Ultime

Pilllole di … cultura medica

Pin It

Mesotelioma maligno della pleura e del peritoneo

Continua l’escalation del problema amianto nel nostro Paese, con la presenza di 32 milioni di tonnellate del manufatto da smaltire e, a causa del pregresso, ossia prima della messa al bando con la legge n. 257/1992, ogni anno si contano circa 3.000 vittime, 1.200 delle quali per mesotelioma pleurico e peritoneale. Dal punto di vista clinico è scientificamente accertata la pericolosità del manufatto asbestoso in quanto potenziale cancerogeno pari a quello del tabagismo. In Piemonte ogni anno si ammalano 200 persone esposte direttamente o indirettamente all’amianto. Il periodo di latenza del mesotelioma varia da 20 a 40 anni, ragione per la quale entro il 2015-2010 ci sarà un sensibile aumento dei casi. «Si tratta di una neoplasia molto complessa – spiegano gli oncologi Giorgio Scagliotti e Carmine Pinto, rispettivamente dell’Azienda Ospedaliera Universitaria San Luigi di Orbassano (Torino) e segretario nazionale Aiom – con una mortalità dell’80%, ma fortunatamente oggi abbiamo a disposizione nuove tecniche diagnostiche e cure più efficaci. In particolare la chemioterapia a base di un nuovo farmaco (il Pemetrexed) che ha dimostrato di migliorare la sopravvivenza e la sintomatologia». Ma quale la sfida oggi? Secondo gli esperti si tratta di capire come poter controllare al meglio la malattia, oltre al fatto che l’amianto può causare tumori anche ad altri organi quali la laringe, ovaio, peritoneo, pericardio, tunica vaginale del testicolo, colon-retto, stomaco e faringe. Sino a non molti anni fa si consideravano a rischio solo i lavoratori maggiormente esposti in quanto manipolavano le varie fibre d’asbesto, ora si è riscontrato che è a rischio anche parte della popolazione che non è mai stata a contatto diretto con l’amianto.

 

Leggere e scrivere per superare la malattia oncologica

È noto che in ogni malato, soprattutto quello oncologico, la reazione alla malattia è diversa e va considerata, compresa e per quanto possibile condivisa sia da parte dell’operatore sanitario che dei suoi famigliari. Vi sono pazienti che per superare o far fronte al dramma oncologico sentono il bisogno di manifestare attività ludiche o culturali. Fra queste la lettura e lo scrivere possono appagare e la propria esigenza di lasciare qualcosa di duraturo dietro di sé rappresenta il tentativo di cogliere un frammento di … immortalità. Inoltre seppellirsi fra buoni libri e leggerli spesso è quanto mai appagante perché dai libri sgorga la fonte della giovinezza che pochi hanno scoperto.

Un esempio ci è dato dal poeta torinese Massimo Foa (colpito da un tumore prostatico) che, attraverso traduzioni e rime (“A tu per tu con la chemioterapia”), si impone con determinazione, ossia con irrefrenabile sforzo per superare certi ostacoli che si interpongono tra la realtà vissuta e il suo contesto ricostruito. Volendo interpretare ogni singolo suo verso rimato e far propria la sua esperienza, è possibile porsi non solo in un ideale coinvolgimento ma anche riscoprire l’interesse per la poesia e quindi la lettura, oltre naturalmente a considerarne il “valore” terapeutico. E questo può essere inteso come una sorta di “dinamismo intellettuale”, per contrastare un “nemico” che non è intellettuale…

 

La divulgazione delle malattie rare

La divulgazione delle malattie rare e dei farmaci cosiddetti orfani è oggi sempre più oggetto di interesse della Medicina, della Scienza sociale e del pubblico in genere, in quanto l’informazione si va sempre più estendendo agli “addetti ai lavori”, ai malati e alle loro famiglie, sia da parte della cronaca, pubblicazioni editoriali e del non-profit, che dell’editoria specializzata. Fonti che nel loro insieme hanno dato sinora importanza al problema delle malattie rare, trattandolo non come mero fenomeno sociale bensì come una realtà di grande coinvolgimento in tutti i suoi aspetti. Una ulteriore fonte di informazione è data dalla rete interregionale per le malattie rare del Piemonte e della Valle d’Aosta (http://www.malattierarepiemonte.it/contatti.php).

 

Ernesto Bodini
(giornalista scientifico)

 

 

 

Pin It

Scrivi un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


*