PASSIONI E SVAGHI SFIDANDO IL DESTINO E LA NATURA…

È giusto tutelare la vita e la salute di tutti, ma ben poco si fa per prevenire i rischi professionali e, chi affronta il pericolo per svago, dovrebbe limitarne l’appagamento

di Ernesto Bodini

Come ogni anno, in tempo di vacanze bisogna fare i conti con gli incidenti e gli infortuni (prevedibili o meno) in ogni settore di svago. In particolare sarebbe bene porre l’attenzione su quei vacanzieri che, per passione innata o acquisita, amano praticare sport (soprattutto estremi) o iniziative in cui il rischio di incidenti è da mettere in conto ben prima di intraprendere tale scelta. Ma evidentemente questo il più delle volte non viene messo in pratica tant’è che ogni anno si registrano incidenti mortali e con feriti, le cui conseguenze implicano l’intervento di molti operatori sanitari (volontari compresi) e la conseguenza di costi non indifferenti. Nulla da obiettare, ovviamente, sul fascino che offrono ad esempio l’alpinismo, la speleologia, l’escursionismo ed altre attività simili; ma quale la valutazione del rischio-appagamento e quindi di eventuali e possibili conseguenze in termini di vite e lesioni alla propria persona? Personalmente non sono un vacanziero, ma cerco di immedesimarmi in queste realtà e non riesco a concepire lo “sfidare” il destino per appagare le proprie ambizioni e i propri desideri che, nel contesto delle vacanze, nulla hanno a che vedere con il proprio lavoro. Ma si sa, la vita va vissuta godendo dei beni e delle bellezze che offre, e non è condannabile chi non vuole astenersene, sia perché è breve e sia perché a volte compensa delusioni e sacrifici.

Ma purtroppo, non di rado il destino (per chi non è fatalista) può essere crudele con chiunque, e sfidarlo peccando di eccessivo ottimismo credo che rasenti la non razionalità. In questi ultimi decenni abbiamo assistito a molti decessi ed infortuni nell’ambito del lavoro, eventi che in taluni casi non erano prevedibili, ma inevitabili per il solo fatto che le vittime svolgevano un lavoro… non certo per svago ma per campare. A loro tutela (soprattutto in fatto di prevenzione) non si è mai fatto abbastanza e ciò è dimostrato dalle statistiche degli eventi, una carenza e una irresponsabilità istituzionale il cui meritevole commento mi indurrebbe ad andare oltre le righe… Tuttavia, ripeto, ben venga la possibilità di vivere la propria vita come meglio la si desidera, ma al tempo stesso sarebbe doveroso tutelare meglio i lavoratori soprattutto quelli a maggior rischio, e responsabilizzare di più coloro che per appagare i propri desideri ameni, quindi di non vitale importanza, per essere tutelati e/o assistiti mettono a repentaglio la vita altrui (oltre la propria) con una ricaduta sulla collettività di costi ed altro che, per rispetto degli eventi sinora accaduti, non intendo quantificare. Insomma, come sempre e in tutti i casi della vita, deve sempre prevalere il senso di responsabilità verso se stessi, verso il prossimo e verso le Istituzioni; in caso contrario ci sarà sempre più spazio per le pagine della cronaca.

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