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NUOVI INSEDIAMENTI: NUOVE SPERANZE O NUOVE DELUSIONI?

Il ripetersi degli eventi in politica è forse necessario, ma altrettanto necessaria è la garanzia di concretezze per la stabilità del Paese... senza troppe effusioni, goliardie e bagni di folla... forme di astrattismo indice di sterile puerilità.

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di Ernesto Bodini (giornalista e opinionista)

 

 

 

Era (ed è) scontato: nuovo governo nuove polemiche, e nel contempo gli immancabili selfie con i nuovi leader parlamentari che impazzano sui social e su la carta stampata. Tra queste immagini bagni di folla per il presidente della Repubblica: oggi 2 giugno al Quirinale lo hanno applaudito almeno 20 mila persone ringraziandolo… ma per cosa? Per fare il suo dovere? Ed anche strette di mano compiaciute quasi a voler credere in una “Terza Repubblica” che, a mio avviso, è una sorta di replica della Seconda (che di fatto non c’é mai stata, sic!) e della Prima. Ma il rispetto di quest’ultima chi l’ha mai invocato senza peccare di retorica e di ipocrisia? L’assurdo sta in questo: a tutti coloro che si beano di comparire accanto a questo o quel leader (presidente della Repubblica compreso), come pure gli innumerevoli fan di sportivi e divi dello spettacolo, vorrei chiedere quanto sanno della Costituzione, ovvero quanti sanno interpretare (eventualmente anche disquisire) i 139 articoli e XVIII disposizioni transitorie e finali e, all’occorrenza, “imporre” la loro applicazione da parte delle Istituzioni quando queste sono in difetto. Della mancata risposta ne è un classico ed eterno esempio il quasi mai rispettato art. 3 che, ricordo, così recita: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale [cfr. XIV] e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso [cfr. artt. 29 c. 2, 37 c. 1, 48 c. 1, 51 c. 1], di razza, di lingua [cfr. art. 6], di religione [cfr. artt. 8, 19], di opinioni politiche [cfr. art. 22], di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese»; come pure il tanto richiamato e decantato da chiunque, e in ogni dove, art. 32: «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana». E proprio in tema di salute questo articolo, come ho scritto più volte, è in contrapposizione con la Riforma del Titolo V della Costituzione che, riconoscendo la piena autonomia alle Regioni (federalismo), come principale conseguenza ha creato la divisione dei Cittadini in pazienti di serie “A” e di serie “B” (nord e sud), aspetto peraltro evidenziato anche dall’ultimo Rapporto OsservatorioSalute che ha certificato, tra l’altro, come al sud del Paese si possa vivere in media anche quattro anni in meno.

Le folle oceaniche che occupano strade, piazze e sedi di Enti pubblici per contestare politiche, ideologie e modus operandi (il “68”, anno verosimilmente più sciagurato della storia recente, ci ricorda di tutto e di più…), spesso in modo incivile causando disservizi e vandalismi, non hanno mai risolto la gran parte dei problemi sbandierati e reclamati, e oggi, nonostante alcune leggi innovative e la disponibilità di notevoli fonti di informazione, spesso non si riesce ad ottenere il rispetto di un determinato diritto garantito da una legge ed a monte dalla Costituzione. Alcuni esempi? La continua strage sulle strade sembra non aver fine e non costituisce un deterrente la legge n. 41 del 23/3/2106 che ha introdotto nel nostro Ordinamento un nuovo reato: “l’omicidio stradale”, prevedendo (art. 59 bis del C.P.) tre diverse ipotesi delittuose di diversa gravità, come pure sembrano non aver fine gli infortuni, con decessi (morti bianche) sul posto di lavoro, nonostante le norme vigenti a tutela. Ed ancora. I diritti al lavoro, alla casa, alla incolumità personale e collettiva per quanto palesi e riconosciuti ancora oggi non trovano rispondenza nel loro rispetto; per non parlare poi della forza del volontariato che, in molti ambiti, esercita supporto (se non sostituzione) agli Enti pubblici in quanto carenti di risorse umane e finanziarie… così si dice! Rievocare i sentimenti dei padri della Costituente per meglio capire i reali intendimenti non si ha la certezza e né la prova della loro bontà, ma è forse intuibile che il loro “dettato” è scaturito a seguito del lungo e sofferto periodo di regime; di conseguenza tutti i principi costituzionali andavano via via acquisendo il desiderio di libertà e indipendenza. Parecchi anni fa, prima del 2001, un famoso leader pronunciò queste parole: «Penso che sia necessaria una vasta riforma delle Istituzioni e politiche sociali efficaci, che riducano l’area del malessere e della povertà che contrasta con il benessere, che pure nel Paese esiste ed è diffuso. Bisogna creare le condizioni favorevoli per un buon governo della ripresa». Una sorta di rosario di quel “prete politico”, continuamente recitato anche da chi l’ha preceduto e soprattutto da chi l’ha seguito per acquisire fedeli alle urne di questo o quel Partito… un incantatore di masse come poi si è rivelato, tanto da far dimenticare all’italiano illuso che anche la burocrazia è un attentato alla libertà. Questo sibillino sistema (prevalentemente italiano) che, a dispetto della Costituzione nascente e delle leggi innovative del diritto, iniziava ad insinuarsi tanto da diventare un sistema (più o meno subdolo), condizionava e condiziona la vita repubblicana. I cosiddetti decantati “Stato di Diritto” e la “Sovranità è del popolo” appaiono quindi quasi un’eresia, in quanto non c’é stato e non c’é cittadino che non abbia vissuto una o più esperienze da suddito del sistema, talvolta pagando a caro prezzo (sotto varie forme) il solo fatto, ad esempio, di aver conteggiato (nei redditi) una differenza di pochi centesimi, o di aver dimenticato di allegare un documento nel corso di una pratica… e, a riguardo l’elenco sarebbe interminabile. Il diritto dovrebbe comprendere anche la possibilità di sbagliare in buona fede e di non essere puniti per questo, specie se non vi è danno e conseguenze per alcuno. Ma ancora più ignobile è la realtà del sistema giudiziario che in questi anni ha annoverato la “piaga” dei detenuti innocenti e, il programma “Sono innocente” mandato in onda da RAI 3 lo scorso anno e quest’anno, ne è una documentazione testimoniale! Concludo nell’affermare che non credo in una concreta innovazione del “Sistema Italia”; ben lungi da l’essere pessimista perché per l’ennesima volta vorrei rammentare agli “illusi” che, i politici, farebbero bene a ricordare che devono vivere con la loro coscienza più a lungo che con i loro elettori.
Le immagini sono tratte dai siti: it.notizie.yahoo.it e unionesarda.it

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