Esclusiva, Palermo: “Munnizza” e arte al Piccolo Teatro Patafisico

Esclusiva, Palermo: “Munnizza” e arte al Piccolo Teatro Patafisico

La continua emergenza rifiuti è ormai un brusio di fondo dal quale è difficile staccare elementi concreti di riflessione. La lamentela è divenuta rituale, il cliché ha preso il posto di ogni forma di pensiero. E se fossimo vittime di un grande malinteso? Se dietro l’emergenza si celasse una raffinata strategia di modifica del panorama urbano? Piuttosto che soccombere nei nostri pregiudizi, dovremmo allora cominciare a valorizzare le risorse del nostro territorio e riflettere di più sulla bellezza che ci circonda. Quale strumento migliore del cinema per mostrarci le meraviglie che si celano dietro cumuli di spazzatura? Cinemunnizza è solo una piccola raccolta – differenziata – di ciò che la macchina dei sogni ha prodotto sul magico mondo della spazzatura. Noi abbiamo scoperto tutto ciò tra le mura accoglienti del Piccolo Teatro Patafisico di Palermo, ieri 20 febbraio 2011, dove sono stati proiettati i seguenti film dal tema prima esposto: Ilha das flores, di Jorge Furtado, V.O.S.I., 13’, Brasile 1989 (La storia di un pomodoro dalla nascita alla morte); Li mali mistieri, di Gianfranco Mingozzi, 10’, Italia 1960 (A Palermo, per campare, “li mistieri” sono tanti); Che cosa sono le nuvole, di Pier Paolo Pasolini, 20’, Italia 1967 (La rappresentazione di un Otello sui generis, con Totò nei panni di Jago); Come si fa a non amare Pasolini. Appunti per un romanzo sull’immondezza, di Mimmo Calopresti, 35’, Italia 2005, (Gli scopini di Roma si riuniscono in assemblea, Pasolini li filma. Calopresti recupera un materiale del tutto inedito).

Durante la rassegna cinematografica è stata presentata la mostra Aziza Munnizza di Matilde Incorpora e, in anteprima del film Marenegato  – Volevo solo fare un tuffo, di Ruggero Di Maggio e Matilde Incorpora.

Noi abbiamo incontrato l’artista palermitana, autrice della mostra, Matilde Incorpora. Una donna molto simpatica, che ama il suo lavoro e la sua terra, che trasmette questo suo amore attraverso le parole e la descrizione del suo lavoro. Una grande professionista che oltre al suo talento può contare sulla sua grande passionalità, tipica caratteristica delle grandi donne siciliane.

 Matilde, cosa ti ha spinto a realizzare questa mostra dal titolo “Aziza Munnizza”?

A dicembre del 2009 Matilde Caruso, studentessa e modella, mi propose di fare insieme un reportage sulla spazzatura di Palermo, pensiero che mi frullava in testa già da qualche tempo. Con lei e con la

stilista Francesca Catania elaborammo l’idea, trovammo i vestiti e gli accessori, cercammo le “location” e i primi di gennaio 2010 realizzammo il servizio, esposto in mostra il 16 marzo a Palazzo Fatta, due mesi dopo al Circolo ‘Nzocché,  a dicembre al Mediterraneo Foto Festival di Lecce e adesso al Piccolo Teatro Patafisico.
 Il tema spazzatura purtroppo è molto ampio, il tuo occhio foto-grafico, come lo ha inteso?

Ho pensato che immortalare la bellezza di giovani donne e uomini – che di solito ci viene proposta, o meglio “imposta”, tra le pagine dei giornali o nei salotti chic delle trasmissioni televisive – immersi nella “munnizza” della nostra Città, potesse avere un effetto shock sulla gente. Un modo per fare riflettere sul problema dell’emergenza rifiuti molto più efficacemente delle immagini dei chilometri di sacchetti abbandonati lungo le strade, che ci vengono mostrate quotidianamente da ormai troppo tempo.


 Che legame c’è tra le tue opere e i film della rassegna CineMunnizza?

 È il tema e il modo di affrontarlo che lega le immagini del mio reportage con i film di Cinemunnizza; anche nei cortometraggi della rassegna i protagonisti si mischiano ai rifiuti, spesso diventando rifiuti umani essi stessi, morti viventi (cfr Horror in Bowery Street).

I modelli di Aziza Munnizza, pur posando tra la munnizza, ne restano incontaminati, esprimono vita tra la materia in decomposizione: si sdraiano voluttuosamente su un materasso abbandonato a piazza Magione, fanno un concerto su una montagna di plastica e amianto alla Vucciria, prendono un aperitivo tra vecchi mobili squinternati, accatastati in una stradina di Vergine Maria.
A chi consigli di partecipare a questa manifestazione?

Consiglio a tutti di partecipare alla rassegna Cinemunnizza perché non si deve mai smettere di sapere e riflettere su quello che ci sta intorno e di cui spesso non ci accorgiamo.


 Prossimi lavori in corso da parte della tua grande arte?

Ho già un lavoro in corso. Col regista Ruggero Di Maggio siamo coautori del documentario “Marenegato – Volevo solo fare un tuffo” (www.marenegato.it) che, attraverso la nostalgia di un passato non troppo lontano, denuncia un’altra “munnizza” di Palermo, quella che ha trasformato la nostra meravigliosa costa in una barriera insormontabile che impedisce di avere ancora un rapporto col mare.

 

 

 

 

Giusy Chiello

Redattrice -giusy.chiello@ilmiogiornale.org

Foto: Elisa Martorana

La prima foto in alto è tratta dal film “Che cosa sono le nuvole” di Pier Paolo Pasolini

 

 

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