Per prevenire l’ictus cerebrale determinanti dieta e stile di vita

serie di scritte tra le quali campeggia la scritta Stroke

L’associazione A.L.I.Ce. Subalpina (onlus) scende in campo con il costante impegno sulla prevenzione

 

di Ernesto Bodini
(giornalista scientifico)

Con i ritmi sempre più incalzanti di una società sempre più coinvolta dai vari aspetti della crisi di ogni genere, e che talora si lascia “deviare” dai beni voluttuari, pare essere sempre meno attenta alla propria salute dedicando meno tempo e spazio alla prevenzione delle patologie più gravi e ricorrenti. Fra queste, in particolare, l’ictus ischemico, che può manifestarsi in età giovane-adulta e soprattutto oltre i 70 anni, la cui incidenza é di 10 casi su 100.000 abitanti.

logo dell'associazione Alice Subalpina OnlusPer il secondo anno consecutivo l’associazione onlus A.L.ICe. (Associazione Subalpina per la Lotta all’Ictus Cerebrale), presieduta da Giovanni Barrocu, in collaborazione con l’Asl To/2 (direttore dott. Maurizio Dall’Acqua) e il patrocinio di Regione Piemonte, Città di Torino e l’Ipasvi locale, ha organizzato un convegno che si è tenuto nei giorni scorsi sul tema “Fattori di rischio ed ictus ischemico: quale prevenzione possibile?”, al quale sono intervenuti relatori medici e operatori sanitari uniti nello slogan “salva il tuo cervello”, un invito alla prevenzione attraverso la conoscenza dei rischi e delle conseguenze di tale patologia. Tra gli obiettivi principali di questo appuntamento, che ha visto la partecipazione di molti addetti ai lavori, e non, la costruzione di una “visione” olistica ed operativa, basata sulla centralità del contrasto all’ictus cerebrale raggiunta per merito delle reciproche conoscenze nella Formazione Continua, con l’intento precipuo di riportare l’attenzione sul cittadino in modo multidisciplinare, creando nel contempo una rete di collegamento tra Territorio e Ospedale.

Incalzante e ridondante l’invito del dott. Carmelo Labate, neurologo all’ospedale Mauriziano di Torino, invitando tutti a sensibilizzare gli amministratori politici e sanitari, affinché siano più propensi ad investire in prevenzione con l’evidente conseguenza di una sensibile riduzione dei costi per il trattamento della patologia. «In Italia il 15% dei pazienti trattabili con la trombolisi – ha ricordato – si è riusciti a risparmiare, nel triennio successivo all’evento, 7,4 milioni di euro. Ben venga quindi la continuità di questa campagna di sensibilizzazione, e in collaborazione con il Servizio di Emergenza del “118” che aderisce esponendo sui propri mezzi la locandina dello slogan dell’associazione». Dati che sono stati ribaditi dall’epidemiologo Roberto Gnavi, evidenziando che in Piemonte ogni anno avvengono 5.600 decessi e 14.000 ricoveri per ictus ischemico e emorragico.

Sull’importante problema dell’ipertensione arteriosa è intervenuto l’internista dell’ospedale Molinette di Torino Piero Riva, un fattore di rischio per lo stroke quale evento cerebro-vascolare acuto. La pressione arteriosa tende ad aumentare con l’età e interessa il 40% della popolazione italiana. «Si tratta – ha spiegato – di soggetti di oltre 65 anni di età. Le previsioni per il 2050 ci dicono che gli ipertesi aumenteranno ulteriormente sempre della stessa fascia di età, e solo una percentuale modesta giungerà ad un risolutivo trattamento terapeutico. In Italia attualmente solo il 28% dei pazienti raggiunge il gold terapeutico». È ormai chiaro il rapporto tra ipertensione e mortalità a causa dell’ictus, ma è altrettanto evidente il contrario, in quanto abbassando i valori della pressione arteriosa si riduce la mortalità, come pure si riduce lo stroke nella misura del 40%.

serie di scritte tra le quali campeggia la scritta StrokeSul concetto di educazione alimentare è intervenuta Silvia Gervasio, dietista all’ospedale torinese Maria Vittoria, rimarcando che in Italia (soprattutto al sud) 1 persona su 10 è obesa, una condizione che tende ad aggravarsi con l’avanzare degli anni, per ridursi in età senile. «Si parla di obesità e sovrappeso – ha spiegato – come condizioni favorenti il rischio di mortalità. Secondo le linee guida americane uno stile di vita sano è importante come atto di prevenzione delle malattie cardiovascolari, soprattutto in persone con elevati valori di dislipidemia e pressione arteriosa, e affette da diabete mellito, per le quali (se al di sotto degli 80 anni) è particolarmente utile una dieta equilibrata e una costante attività fisica». A questo proposito val la pena ribadire che una sana ed equilibrata alimentazione  è data dalla cosiddetta “dash diet”, ossia il consumo di frutta, verdura, cereali integrali e proteine povere di grassi, oltre a limitare cibi e bevande zuccherate.

Il dott. Fabio Beatrice, chirurgo otorinolaringoiatra all’ospedale subalpino San Giovanni Bosco, e membro della Società Italiana di Tabaccologia (SITAB), ha ricaldeggiato insistentemente il concetto di prevenzione in generale, inteso come messaggio attivo che deve essere trasmesso dalla scuola e dalla famiglia al fine di valorizzare tutto ciò che fa parte della salute… «Curarsi quando non si è malati – ha sottolineato – deve essere un intendimento volto alla prevenzione dell’ictus; in particolare il messaggio è da rivolgersi ai fumatori aiutandoli a smettere, spiegando loro che il fumo di tabacco comporta il rischio di contrarre malattie cardiovascolari per effetto della nicotina e del monossido di carbonio, con danno polmonare  per effetto degli agenti ossidanti; mentre il catrame determina il tumore».

La nicotina è stato l’argomento che ha maggiormente “caratterizzato” l’intervento del dott. Beatrice (coinvolgendo con esempi pratici il pubblico), in quanto aumenta la produzione degli acidi grassi e il colesterolo, e conseguentemente la formazione di trombi, provoca la stenosi (restringimento) delle coronarie e l’ostruzione delle carotidi, oltre alla formazione di trombi agli arti inferiori, per non parlare poi dell’ipertensione e dell’aumento della frequenza cardiaca. Lo stress è stato un ulteriore aspetto preso in considerazione dal neurologo Riccardo Torta dell’ospedale Molinette, che ha ribadito essere una condizione presente in molte realtà, e va conosciuto ed affrontato come una reale patologia, in quanto fortemente collegato allo stato emozionale: ansia, depressione, etc.; è un qualcosa di funzionale ed al tempo stesso un “salvavita”. «Lo stress – ha approfondito il cattedratico – è fonte di molte patologie, non è però un fattore psichico ma sistemico di tutto il corpo… Può facilitare la comparsa di una malattia come lo stroke, l’infarto e il cancro, ed è una conseguenza peggiorativa di queste patologie, e se cronico diventa disabilitante con conseguenti crisi esistenziali».

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