“Ora dico basta. Per sempre”

Il più grande nuotatore di tutti i tempi Michael Phelps si era congedato così al termine della vittoriosa 4×100 mista dell’Olimpiade di Londra. Il 4 agosto 2012 poteva essere una data storica, quella che segnava la fine di un’era dominata dal fenomeno di Baltimora con l’ultima vittoria di una irripetibile carriera, ma così non è stato.
Anche lo squalo di Baltimora è caduto, come altri illustri predecessori, nell’irresistibile fascino del grande ritorno. Michael si rimetterà la cuffia, indosserà costume ed occhialini, per gareggiare in un meeting contro il rivale di sempre, quel Ryan Lochte che ha dominato le scene dopo il suo precoce ritiro. Phelps ha raccolto l’eredità di un altro campione indiscusso delle vasche, l’australiano Thorpe che rischia l’amputazione del braccio sinistro dopo aver provato anche lui il gran rientro.
Tuttavia la scelta non è una sorpresa, modalità e tempi sì. Che Phelps sarebbe tornato presto in attività era chiaro fin dal mese di dicembre, data in cui si è riscritto al programma antidoping degli Stati Uniti, requisito indispensabile secondo i dettami della Usada per puntare ai prossimo Giochi Olimpici. Ma lo scatto dall’idea di un rientro al collegiale in altura che precede la competizione vera è stato rapidissimo, un’accelerata che in pochi avevano preso in considerazione.
Il 26 marzo scorso Bob Bowman, il suo allenatore mentore, ha preannunciato il ritorno ufficiale del ‘Kid’ dopo la rapidissima preparazione in altura: “Michael Ha trovato una buona condizione fisica, adesso vediamo il calendario per vedere se c’è la possibilità di uno o due meeting dove poter gareggiare“. Il Phelps-Day è fissato per il 24 aprile, il meeting Mesa ospiterà il rientro ufficiale alle gare del campione statunitense che trasformerà l’anonima piscina dell’Arizona nel luogo più desiderato dai media locali e internazionali.

I NUMERI DI MICHAEL PHELPS
Il Kid di Baltimora è entrato nella storia dello sport moderno grazie al numero imprecisabile di trionfi nelle competizioni internazionali: record di vittorie in un’unica edizione dei Giochi Olimpici (8 medaglie a Pechino 2008) e primato assoluto di medaglie, ben 22 di cui 18 ori complessivi. Oscurare dei fenomeni come Mark Spitz e Carl Lewis era veramente difficile, ma Phelps è riuscito nell’impresa.

LA SUA GRANDE PASSIONE
Da qualche tempo Micheal sta prendendo confidenza anche con il tavolo verde e, secondo lo speciale sulle 10 facce da poker più famose al mondo stilato dalla redazione di http://www.casinoheroes.org/it/, è divenuto un giocatore di poker di tutto rispetto. Nella sua breve carriera ha raggiunto una solo finale, incassando 5.213 dollari, una cifra irrisoria rispetto alle partnership che instaura annualmente con i colossi del marketing sportivo. La prossima volta che appenderà il costume al chiodo, il poker potrebbe diventare nuovamente una delle passioni predilette dal re delle piscine.
Lo abbiamo capito, Micheal Phelps vuole tornare a essere eroe. Smettere di essere campioni, come fu in passato per Borg e Michael Jordan, solo per citare i due esempi più celebri, si è rivelato una mission impossible anche per lui.

 

 

 

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