Perché leggere “Mi piaci da morire” di Federica Bosco

Perché leggere “Mi piaci da morire” di Federica Bosco

In questi tempi di crisi generica, generale e generalizzata, c’è particolarmente bisogno di valvole di sfogo e l’unica che sappia essere, al contempo, liberatoria e costruttiva è la leggerezza. Badate bene: leggerezza, non banalità, stupidità o semplice demenzialità.

Leggero è quell’atteggiamento mentale per cui la vita nel suo complesso – sia la rosa che le spine, per intenderci – non viene presa troppo sul serio, per cui si trova un motivo per sorridere anche in mezzo al pianto, senza per questo negare il problema né sottovalutarne la gravità. Anzi, tra una risata e l’altra, del problema si prende coscienza e si trova un modo per affrontarlo meglio.

Un esempio di leggerezza intelligente è “Mi piaci da morire”, romanzo d’esordio di Federica Bosco, pubblicato nel 2003 da Newton & Compton.

Protagonista della storia è Monica, una trentenne che sogna di diventare scrittrice e vive in attesa di fare il grande salto. E’ in gamba, ma è ancora single perché ha quella comunissima e deleteria tendenza a perdersi dietro gli uomini sbagliati (e a lasciar scappare quelli giusti?). In questo – e non solo – ricorda un po’ Catherine Townsend, autrice e protagonista di “Io non dormo da sola”, altro interessante esempio di leggerezza intelligente, solo un po’ più spregiudicato. Del resto, si sa: noi italiane siamo delle romanticone!

Con Monica è impossibile non simpatizzare perché è adorabile e abbastanza sfigata; per le sue coetanee, poi, è quasi inevitabile immedesimarcisi.

Ciò che colpisce di questo romanzo, però, non è tanto la protagonista né la storia in sé (peraltro avvincente ed esilarante) quanto, piuttosto, lo stile frizzante. Quello stile che, anche nei passaggi umoristici (almeno uno per pagina), denota una grande sensibilità oltre che la capacità di affrontare ogni argomento con leggerezza intelligente, appunto. Un esempio su tutti: Se nella vita ti aspetti solo il peggio, avrai sempre e solo il peggio, però lo sapevi.

“Mi piaci da morire” non è necessariamente un libro per sole donne, ma è adatto anche agli uomini, chiaramente a quelli arguti (astenersi maschilisti e perditempo). Prescinde dal sesso del lettore, per esempio, la possibilità di ritrovarsi nel memorabile passaggio sulla “faccia di merda”, che non cito volutamente per darvi un motivo in più per correre a comprare questo romanzo!

Come in tutti i libri davvero brillanti (sinonimo di “intelligentemente leggeri”) la vita appare per quello che è, per cui non mancano le pagine dal sapore agrodolce. Né mancano le perle di saggezza come questa: Le forme d’amore sono infinite, basta scegliere quella che ci rende più felici.

Certo, voltata l’ultima pagina i problemi reali restano, ma almeno si è fatto il pieno di buonumore e di voglia  di vivere.

Marcella Onnis

Leave a Reply

Your email address will not be published.

*