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Perché leggere “Imperfette solitudini” di Ireneo Picciau e Francesca Salis

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di Marcella Onnis

Perché leggere Imperfette solitudini di Ireneo Picciau e Francesca Salis?

Innanzitutto, perché ha un titolo bello, perfetto in beffa all’aggettivo usato. Un titolo che di per sé già invoglia a leggere questo romanzo.

Poi perché è stato scritto a quattro mani, ma lo stile è un unico fluido omogeneo che, con freschezza e dolcezza, ci guida nelle profondità dell’animo umano. E ci invoglia ad aprire le persiane di quelle nostre “stanze” troppo a lungo rimaste al buio.

Perché qui possiamo trovare risposte se è anche nostra la sensazione di Paolo: «Il suo corpo riconosceva un dolore per il quale egli non possedeva ancora le parole.»

Perché ci dimostra che «Non si può fuggire ad un sentimento, come non si può imbrigliare il vento di maestrale, quando spazza il Golfo degli Angeli e zittisce le onde del mare, appiattendone il moto.»

O, ancora, perché ci insegna che nessun amore può essere giusto e sano, se ci porta a sacrificare le amicizie e gli altri affetti (parentele di sangue o “parentele elettive”). E ce lo dimostra attraverso il personaggio di Ambra, che rimane impresso perché «aveva la capacità di far sembrare tutto più facile, ti restituiva  un ritmo più musicale della vita, in lei c’era un’armonia rara che ti contagiava e ti rendeva migliore.»

Perché l’amore ha tante forme, ma si riconosce sempre da quelle che sono tutt’altro che piccole cose, come la voglia e la capacità davanti all’oggetto del proprio amore di «spiarne le emozioni», magari cercandole «in quella piega ballerina del labbro inferiore, nella brusca contrazione delle due rughe verticali sulla fronte, nelle chiazze improvvise di rosso sul collo.» o ne «l’ampia gestualità delle sue mani, ricercando quel ripetuto contatto fra pollice e medio, che compariva talvolta nella faticosa scelta delle parole.»

Perché l’amore (anche in forma di amicizia) è il tema principale, ma si affrontano anche altri argomenti importanti e delicati, come l’autismo e l’omosessualità. Sul primo spingendoci a domandarci se siano solo gli autistici e i ragazzi della strada a soffrire di analfabetismo emozionale e se noi il “manuale d’istruzioni per la vita” davvero lo possediamo o, in caso affermativo, se comunque abbiamo cura di consultarlo. Sul secondo scuotendoci attraverso le parole di Viola: «Vorrei che non si parlasse più di omosessualità o di eterosessualità, perché esiste solo la sessualità, da vivere con naturalezza, con purezza di sentimenti e di emozioni. […] Non esistono coppie eterosessuali, gay o lesbiche; esistono solo persone che si amano. Alla fine ciò che conta è amarsi, questa è una legge che vale per tutti.»

Ma soprattutto perché siamo tutti imperfetti. E così le nostre solitudini. E così i nostri amori.

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