Origini della febbre

Origini della febbre

Curiosità scientifiche

La febbre era già conosciuta sin dal tempo dei Sumeri

La febbre è forse il più antico dei sintomi di malattia conosciuto dall’uomo. Raffigurata per secoli come una maledizione divina e come un “flagello”, la prima descrizione sul termine “febbre” risale a circa 4000 anni fa: si tratta di un pittogramma sumero (elemento di scrittura pittografica che rappresenta un oggetto o un’idea per esprimere comunicazioni) che rappresenta un braciere acceso. È sorprendente notare come già al tempo dei Sumeri fosse riconosciuta (con molta probabilità) l’associazione tra febbre e malattie infiammatorie. Derivata da questa antica rappresentazione sumerica, via via trasformata attraverso i secoli in diversi tipi di ideogrammi, è la parola in lingua assira “ummu” che incorporava anch’essa l’idea di febbre e di calore locale di origine infiammatoria. In modo molto simile anche i geroglifici egiziani identificavano l’infiammazione con una lampada ad olio accesa.

Erasistrato, un medico di Alessandria d’Egitto del III secolo a.C., aveva notato che senza infiammazione non si aveva febbre, e più tardi, nel I secolo d.C., Celso elencava il calore come uno dei quattro segni cardinali dell’infiammazione. Ma è proprio la storia medica della febbre che si identifica, in buona parte, con quella del termometro clinico. La mano del medico rimase, per molti secoli, l’unico strumento “standard” per misurare la febbre, la cui prima descrizione scientifica risale al 1200, ad opera dello scienziato e filosofo inglese Ruggero Bacone (1214-1294), noto con l’appellativo latino di Doctor Mirabilis. Solo tre secoli più tardi, con l’invenzione del termoscopio, prototipo dell’attuale termometro, Galileo riusciva ad evidenziare le variazioni della temperatura, ma non il loro valore.

Tuttavia, si deve al medico e fisiologo istriano Santorio Santorio (1561-1636), un precursore della scuola Iatromeccanica, la costruzione (nel 1612) di un primo rudimentale termometro con la scala graduata, che permise di effettuare misure precise della temperatura corporea in due modi: afferrando il bulbo con la mano e respirandovi all’interno attraverso un cappuccio, oppure tenendo il bulbo nella bocca. Il progresso non conosce sosta ed è nel 1714 che il fisico e ingegnere tedesco Gabriel Fahrenheit (1686-1736) inventa il termometro a mercurio, un fondamentale passo avanti che permise al botanico e fisico olandese  Hermannus Boerhaave (1668-1738) ed alla scuola di apprezzare totalmente il potenziale del nuovo strumento in medicina. Nel 1835, grazie all’uso di strumenti più perfezionati si riesce a stabilire il range di temperatura normale dell’uomo e come temperatura di riferimento 37° C.

Spetta comunque al medico tedesco Karl Reinhold Wunderlich (1815-1877) di Wurttemberg il merito di avere introdotto per primo l’uso routinario del termometro in clinica, tra il 1851 e il 1866, periodo durante il quale il medico riempie i suoi registri con diversi milioni di rilevazioni della temperatura corporea (6 al giorno), relative a qualcosa come 25.000 casi. In breve, da strumento artigianale, il termometro diventa un oggetto di uso comune, prodotto su scala industriale e dalla fine del XIX secolo, divenne universale la cui estensione anche nell’ambito familiare, costituisce uno dei fattori medico-sociali più significativi per il progresso della medicina.

Ma forse non ancora tutti sanno che dal 3 aprile 2009 il termometro a mercurio è stato messo al bando vietandone l’uso in quanto, secondo la Direttiva della Comunità Europea il mercurio, essendo un metallo pesante, è nocivo per la salute umana. Si tratta di una norma che ha avuto un iter lunghissimo, iniziato nel 1997, con la convenzione UNECE, e terminato nel 2008 dopo l’approvazione da parte del Parlamento europeo del divieto al mercurio in termometri, barometri e strumenti di misurazione destinati al pubblico. La legislazione europea negli anni precedenti aveva già ridotto gli usi e le emissioni di mercurio, ma i suoi effetti, soprattutto nell’ambiente marino, hanno richiesto un ulteriore provvedimento restrittivo. In sostituzione del termometro a mercurio é comunque altrettanto affidabile il termometro digitale, divenuto oggi di largo consumo.

 

Ernesto Bodini

(giornalista scientifico)

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