PARMA: CITTÀ ILLUSTRE, RICCA DI STORIA E CULTURA

Un vero e proprio emblema del quale essere fieri. Nel 2020 è stata scelta come Capitale italiana della Cultura, ed emesso uno specifico francobollo

di Ernesto Bodini (giornalista e biografo)

Di tanto in tanto passare in rassegna il contenuto della propria libreria e dei propri archivi, è una sorta di rituale che è bene fare, sia per riportare alla luce pubblicazioni apparentemente dimenticate alle quali si è dedicata poca attenzione, sia perché si fanno scoperte che a distanza di tempo ci possono sorprendere. Nel mio caso, in questi giorni ho fatto “riemergere” la Storia di Parma a cura del prof. Ferdinando Bernini (Casa Editrice Luigi Mattei, 1954, pagg. 214). È un libro dalle più significative tappe storiche che vanno dalla Parma preromana sino alla città incentrata tra il 1859 e il 1914. Venti capitoli attraverso i quali il lettore può percorrere passo passo epoche ed eventi che hanno fatto di Parma una delle città-simbolo, sia per la sua crescita che per la sua autorevolezza storica ed umanistica. A prova di ciò, ad esempio, particolarmente interessante il capitolo dedicato al Dominio dei franchi e il formarsi del sistema feudale a Parma, come pure quello dedicato a Lotta delle investitue a Parma. Il periodo che va dal 1254 al 1346 riguarda Le Signorie cittadine a Parma, quasi un secolo in cui, tra l’altro, vede soggiornare il Petrarca (1304-1374), presenza che non fu né occasionale né momentanea, per quanto nel testamento del 1370 confessasse d’esser stato di Parma «per molti anni arcidiacono inutile quasi sempre assente». Non vi soggiornò a lungo ma vi fece ritorno spesso, amava la solitudine ma nello stesso tempo si fece molto amici. Per tutte queste ragioni il Petrarca fu in qualche modo legato alla storia politica della città di quegli anni. Dopo la morte della sua Laura nel 1348, vi rimase sino al 1351, ultimo suo soggiorno, e l’anno successivo, scrivendo all’amico Lelio, rimpiangeva il soggiorno a Parma con questo pensiero: «Quel paese d’Italia, ove già molti anni passai, e dei suoi doni più che altrove cortese sperimentai la fortuna: cari e delittosi paesi, se non fosse che gli odii civili ne fan cattivo governo». Pagine ricche di sentimento in cui l’estro poetico ha lasciato un segno delicato e per certi versi innovativo, ma altre pagine ricordano il dominio francese e l’età napoleonica a Parma dal 1801 al 1814, ricco di vicende non solo dal punto di vista militare ma anche umanitario. A questo riguardo ben si delinea il ruolo dell’avvocato Méderic-Louis-Elie Moreau (1750-1919) il quale, in attesa che Bonaparte decidesse sulla sorte di Parma, si profuse in alcune riforme riprendendo l’opera di Léon Guillaume Du Tillot (1711-1774), politico francese e ministro del Ducato di Parma e Piacenza. Infatti, il Moreau protesse la Casa d’educazione, rimise in vigore la famosa Prammatica sulle manimorte, abolì le discriminazioni razziali contro gli ebrei, dichiarandoli uguali in diritti agli altri cittadini, istituì una Società economica agraria, sovvenzionò il Collegio dei Nobili, abolì la tortura, separò completamente la giurisdizione criminale e civile, riformò i tribunali accelerando il corso dei giudizi civili. Grazie a tutto questo Parma divenne il vero centro amministrativo e politico dello Stato, e scompariva così quel decentramento e quella autonomia di cui fino ad allora Parma e Piacenza avevano fruito, benché unite da più di due secoli sotto un solo sovrano. Altro capitolo di particolare interesse storico, a mio avviso, riguarda Il Ducato di Maria Luigia d’Austria (1815-1847), moglie di Napoleone Bonaparte, che non aveva né desiderato e né amato. Dopo la sua morte a Sant’Elena nel 1821, la duchessa si dedicò ad opere innovative di carattere sociale e culturale come l’acquisto, per la Biblioteca Palatina, della ricca Biblioteca del celebre orientalista Gianbernardo de Rossi; nel 1817 fu costruito il cimitero della Villetta, fu fondato l’Ospizio della Maternità dove venivano accolte, anonime, le partorienti non sposate. Il suo governo, mite e tollerante, inoltre, se non soprattutto, fu caratterizzato da molte vicissitudini politiche ma anche azioni di restaurazione, e forse unica fra i sovrani del Risorgimento, fu rispettata anche alle prime avvisaglie del nuovo regime unitario. Questo secolo che va dalla metà del ‘700 alla metà dell’800 ebbe a Parma un rigoglio di cultura e di arte e ciò, sia pur verso la fine, anche per merito della duchessa Maria Luigia. Il capitolo conclusivo dedicato alla fiorente Parma comprende il periodo dal 1859 al 1914, ossia da quando il Ducato fu assorbito dal Regno d’Italia in quanto Parma cessò di d’avere una vita politica autonoma, avvalendosi di una nuova politica nazionale nel nuovo organismo unitario.

Ma se tappe storiche e culturali si vogliono ancora citare, vale la pena richiamare alla memoria la fondazione il 19 aprile 1735 della prestigiosa Gazzetta di Parma, anche se in realtà la prima copia in assoluto risalirebbe al 20 giugno 1728. L’autorevolezza di questo quotidiano, che da sempre si contende il primato della nascita con la Gazzetta di Mantova (1664), è stata ricordata lo scorso anno dal presidente Sergio Mattarella in occasione del 286° compleanno del quotidiano. In tale occasione ebbe a dire, come riporta l’Ansa del 19 aprile: «Festeggiare una simile ricorrenza coinvolge l’intera città di Parma, con un rinnovamento grafico è un atto di fiducia e di coraggio che merita apprezzamento. Il giornalismo è interrogato da questa prospettiva di rinascita civile, sociale ed economica per potervi contribuire, accompagnandola. Le democrazie hanno bisogno di un giornalismo vivo, libero, capace di essere espressione della società e, in questo modo, di concorrere a promuoverne lo sviluppo».

L’anno prima Parma fu nominata dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali come Capitale italiana della Cultura per il 2020, in occasione del quale venne emesso uno specifico francobollo. «Il valore postale di Parma capitale italiana della Cultura – scrisse l’amministrazione comunale nel comunicato che ne annunciava la notizia – sarà non solo un onore per la nostra città, ma anche un modo efficace e immediato per mettere in circolo un’idea, un’immagine di Parma oltre i suoi confini territoriali, in Italia e all’estero, rispondendo pienamente in questo a un obiettivo prioritario di Parma 2020». Dunque, questa città emiliana sempre più fiorente, ha dato i natali a molti persoanaggi che hanno contribuito (nel bene e nel male) allo sviluppo non solo della cultura, ma anche a progressi sociali e di grande solidarietà come, ad esempio, alla istituzione del Centro Chirurigico-Ortopedico per Mutilatini di Don Carlo Gnocchi, attivo sin dal 1949, e oggi, dismessa l’istituzione collegiale ad internato, è una struttura abilitata al trattamento fisico-riabilitativo per altre patologie in convenzione con il SSN. Ma questo, è un capitolo a parte!

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