le decisioni con parametri tecnico-amministrativi e non umorali.

Non è la prima volta che le amministrazioni bagheresi si macchiano di non trasparenza …

Tutte le amministrazioni pubbliche, non solo quella di Bagheria, spesso si scontrano con la scure della famigerata Legge 241/90. Ormai il cittadino è il riferimento di ogni atto prodotto dalla P.A. e non un soggetto che passivamente ne subisce le conseguenze. Il rischio, se non si tiene bene a mente ciò,  è quello di ritrovarsi, ed è successo, sommersi di ricorsi dei cittadini per violazione della legge sulla trasparenza, per mancata comunicazione di avvio del procedimento, mancato rispetto dei termini e così via.

Ma cosa ne pensa di un comune che non rispetta neppure i suoi stessi bandi, come nel famoso caso Urban?

Quello probabilmente è uno dei punti più bassi mai toccati nella storia dell’Ente. Una questione  raccapricciante le cui evidenti anomalie procedurali sono state evidenziate da noi e da altre sigle sindacali immediatamente alla pubblicazione del bando e successivamente, a selezioni avvenute,  denunciate nelle sedi competenti. In quel caso è stato indetto un bando per la selezione di figure professionali ma paradossalmente la commissione non ha rispettato i criteri dello stesso bando, selezionando persone meno titolate  rispetto a tantissimi altri laureati che si erano presentati alle selezioni.

Ci sono state amministrazioni locali, a suo avviso, che si sono distinte per rispetto di legalità e comunicazione adeguata?

È prerogativa delle amministrazioni operare nel rispetto della legalità e con un comunicazione adeguata. Però bastano capitomboli come quello di Urban, che di fatto con quello scandalo ha messo in ombra tutto ciò che di buono si era fatto per la riqualificazione urbana, o scivoloni come quello dell’avviso lampo del Museo Guttuso per rischiare di macchiarsi nell’immagine e nella credibilità.

Cosa crede che spinga queste amministrazioni a macchiarsi del “solito peccato”?

Spesso  il peccato non sta nella malafede ma nella cattiva programmazione.   C’è da dire anche che l’ingerenza della malapolitica nelle scelte amministrative ha spesso prodotto danni.   È  persino capitato che siano state poste ai vertici dell’amministrazione persone i cui curricula risultavano ridicoli se confrontati con quelli dei dipendenti ad essi sottoposti. Quando non vince la meritocrazia perdiamo tutti. Perché se una pubblica amministrazione non opera bene ne risente l’intera cittadinanza.

Lei ha cercato di stanare situazioni poco chiare in quest’ambito. Lo farebbe ancora o crede che non ci sia soluzione?

Assolutamente si, nonostante tutte le difficoltà incontrate, lo rifarei per un motivo semplicissimo: la legalità e la trasparenza non  possono essere un optional in un contesto democratico, ma ne costituiscono le fondamenta. La  storia dimostra come  la forza della malapolitica, sia questa elettorale o amministrativa, stia nel fare passare per favore quello che in realtà è un diritto. Uscire da questo meccanismo di dipendenza non solo è possibile ma è anche  l’unica soluzione praticabile.

Cosa consiglia ai cittadini che si sentono presi in giro dalla loro amministrazione comunale?

Di chiedere, nelle sedi opportune, tutti i chiarimenti del caso.  Se una pubblica amministrazione viene  percepita come oscura antagonista, vuol dire  che qualcosa nel suo modo di agire non arriva nel modo adeguato.  La soluzione per far correggere il tiro o per vedere le cose sotto una nuova prospettiva è certamente quella di denunciare le anomalie riscontrate  e di non desistere dicendo: tanto non cambierà mai niente.

Giusy Chiello

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