Orientamenti sulla attività della microbiologia clinica

cinque relatori di un convegno

Per meglio razionalizzare le prestazioni sanitarie e per una più efficiente risposta al SSN in fatto di investimenti, una delle intese più comuni è l’introduzione di una Rete integrata ma anche una più “oculata” riorganizzazione dei Servizi.

di Ernesto Bodini
(giornalista scientifico)

quattro relatori di un convegnoIl nostro Sistema Sanitario è continuamente soggetto a cambiamenti alla “ricerca” di innovazioni sia in ambito tecnologico che gestionale. Un’attenzione che vede interessati anche gli operatori microbiologi clinici, la cui associazione (AMCLI) ha voluto fare il punto con un convegno (seguito a una tavola rotonda, moderata dalla giornalista Barbara Gobbi de’ Il Sole 24 Ore), che si è tenuto nei giorni scorsi a Torino nell’hotel Principi di Piemonte, in collaborazione con DiaSorin. Diversi gli interventi per un confronto a cominciare dalla recente approvazione delle linee guida per la riorganizzazione delle circa 50 Microbiologie Cliniche (con oltre 2.000 addetti) attive sul territorio nazionale. Una “rivisitazione” dei modelli organizzativi attorno ai quali “ruotano” i 4 milioni di euro che le Regioni dovranno risparmiare entro il prossimo anno per il comparto salute, soprattutto in termini di appropriatezza delle prestazioni e a fronte di una minore ospedalizzazione.

Ma perché parlare anche di microbiologia clinica in tempi di spending review? È un settore fondamentale della medicina di laboratorio il cui impatto complessivo nella spesa sanitaria di 112 miliardi di euro, è stimato intorno ai 3 miliardi di euro; e poiché la microbiologia clinica è sempre più presente in diversi settori, con l’obiettivo di incidere su circa il 20% dei tumori umani causati da virus, il progetto dell’Associazione è quello di far maggiormente emergere il ruolo della microbiologia clinica sia in ambito ospedaliero che territoriale, quale partner nella validazione dei percorsi diagnostico-clinico-terapeutici. Un ruolo importante della sua evoluzione sarà quello delle imprese con maggior capacità innovativa. LA DiaSorin, leader nel campo della ricerca medico scientifica, ad esempio, ha investito notevoli risorse in progetti orientati verso una migliore prestazione clinica, prediligendo l’eccellenza nei risultati e nella formazione di giovani talenti.

Per avere un’idea delle prestazioni erogate in alcune realtà, Rossana Cavallo, direttore della S.C. di Microbiologia e Virologia A.O.U. Città della Salute e della Scienza di Torino, ha ricordato come l’attività di diagnosi microbiologica sia attualmente svolta in tre Presidi: Molinette, Oirm/Sant’Anna e CTO, che nel 2014 hanno effettuato 434.721 esami di batteriologia, le epatiti ed HIV, 23.000 esami virologici, 15.000 esami per epatiti ed HIV e 281.625 in sierologia. Proprio per la rilevante quantità di prestazioni l’obiettivo è quello di centralizzare l’intera attività di microbiologia nella sede delle Molinette, ottenendo una migliore pianificazione del servizio. Per quanto riguarda la Regione Lazio è intervenuto Marcello Meledandri, direttore U.O.C. Microbiologia e Virologia dell’ospedale San Filippo Neri dell’Asl di Roma, che ha sottolineato: «La nostra Regione in questo periodo è impegnata nella riorganizzazione delle rete dei laboratori analisi pubblici. Il piano prevede la progressiva concentrazione della medicina di laboratorio in pochi Centri di riferimento; e anche la microbiologia clinica sarà coinvolta a breve da un piano di riordino. Il nuovo modello è basato sulla concezione della microbiologia intesa come servizio di consulenza per il clinico, fondamentale per l’aspetto epidemiologico attuale caratterizzato da infezioni emergenti e dall’aumento di resistenza agli antibiotici». Anche il Veneto ha sperimentato un determinato cambiamento, in considerazione del fatto che la necessità di risparmiare non significa ridurre la qualità delle prestazioni erogate. «Da tempo Treviso – ha spiegato Roberto Rigoli, direttore dell’U.O.C. di Microbiologia del suo ospedale – pone attenzione alla qualità e nelle stesso tempo alla riduzione dei costi, con risultati significativi: il costo del personale ospedaliero per singolo test erogato nel Dipartimento di Patologia Clinica dell’ospedale trevigiano è oggi di 0,60 centesimi di euro, contro una media regionale di 1,20 euro, e ciò mantenendo una qualità elevata delle prestazioni».

cinque relatori di un convegnoMa quale il contributo che può vantare il sistema sanitario da una maggiore collaborazione tra classe medica e innovatori? Secondo Antonio Scaramozzino, direttore della Direzione Sanitaria dei Presidi Molinette/SGAS (intervenuto alla successiva tavola rotonda programmata), la corretta terapia antibiotica costituisce un presidio fondamentale per preservare i pazienti ricoverati da un danno conseguente a somministrazione di terapie non appropriate che possono indurre resistenza agli antibiotici. «Per questo – ha precisato – la collaborazione con i microbiologi è fondamentale. All’interno dell’A.O.U. è stato attivato un processo integrato che si propone di ottimizzare l’utilizzo degli antibiotici in ospedale con la collaborazione di farmacisti, igienisti, infettivologi, microbiologi e clinici di varie discipline allo scopo di ridurre l’insorgenza di resistenze microbiche locali e di contenere i costi». Maria Paola Landini, direttore dell’U.O.C. di Microbiologia dell’A.O.U. Policlinico Sant’Orsola di Bologna, ha illustrato i risultati del progetto di accorpamento delle attività di microbiologia, il cui inizio risale alla fine degli anni ’90 nell’area metropolitana di Bologna, e oggi completato. «I miglioramenti ottenuti – ha sottolineato – sono sostanziali non solo relativamente ai costi (la spesa per esame è stata ridotta di circa il 50%), ma anche per quanto riguarda gli orari di apertura del servizio, i tempi di risposta, la tipologia di esami offerti dai curanti, etc.».  Secondo Valeria Ghisetti, direttore della S.C. di Microbiologia e Virologia del Comprensorio Ospedaliero Amedeo di Savoia di Torino, di fronte alle continue evoluzioni cliniche rappresentate dalle malattie infettive e alla crescente domanda di salute, è importante per i microbiologi clinici attivare opportune strategie per ottenere efficaci risposte assistenziali, e quindi per una miglior appropriatezza che includa nel contempo network globali di collaborazione. «La riorganizzazione dei laboratori di microbiologia – ha spiegato – per essere in sintonia con le esigenze della nuova rete ospedaliera, passa attraverso la definizione di Centri di Riferimento a livello regionale per specifici aspetti diagnostici ad alta complessità tecnologica, che interessano infezioni a forte impatto sulla salute».

L’incremento di tipologie e complessità delle indagini microbiologiche, come pure dei requisiti richiesti per l’accreditamento e la regolazione delle strutture, rende necessario il supermento della frammentazione territoriale e ciò al fine di garantire la qualità delle prestazioni. Va quindi intrapreso il concetto di Rete dei Laboratori di Microbiologia e Virologia, e il ridisegnare il sistema di un rete integrata (modello Hub-Spoke) che prevede la razionalizzazione degli investimenti di alta tecnologia con notevole risparmio economico. Come pure la riorganizzazione dei flussi (attività e gestione) può implicare l’aggregazione delle diagnostiche sparse nei vari ospedali dell’area destinata alla rete, creando centri di elevata competenza specifica. L’AMCLI, istituita nel 1970, e ha sede a Milano, è una associazione scientifica (presieduta da Pierangelo Clerici, direttore dell’U.O. di Microbiologia dell’A.O. di Legnano), ed ha per finalità statutarie lo sviluppo della Microbiologia clinica. Tra le sue peculiarità quella di operare attraverso gruppi di lavoro che si interessano di specifiche materie come le infezioni nei trapianti d’organo, le infezioni nell’anziano e nei neonati, le infezioni nel paziente critico, le infezioni materno-fetali  l’immunologia.

 

Foto Ernesto Bodini

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