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Paese che vai, livello di sicurezza che trovi: il gioco d’azzardo digitale in Europa

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Va alla Danimarca il titolo di paese europeo che offre maggiori condizioni di sicurezza per i suoi abitanti che praticano il gioco d’azzardo. A dirlo è una ricerca condotta dalla City University di Londra, commissionata dalla EGBA (European Gaming and Betting Association), un ente cui prendono parte i proprietari delle principali aziende del mercato del gambling continentale, una delle voci più autorevoli del settore che si interfaccia direttamente con la Comunità Europea.
Sono sicure le leggi sul gambling in Europa?
Lo studio in questione si intitola “Consumer protection in EU online gambling regulation” e cerca di restituire una sintesi sullo stato dell’arte dei diversi ordinamenti europei in materia di gioco d’azzardo digitale rispetto a quelle che sono state le indicazioni comunitarie. La premessa per leggere i risultati della ricerca è che in Europa non esiste una giurisprudenza unica sull’argomento, piuttosto vi sono delle linee guide emanate anni fa, la Commission Recommendation del 14 luglio 2014, un documento redatto dalla Commissione europea che stabilisce i capisaldi della regolare pratica del gioco, normative sulla comunicazione commerciale e soprattutto la salvaguardia di consumatori e la prevenzione dei minori. Un documento, o meglio una raccomandazione che purtroppo non ha alcun carattere vincolante, che gli stati sono invitati a seguire ma senza obbligo.
Si era pronosticato che nel 2017 queste indicazioni sarebbero potute tramutarsi in legge, progetto finora mai avvenuto la non attuazione ha generato un quadro legislativo continentale decisamente frastagliato, così come si evince dai risultati dello studio condotto dall’istituto londinese:
25 paesi prevedono la registrazione obbligatoria di un regolare account per poter sedere ai tavoli di gioco virtuali delle società di gioco con regolare licenza.
22 paesi fanno seguire alla registrazione un giusto iter di verifica rispetto alle generalità fornite dal giocatore.
Ogni paese ha stabilito un età minima entro la quale non viene abilitato l’accesso al gioco digitale.
Solo per 22 paesi la soglia minima e a 18 anni.
13 paesi impongono che durante la trasmissione delle pubblicità per il gioco si dia anche avviso dell’interdizione al gioco per i minori.
In 23 Stati i giocatori hanno la possibilità di autosospendersi dal gioco d’azzardo su tutti i portali.
14 paesi tengono un registro nazionale degli autosospesi ma nessuno tra essi condivide simultaneamente questi dati con gli organi preposti al trattamento dei casi di disturbo e dipendenza.
Il caso italiano
Ben figura l’Italia nel contesto di questa ricerca, nel Belpaese i meccanismi di controllo del gioco d’azzardo sono ben oliati e aderenti a quelli che sono i parametri della recommendation del 2014. Per giocare sui portali con licenza tricolore, concessa dall’organo di controllo ADM (Agenzia dogane e monopoli, ex AAMS), c’è bisogno di regolare account di gioco che può essere ottenuto fornendo dati validi. Il controllo degli estremi forniti avviene in 30 giorni, un tempo nel cui mentre si può prendere parte al gioco, una prassi ritenuta troppo lenta secondo gli standard EU. In Italia è concessa alle aziende la possibilità di sospendere i giocatori per giusta causa e ovviamente anche l’autosospensione degli stessi gambler che possono fermarsi per un periodo di 30, 60, 90 giorni o in via permanente. Tornare in dietro è possibile, ma bisogna che si attenda almeno 6 mesi.
Anche riguardo al divieto di gioco per i minori l’Italia ha delle regole abbastanza stringenti. Le statistiche sul gioco tra gli adolescenti sono preoccupanti, tra quelli che hanno provato sporadicamente qualche giocata ve ne sono una considerevole parte che ha già sviluppato forme patologiche di dipendenza. Innanzitutto il divieto in Italia è ben segnalato in cima ai portali di tutti gli operatori autorizzati, in più è evidente che il governo italiano abbia cercato di fornire un segnale chiaro delle sue intenzioni togliendo alle società di gambling lo strumento del marketing (dal 2019 in Italia sono vietate pubblicità e sponsorizzazioni per il gioco d’azzardo su iniziativa dell’esecutivo 5 Stelle – Lega). Senza la pubblicità si cercherà di non agevolare la nascita di nuovi giocatori, soprattutto giovani, ma in merito vi sono alcuni dubbi.
Quella del governo italiano è stata una scelta completamente distante dall’ordinamento europeo (e in realtà di tutti gli Stati del mondo) visto che nessuno ha mai applicato un total ban alla pubblicità del settore. Lo squilibrio degli ordinamenti potrebbe in questo caso generare delle controindicazioni, sicuramente è già saltato il principio dell’equa concorrenza visto che chi opera in Italia non potrà utilizzare uno strumento commerciale fondamentale, ma in effetti l’obiettivo tricolore è proprio quello di abbassare i livelli del gioco. Impoverendo il mercato lecito si rischia però di favorire quello dell’illegale, un esempio del perché un ordinamento unico in tutta Europa offrirebbe una sicurezza più solida (in questo caso come anche in altri ambiti).
Il dibattito interno all’UE
Come ha evidenziato il Segretario Generale dell’EGBA Maarten Haijer commentando i risultati della ricerca: “Poiché il gioco d’azzardo online, in Europa, è regolamentato su base nazionale, il livello di protezione dei consumatori fornito ai giocatori varia a seconda di dove risiedono nell’UE e questo è del tutto inadeguato per quello che è un settore digitale intrinsecamente senza confini”. Dall’Europarlmento il deputato Ivan Cătălin ha fatto notare che esiste anche un problema di catalogazione dei dati, e quindi di vera comprensione del fenomeno: “Dispone la Commissione di informazioni relative all’impatto economico e sociale del gioco d’azzardo nell’Unione Europea? Quali misure sono state prese a livello europeo per combattere gli effetti nocivi del gioco d’azzardo? Sono state adottate leggi nazionali in risposta a questi problemi?”.
Dalla Commissione non possono che ammettere l’esistenza di un problema in tal senso anche se al momento, come si evince dalla risposta a Cătălin del Commissario Eu Elzbieta Bienkowska, la funzione dell’UE può essere solo coadiuvante: “La raccomandazione incoraggia gli Stati membri a raccogliere dati statistici su numero di giocatori autoesclusi e coloro che hanno avuto problemi con il gioco. Inoltre, la Commissione sostiene gli Stati membri nei loro sforzi per modernizzare i loro quadri giuridici nazionali sul gioco online. Ha facilitato lo scambio di informazioni e buone pratiche tra i regolatori nazionali del gioco, in particolare attraverso discussioni nel gruppo di esperti sui servizi di gioco online. Ha inoltre facilitato la conclusione di un accordo di cooperazione amministrativa tra tali autorità di regolamentazione, che prevede ad esempio lo scambio di informazioni sui risultati di indagini e studi condotti dalle autorità di regolamentazione in materia di disturbi del gioco e dipendenze dal gioco”.

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