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Palermo, la disoccupazione ora brucia

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Lo ha scritto ieri l’Ansa: sfuma inspiegabilmente la commessa attesa da Fincantieri Palermo per la riparazione di una nave da crociera. Continua a oltranza, pertanto, la protesta dei 500 lavoratori coinvolti, anche se oltre alle consuete giornate di sciopero e le estreme proteste in cima alle gru, stavolta è accaduto qualcosa di più inquietante: via dei Cantieri chiusa al traffico, un’auto brucia in mezzo alla carreggiata.

Sinceramente, ho sempre pensato che i palermitani erano troppo abituati a subire per condividere alcuni editoriali del più importante giornale siciliano nei quali si teorizzava una imminente rivolta sociale in stile Tripoli o Il Cairo, per ragioni che nell’Isola sostituiscono la libertà con la fame.

Quell’auto bruciante, ieri, non creava soltanto una cesura nel litorale che normalmente collega Mondello e l’Addaura a Via Messina Marine e la Guadagna; ha anche infranto alcune credenze sulle roventi estati palermitane.

Ardente lì, davanti agli stessi cancelli di quei cantieri navali intorno ai quali i Florio costruirono, all’alba dello scorso secolo, lo sviluppo economico più fastoso della storia della città, quell’auto baluginava come la sirena di un allarme rosso fuoco.

Una sirena che strillava numeri inquietanti, come il 54,3% di disoccupazione e il 24% di famiglie in povertà relativa, con l’obiettivo di risuonare nei salotti della politica locale e nazionale.

L’auspicio è che Roma segua più da vicino ciò che sta accadendo a Palermo: oltre alla pelle dei bagnanti, i cassonetti di rifiuti o la macchia mediterranea, adesso in città brucia qualcos’altro.

Andrea Anastasi

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