Perché leggere “Gli amanti fiamminghi” di Paolo Maurensig

Paolo Maurensig è, senz’ombra di dubbio, uno degli scrittori italiani contemporanei di maggior talento: abile quanto Gide a scandagliare l’animo umano, mettendone a nudo le debolezze, soprattutto morali; bravo come pochi a creare suspense e a tenere viva la tensione fino all’ultima riga, anche senza scrivere veri e propri noir.

È, infatti, una costante dei suoi romanzi la presenza di personaggi dal passato più o meno nebuloso, circondati da un’aura cupa e perseguitati dall’infelicità. Personaggi che – va da sé – non possono che essere protagonisti di vicende enigmatiche, spesso al limite del verosimile.

Gli amanti fiamminghi – sua ultima fatica – quell’atmosfera inquietante la anticipa già dalla copertina, che riproduce Les amants di Magritte: due volti coperti  – o sarebbe meglio dire incappucciati? – da lenzuola, a richiamare forse la prudenza (che tutti gli amanti clandestini dovrebbero adottare), forse l’imperscrutabilità (del passato, del presente e del futuro), forse l’universalità (dell’amore come del tradimento), forse l’eternità (dei sentimenti), forse la vergogna (che prova chi ha qualcosa da nascondere, agli altri o anche a se stesso), forse la condanna (che chiunque abbia una qualche colpa deve subire).

Quella raccontata in questo romanzo è una storia dalle atmosfere soffuse, dove realtà ed immaginazione si confondono e nelle quali fa spesso capolino un erotismo quasi solo accennato, suggerito. A tratti la scrittura si fa delirante ed estremamente raffinata, come se a parlare fosse un poeta romantico, ma sempre nella giusta misura, in perfetta sintonia con il tema trattato e, soprattutto, con la figura che, nella finzione narrativa, prende la parola per parlarne. Gli amanti fiamminghi è un gioco di scatole cinesi, fatto di misteri nel mistero e di storie-matrioska, che lasciano infine il lettore con il solito pugno di quesiti irrisolti.

Una volta di più Maurensig dimostra la sua grande abilità ricorrendo a soluzioni narrative che lo mettono al sicuro da insidie come la concordanza dei tempi verbali, quando si mescola passato e presente, o la necessità di differenziare gli stili, quando si propongono più io narranti. Soluzioni che, nel suo caso, comunque non rendono mai lo scritto artefatto.

Un romanzo dedicato a tutti coloro che amano leggere, che si tratti di lettori colti e dal palato fine o di lettori con minori pretese: Quale potere di vita e di morte detiene il lettore! Può assumere in sé uno scritto dandogli un proprio significato arricchendolo della propria esperienza, e perpetuarlo. Oppure decretarne, seduta stante, la morte.

Una lettura da raccomandare agli aspiranti scrittori ed a coloro che tali sono già, ma attraversano un momento di crisi: per capire se ciò che scriviamo ha qualche valore, la prova dovrebbe essere una sensazione di stupore che ci coglie nel rileggere ciò che abbiamo messo sulla carta. Quando siamo sulla strada giusta dovrebbe assalirci il timore di poter morire prima di aver portato a compimento il nostro lavoro. […] Preferisco parlare di qualcosa che si è staccato da noi per ritornare dopo molto tempo […] È questo che dobbiamo provare perché, in fondo, siamo dei ladri: tutto il mondo lo sa e si aspetta che restituiamo la refurtiva, cioè la pagina scritta.

Soprattutto, un libro per chi crede che, amando, si diventi in qualche modo colpevoli, perché […] l’amore, come la vita, è un reato. Ciascuno porta in petto la sua mezza libbra di colpa.

Marcella Onnis

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