Palermo, itinerari turistici del cibo di strada

Palermo, itinerari turistici del cibo di strada

 Forse le diete salutistiche lo sconsigliano e scoraggeranno qualcuno, ma “un giorno di culinaria follia” per i turisti a Palermo potrebbe consistere nello scegliere uno tra i deliziosi itinerari “gastrnonomico-monumentali” che questa complessa città d’arte sa offrire in tutte le stagioni. Certo, il termometro estivo che supera con facilità i 30 gradi sembra fare a pugni con il cibo di strada palermitano, che spesso imbocca la via della frittura e delle calorie, eppure sono mini tour degustativi tutt’altro che proibitivi quelli che proponiamo per deliziare il palato e, perché no, saziarsi con soddifazione.

 Spitino alla carne al Palazzo dei Normanni

La visita del Palazzo Reale, sede dell’Assemblea Regionale Siciliana, contraddistinto da numerosi stili e dalla spettacolare Cappella Palatina risalente al 1132, potrebbe concludersi con un buon Spitino alla carne al Bar Santoro di Piazza Indipendenza. Si tratta di una mattonella di pane fritta e ripiena di ragù di carne e besciamella, uno dei “pezzi” più arditi e spregiudicati della rosticceria palermitana.

 Arancine alle Catacombe dei Cappuccini

Salendo da Piazza Indipendenza per Corso Calatafimi e svoltando a sinistra in Via Pindemonte, si trova il Convento dei Cappucini con il suo cimitero sotteraneo, le catacombe. La visita è di sicuro interesse, sospesa tra mistero e fascino macabro, e raggiunge il culmine con la famosa mummia di Rosalia Lombardo, una bimba imbalsamata a regola d’arte da Alfredo Salifia nel 1920.bPer riaversi un pochino dopo l’oscuro tour, tornando in Corso Calatafimi e svoltando in Via Onorato si arriva al Bar Russo, dove si possono gustare Arancine dalla doratura perfetta con ripieno di riso aromatizzato allo zafferano e ragù di carne o, alternativamente, di burro, prosciutto e mozzarella. Le Arancine sono tra le più buone della città.

 Grattatella al Teatro Massimo

Girando attorno al Palazzo Reale, si può scendere per uno degli assi monumentali della città, Corso Vittorio Emanuele. Un tragitto in cui si schiudono le bellezze della Cattedrale, delle Chiese adornate dal Serpotta, dei Quattro Canti e, procedendo a sinistra in Via Maqueda, del Teatro Massimo. All’ombra del primo teatro lirico d’Italia, mastodontico bastione della cultura progettato dai Basile, sarà piacevole ristorarsi dal caldo estivo con una Grattatella preparata sul posto dagli ambulanti con ghiaccio tritato e sciroppi di frutta.

 

 Pizzetta e sfincione a San Francesco d’Assisi

Sempre scendendo da Corso Vittorio Emanuele fino in Via Roma, ci si addentra per Piazza Borsa e lungo i vialetti che portano alla Galleria d’arte moderna S.Anna e a Piazza San Francesco d’Assisi. Dopo aver visitato l’imponente chiesa costruita nel 1260, tutti all’Antica Focacceria del 1834 che si affaccia sulla piazza, col suo carico di storiche bontà e il presente antimafia. Tra caponata di melanzane, sarde alla beccafico (con pangrattato, acciughe, pinoli e uvetta) e panini assortiti, sorprendono le ben fatte Pizzette al pomodoro, prosciutto e mozzarella, e l’intramontabile Sfincione.

 

Pane e panelle a Ballarò

Da Corso Vittorio Emanuele e da Via Maqueda è possibile addentrarsi anche nel variopinto mercatino storico di Ballarò, il luogo ideale dove lasciarsi rapire dai colori e le fragranze di verdure, carni, pesci e prodotti da forno vari. Salendo sulla Torre di San Nicolò si gode di una delle viste più originali e pittoresche del centro cittadino, e anche quando si scende, si resta sospesi nel nirvana dei sapori palermitani con un buonissimo Pane e Pannelle (quadrati di farina di ceci fritti) e Crocchè (crocchette di patate fritte) aromatizzati con un po’ di sale, pepe e limone. La friggitoria è accanto alla torre.

 

 Pani ca’ meusa alla Cala

Infondo a Corso Vittorio Emanuele, Palermo si scopre una città marinara. Il museo dell’Inquisizione di Palazzo Chiaramonte-Steri merita il prezzo del biglietto, mentre assolutamente free sono le passeggiate alle Mura delle Cattive e al Castello a Mare, architetture rispettivamente del XVII e del IX secolo messe in relazione da un recente intervento urbanistico: il restyling dell’antica Cala, tra yacht ormeggiati, reef in legno e prati all’inglese. Da far tremare le papille gustative è il panino (in realtà è un primo) consigliato, il Pani ca’ Meusa di Porta Carbone: il più sfacciato e impegnativo dei cibi di strada siciliani, il più ricco di storia e tradizione gastronomica, con il polmone di vitello che viene cotto in un tegame con lo strutto e servito in una pagnotta morbida, la vastella, che può ospitare anche caciocavallo o ricotta fresca (maritatu).

 

 Gelato all’Orto Botanico

Se vi trovate nei pressi della Stazione Centrale, per iniziare o concludere degnamente il vostro tour “gastronomico-monumentale” di Palermo, visitate l’Orto Botanico concedendovi un bel cono gelato presso la Gelateria da Ciccio nel vicino Corso dei Mille. Le piante dell’Orto sono 12.000, i gusti della gelateria 79. Meglio focalizzarsi su questi dolci numeri che su quelli della bilancia o della calorie.

 

Andrea Anastasi

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