Perché leggere “L’amore non fa per me” di Federica Bosco

Perché leggere “L’amore non fa per me” di Federica Bosco

Quando si adotta una nuova pratica salutista (tipo mangiare sano, camminare molto, fare sport, smettere di fumare o, secondo una certa scuola di pensiero, fare sesso regolarmente) c’è sempre il rischio che la buona volontà si perda per strada prima che quella pratica diventi abitudine.

Per scongiurare questo rischio, dunque, coloro che, grazie a Mi piaci da morire di Federica Bosco, hanno introdotto nella loro vita un po’ di leggerezza intelligente non possono perderne il seguito: L’amore non fa per me.

Chi, invece, non ha ancora detto no alla pesantezza farebbe bene a correre in libreria e ad acquistarli entrambi, perché contro il grigiore quotidiano ci vuole una terapia d’urto (e poi fare un po’ di movimento fa bene).

C’è, comunque, una soluzione anche per i pigroni che vorrebbero passare direttamente alla seconda lezione: la storia riprende esattamente da dove si era interrotta nel primo romanzo, ma alcuni brevi ed esaurienti riepiloghi delle vicende precedenti danno le coordinate necessarie per orientarsi nel presente della narrazione.

Come anticipano il titolo e la copertina, in L’amore non fa per me c’è qualche sorriso in meno e un po’ più di tristezza, forse perché Federica Bosco sa che la dieta migliore è quella che equilibra tutti i principi nutritivi, quella – per  capirci meglio – in cui se una volta sgarri con i carboidrati, al pasto successivo devi compensare con una maggior dose di proteine.

Scanso equivoci, non si tratta comunque di un romanzo strappalacrime perché alle note malinconiche – che solo chi conosce “l’insana frenesia di desiderare chi scappa e di scappare da chi ci insegue” può descrivere così bene – fa da contrappeso lo stile schietto e brillante dell’autrice. Quello stile che sa dare concretezza agli episodi che sanno un po’ troppo di “americanata”  e che sa alleggerire anche le pagine più dolorose.

Il giusto mix di ingredienti, poi, è assicurato dall’immancabile buona dose di ottimismo, grazie al quale, per esempio, si può trovare un vantaggio nel fatto di avere un generoso fondoschiena o si può capire che “anche quando va tutto storto, può succedere qualcosa che rivoluziona tutti i tuoi piani suicidi e la ruota si rimette a girare”.

Insomma, viva la dieta mediterranea della leggerezza intelligente!

Marcella Onnis

Leave a Reply

Your email address will not be published.

*