Offerta e domanda di solidarietà da Alfabeto del mondo onlus

Offerta e domanda di solidarietà da Alfabeto del mondo onlus

di Marcella Onnis

La storia dell’associazione culturale Alfabeto del mondo onlus (Acam) si avvicina molto ad una favola, perché non sembra possibile che al giorno d’oggi esistano, perlomeno in Italia, luoghi dove le cose vanno com’è giusto e come dovrebbe essere naturale che vadano. Una favola che si rispetti, però, deve avere un lieto fine e al momento, purtroppo, su questa “isola felice” incombe ancora una grave minaccia che rischia di comprometterne la sopravvivenza. Chi conosce l’associazione e chi ha seguito le nostre pubblicazioni nei giorni scorsi sa già di cosa stiamo parlando (Cagliari: SOS di Alfabeto del Mondo Onlus per scongiurare sfratto e chiusura; L’appello plurilingue dell’associazione Alfabeto del Mondo), ma vogliamo comunque fornirvi un resoconto dettagliato, rivolto soprattutto a chi – per così dire – si fosse perso qualche puntata.

 

L’ATTIVITÀ DI ACAM

Cosa fa quest’associazione? Innanzitutto, organizza corsi di lingua e cultura italiana per stranieri, inglese, cinese, russo, giapponese, tedesco, arabo, albanese, spagnolo, francese, informatica (di base e per immigrati), programmazione web e web design, mediatore linguistico ed interculturale,  scrittura creativa… L’offerta formativa, oltre ad essere varia, è articolata per livelli e caratterizzata da metodi innovativi. Per questo  Eleonora Giardino, dirigente e docente, nella sua “Lettera all’Indignato speciale” può tranquillamente affermare che «il corso di lingua non è più solo un corso che bisogna frequentare per imparare l’impossibile idioma, ma diventa anche un momento di relax, in cui si può fare amicizia e si può imparare divertendosi». Eleonora ed Eugenia Maxia, la presidente di Alfabeto del mondo, mi segnalano alcuni corsi particolarmente interessanti:

– “informatica senza frontiere”, curato dalla quindicenne Claudia e frequentato da allievi delle età e nazionalità più varie;

– “corso di sopravvivenza di tedesco”, curato da Eleonora, in cui si apprendono le nozioni fondamentali di questa lingua, quali presentarsi, chiedere dove si trova un ospedale e darsi appuntamento;

– corso di aggiornamento per insegnanti di lingue;

– corso per mediatore linguistico e culturale, aperto anche agli italiani (unico caso in Italia: tutti gli altri sono, infatti, riservati a stranieri);

– imparare l’italiano attraverso l’informatica, corso gratuito per immigrati.

A disposizione degli allievi ci sono dispense cartacee (l’associazione ne ha già prodotte 180) e materiali on line, disponibili nell’area riservata del sito di Acam (www.alfabetodelmondo.it). Per inciso, quest’ultimo – ricco di informazioni, molto comunicativo e graficamente piacevole – è stato realizzato interamente a sue spese (comprensive dell’acquisto di un server dedicato) da uno dei soci fondatori: Claudio Giardino.

L’utilità e la validità dei corsi si può misurare dai dati sugli iscritti (molti dei quali, dopo una prima esperienza, ritornano): gli allievi sono di varie nazionalità (45 nei corsi di italiano per stranieri, frequentati ogni anno da circa 400 studenti) e provengono da Cagliari ma anche da altre zone dell’Isola (compreso il sassarese) e pure dalla Penisola (c’è una corsista di Perugia). Non solo: accedono ai servizi offerti gratuitamente da questa associazione anche turisti e studenti stranieri giunti in Sardegna tramite Erasmus, Intercultura, il Rotary o l’associazione TDM 2000. Variegato pure il profilo professionale degli allievi: a seguire le lezioni sono giornalisti, studenti, avvocati, assistenti familiari (più noti come badanti), insegnanti, assistenti sociali …

Oltre ai corsi, l’associazione attiva anche, di concerto con il Ministero della Giustizia e il Tribunale di Cagliari, progetti per lavori di pubblica utilità. Di cosa si tratta? Ce lo spiega la presidente: «un servizio sociale utile ai cittadini, ma soprattutto allo Stato, perché offre la possibilità di scontare una pena senza continuare a sovraffollare le carceri,  consentendo di risparmiare i relativi costi». E poi, di cos’altro si occupa l’associazione? Progetti di inclusione sociale, in convenzione sempre con il Ministero o con i servizi sociali dei comuni e della provincia di Cagliari; programmi di formazione e di riqualificazione professionale, in collaborazione con scuole e università; consulenza legale gratuita per gli immigrati; collaborazione per i programmi di inclusione e di protezione sociale per le vittime della tratta in Sardegna; collabora al recupero e alla rieducazione dei giovani, in convenzione con l’Ufficio servizi sociali per i minorenni; corsi di recupero scolastico per ragazzi socialmente svantaggiati; convegni, seminari e manifestazioni sul tema dell’immigrazione e della multiculturalità. Di continuo i servizi sociali dei comuni, le asl e gli uffici per l’esecuzione penale esterna (Uepe) segnalano all’associazione possibili beneficiari di questi servizi.

Altra attività preziosa svolta da Alfabeto del mondo è la distribuzione gratuita alle persone socialmente svantaggiate e agli immigrati di libri donati dai privati. Stiamo parlando di una biblioteca organizzata per aree tematiche, che conta circa 6 mila volumi, inclusi testi in lingue straniere. Spesso sono proprio i servizi sociali del Comune a consigliare alle persone bisognose di rivolgersi ad Acam per procurarsi persino i testi scolastici, mi racconta Efisio, sudamericano dall’italiano impeccabile, che svolge, tra gli altri,  anche questo compito.

Una grande mole di lavoro richiede anche molto tempo da dedicarvi e infatti l’associazione è operativa dal lunedì al sabato (ma spesso e volentieri la domenica i soci si occupano di attività organizzative), secondo turni che partono dalle 9 e si concludono alle 20 (in alcuni casi anche alle 21.30), senza chiudere neppure all’ora di pranzo. Ferie estive? Non se ne parla: la fame di cultura è talmente tanta – mi spiega Eugenia – che anche nelle afose settimane estive l’Associazione a chiamata risponde.

Tutto questo gratuitamente e senza alcuna sovvenzione pubblica. “E come vi autofinanziate, dunque?” chiedo alla presidente. Mi risponde Eugenia che vanno avanti grazie alle donazioni: gli allievi che ne hanno la possibilità pagano la loro iscrizione ai corsi e, grazie a queste modeste quote, consentono all’associazione di coprire i costi di organizzazione delle attività destinate anche a  chi, per la sua situazione di debolezza economica, è ammesso a frequentarle gratuitamente. «Funziona un po’ come con le tasse:» mi spiega la presidente «chi ha di più dà un contributo che consente di coprire le spese dei servizi destinati anche a chi non li può pagare.» Io, però, non posso trattenermi dall’aggiungere che così dovrebbe funzionare: è tristemente evidente, infatti, che contemporaneamente all’aumento della pressione fiscale assistiamo ad un’erosione dell’offerta di servizi pubblici.

E, scanso equivoci, i costi di gestione non comprendono retribuzioni per il personale, in quanto docenti e collaboratori non percepiscono compensi: il do ut des viene interpretato come mettere ognuno a servizio dell’altro le proprie conoscenze e abilità.

 

LA COMUNITÀ DI ACAM

La parola chiave al numero di 10 di via Eleonora d’Arborea  è “accoglienza”, declinata non con sorrisi e frasi di circostanza ma con le decine di personali modi di intenderla dei membri dell’associazione.

L’età media dei soci è 30 anni e molti di loro sono minorenni, mi spiega Eugenia, che è molto orgogliosa di questi ragazzi. Come darle torto, del resto: sono educati, altruisti, capaci, pieni di entusiasmo e voglia di fare; ancora non votano per il Senato ma già sono referenti di progetto, ricoprono incarichi dirigenziali, svolgono attività amministrative e contabili, curano le pubbliche relazioni e rilasciano interviste e dichiarazioni pubbliche. Da questi giovani la presidente racconta di trarre coraggio quando lo sconforto l’assale e le fa pensare che «in questa società “malata di decadenza dei valori e di indifferenza” è difficile anche fare del bene».

Quella di Alfabeto del mondo è una realtà fluida chi è allievo in un corso è spesso insegnante in un altro; i dirigenti sono anche allievi… I rapporti sono paritari a prescindere dai ruoli, dall’età e dall’etnia, perché tutti seguono un principio che più che una regola è un comune sentire: il rispetto dell’altro. Pari opportunità e ricambio generazionale sono fatti naturali, a dimostrazione che quote di genere, primarie e rivoluzioni non servono se c’è la convinzione che siamo tutti uguali … e se questa convinzione manca, non c’è misura correttiva che possa garantire un reale e duraturo cambiamento. «Coinvolgere i giovani è ciò che abbiamo fatto fino dal primo momento, nel 2008.» dice la presidente «I “piccoli soci” sono cresciuti e oggi sono dirigenti dell’associazione. Abbiamo una vicepresidente di 20 anni, una tesoriera di 23 e una consigliera di 18.» Ma come è possibile questa pacifica e flessibile convivenza che tanto sa di miracoloso? È possibile perché qui non esistono etichette: non ci sono l’italiano e lo straniero, l’adulto e il ragazzo, il sano e il malato, l’incensurato e l’ex detenuto … Qui esistono tante persone (Eugenia, Efisio, Claudio, Eleonora, Antonello, Jacqueline, Martina, Alessandro, Irene, Spiro…) con il loro bagaglio umano e professionale, con il loro presente e con il futuro che sperano di costruire per sé e per gli altri.

Per questo chi frequenta l’associazione non usufruisce solo di un servizio culturale ed eventualmente sociale: per tutti c’è anche, anzi per prima cosa, un’occasione di arricchimento umano. Mi raccontano Efisio e Jacqueline – anche lei sudamericana – che spesso un immigrato arriva in questo Paese da solo e qui da loro familiarizza con connazionali ma anche con persone di altre etnie. Spesso e volentieri si creano forti legami solidali se non di vera e propria amicizia, grazie ai quali si viene a conoscenza anche di offerte di lavoro e nuove opportunità di vita.  Abbiamo detto che nella comunità di Alfabeto del mondo contano presente e futuro di ognuno: e il passato, che peso ha? Conta solo per i docenti dei corsi e nella misura strettamente necessaria a dimostrare la competenza nella materia insegnata. Una competenza che, nel pieno rispetto della trasparenza, può essere da chiunque verificata esaminando i curricula pubblicati sul sito dell’associazione. E sempre per assicurare la trasparenza e la regolarità, l’associazione non accetta pagamenti in contanti ma solo con modalità che assicurino la tracciabilità dei flussi finanziari.

COMUNE DI CAGLIARI PRO O CONTRO ACAM?

Nel novembre 2011, per fronteggiare una situazione di emergenza, il comune di Cagliari ha autorizzato Alfabeto del mondo ad occupare provvisoriamente il primo piano dell’immobile di sua proprietà situato via Eleonora d’Arborea n. 10 e a quel tempo inutilizzato. Autorizzazione concessa con l’accordo che l’Amministrazione avrebbe poi regolarizzato la situazione. Visto l’infruttuoso decorrere del tempo, lo scorso 20 febbraio l’associazione ha presentato al Sindaco e ai tre assessorati competenti per i settori su cui impatta la sua attività (Politiche sociali; Cultura, pubblica istruzione e sport; Sviluppo economico e turistico), una richiesta di assegnazione definitiva dei locali ai sensi dell’art. 13 del regolamento comunale per l’erogazione dei contributi per attività culturali e di spettacolo La richiesta, regolarmente protocollata, è stata accompagnata da un progetto di durata decennale, che Acam vorrebbe realizzare in partnership con diversi soggetti pubblici e  privati, coinvolgendo circa 10 mila persone e prevedendo una spesa complessiva di 400 mila euro, totalmente coperta in regime di autofinanziamento e comprensiva dei costi per interventi di ristrutturazione dell’immobile. Se e quando risponderà, è molto probabile che il Comune spiegherà loro che l’assegnazione di immobili di sua proprietà ad associazioni culturali è una facoltà e non un obbligo e che, in ogni caso, tale assegnazione è subordinata all’approvazione di un bando, al momento non ancora avvenuta. Ma  sarebbe comunque assurdo – commenta giustamente Eugenia – che, in attesa di questo bando che potrebbe regolarizzarne la situazione provvisoria, ad Acam venga imposto uno sfratto.  Questa, tuttavia, sembra proprio l’intenzione del Comune, come hanno potuto appurare – con grande sgomento – non da comunicazioni ufficiali bensì da articoli apparsi sulla stampa locale.

Le motivazioni addotte dall’Amministrazione (e sempre riferite dalla stampa) sono state varie.

Si è parlato, ad esempio, della necessità di realizzare a breve lavori di ristrutturazione, ma l’assessore ai Lavori pubblici ha smentito dicendo che non è stato programmato alcun intervento di questo tipo in quanto non vi sono fondi disponibili in bilancio. Peraltro, durante la mia visita nei locali in questione, ho potuto appurare che lo stabile è vecchio ma in buone condizioni e che, anche il secondo piano, attualmente inutilizzato sembra richiedere solo di interventi di pulizia e manutenzione ordinaria. Per onor di cronaca segnalo anche che i locali occupati dall’associazione sono puliti, decorosi, accoglienti e arredati con mobili destinati alle discariche e rimessi a nuovo. «Quando siamo arrivati qui non era così, però.» mi raccontano Eugenia ed Efisio «Abbiamo trovato topi, ragnatele, strati di sporcizia…» E io aggiungo che se al secondo piano i wc sono privi di tavolette e al primo no, è perché è stata l’associazione a preoccuparsi di rendere più confortevoli i bagni “di sua competenza”. Il secondo piano, attualmente “disabitato”, è comunque in buone condizioni e potenzialmente accogliente: dispone, infatti, anch’esso di ampie stanze, peraltro in parte già arredate con sedie e mobili in perfette condizioni (polvere a parte).

Altra giustificazione per il possibile sfratto è l’intenzione di realizzare in quella sede un alloggio per papà separati e in stato di indigenza, ma l’associazione non ha trovato traccia di questo progetto negli atti ufficiali . Questi, invece, identificano lo stabile di via Eleonora d’Arborea n. 10 come possibile “casa delle associazioni culturali” (il riferimento è al piano comunale per le politiche culturali, p. 57)

L’ultima motivazione è che Acam occuperebbe questa sede abusivamente il che, francamente, appare a dir poco bizzarro per una serie di motivi:

come possono delle persone occupare abusivamente un intero piano di un immobile pubblico nel quale sono presenti anche uffici e personale dello stesso Ente proprietario? Come giustamente rilevato da alcuni consiglieri comunali, qualcuno dovrà pur aver dato loro le chiavi;

– se sono abusivi, come li ha definiti l’assessore alle Politiche sociali, perché allora il Comune concede il patrocinio per loro iniziative e segnala loro, tramite i propri servizi sociali, persone da inserire nei progetti dell’associazione?

– (dulcis in fundo, si fa per dire) se veramente occupa questi locali senza esservi stata autorizzata, perché Acam è stata iscritta all’albo comunale degli operatori culturali e di spettacolo (cioè in un atto ufficiale dell’Amministrazione), indicando come sede operativa proprio via Eleonora d’Arborea n. 10?!

E se quanto detto finora non bastasse a dimostrare quanto incoerente e autolesionista sia l’atteggiamento dell’Amministrazione comunale, la presidente di Acam ci fornisce un’altra informazione interessante: l’associazione è iscritta – oltre che al registro generale del volontariato della Regione Sardegna – al registro  nazionale degli enti e  delle associazioni che  svolgono attività a favore degli immigrati (per la precisione nella prima sezione, relativa agli organismi che svolgono attività per  favorire l’integrazione sociale degli stranieri) per cui, firmando una convenzione con loro, il Comune potrebbe accedere anche alle risorse del Fondo nazionale per  l’integrazione degli immigrati. Ed Eugenia mi informa che in Sardegna esistono solo altri 3 enti iscritti a tale albo e solo uno di questi ha, come loro, sede a Cagliari

LE CONTROMOSSE DI ACAM

Come ha reagito l’associazione a questa (almeno per ora informale) minaccia di sfratto?

Ha creato un gruppo su Facebook (Regaliamo la cultura- Non fermateci !!!), che in meno di due settimane conta già oltre 830 iscritti.

Sta raccogliendo firme per una petizione da presentare al Comune affinché non proceda allo sfratto. E il documento ha già superato la cifra di1.200 sottoscrittori.

Lunedì scorso, 11 marzo 2013, hanno organizzato una piccola manifestazione, ordinata e civile: alle 17 hanno chiuso simbolicamente la sede, sospendendo le lezioni per 10 minuti. I presenti (dirigenti e altri soci, collaboratori, docenti, studenti e simpatizzanti) sono scesi in strada con il loro “No allo sfratto” ben in vista su cartelli azzurri (qui il video della manifestazione: Alfabeto del mondo protesta contro lo sfratto ). Dieci minuti sono pochi per creare disturbo alla collettività ma sufficienti, invece, per raccogliere da questa manifestazioni di solidarietà. Tra tutte, ci riferiscono le parole di un’assistente sociale: «Dovrebbero premiarvi e non sfrattarvi. I fondi per l’assistenza sono sempre più scarsi, meno male che ci siete voi a darci una opportunità di inserire gratuitamente nelle vostre attività i nostri utenti, che altrimenti non avrebbero altre possibilità di ricostruire la loro rete sociale.»

E nelle prossime settimane sono previste altre due iniziative:

il 20 marzo 2013, dalle ore 9, la comunità di Alfabeto del mondo si riunirà in via Crispi per protocollare le centinaia di lettere di solidarietà pervenute. Nel frattempo, i soci, in particolare i più giovani, stanno preparando delle scatole per raccogliere le lettere da protocollare. Si tratta di contenitori di carta destinati al macero («Scrivilo che sono scatole riciclate, perché io ci tengo all’ambiente!» mi raccomanda Eleonora), vivacemente decorati con i simboli identificativi dell’associazione e con scritte in tutte le lingue;

– il 28 marzo 2013, alle ore 17, l’associazione terrà una conferenza stampa nello spazio antistante il Palazzo civico di via Roma e, in segno di solidarietà con gli immigrati, consegnerà al Sindaco le lettere e le petizioni scritte nelle principali lingue parlate dagli immigrati.

Per ora dal Comune non è arrivata alcuna risposta ufficiale e diretta né all’associazione né a noi che, come tanti altri (singoli cittadini o enti), abbiamo chiesto al Sindaco di trovare – naturalmente nel rispetto delle norme e procedure cui ogni Amministrazione è tenuta a sottostare – una rapida e positiva soluzione per questo increscioso problema. Vogliamo, tuttavia, essere fiduciosi e credere che l’Amministrazione stia impiegando il proprio prezioso tempo per risponderci direttamente con fatti concludenti.

Ci sarà un lieto fine per la storia che vi ho raccontato oggi? Noi ce lo auguriamo e scongiuriamo tanto un finale triste quanto un non-finale di quelli a cui il nostro Paese, purtroppo, ci ha abituato: quello, cioè, delle situazioni provvisorie che si protraggono nel tempo, mantenendo le esistenze degli interessati perennemente in bilico.

In attesa di sviluppi, “rubo” ad Eugenia la morale necessaria per concludere degnamente la mia narrazione: «Come cantava De André “dal letame nascono i fiori”, da questa tristissima vicenda sono sicura che ne usciremo più forti, uniti e consapevoli di aver creato una cosa grande ed importante per la città di Cagliari: la solidarietà!»

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