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Nudità, crocefissione e Sacre scritture esposte da Erri De Luca

Non di sola nudità si nutrirà il pubblico: così avrebbe potuto essere presentato l’incontro con Erri De Luca avvenuto a Mantova nell’ambito del XX Festivaletteratura.

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di Marcella Onnis

Sabato 10 settembre 2016, durante la XX edizione del Festival della letteratura di Mantova, ho avuto modo di ascoltare Erri De Luca dissertare di nudità e crocefissione. Sono arrivata all’incontro con un atteggiamento ambivalente: da un lato curiosa ed entusiasta, perché la sua particolarissima scrittura mi affascina così come mi affascinava il tema; dall’altro dubbiosa, a causa di preconcetti abbastanza fumosi per cui temevo di trovarlo sgradevole, magari pure indisponente. Timori infondati: quella che ho visto è una persona carismatica, forse più involontariamente che consapevolmente, capace di suscitare quel po’ di soggezione che incutono le persone cui riconosciamo autorevolezza. Quelle persone, cioè, cui siamo noi – e non loro stesse – ad attribuire una qualche forma di superiorità. erri de luca mentre fa autografiL’aspetto un po’ dimesso, l’aria provata di chi ha sulle spalle non una ma più vite (sto parafrasando mia sorella Silvia), la semplicità e l’informalità dei suoi modi (a partire dal modo di sedersi accanto alla scrivania e non dietro, per poi scendere dal palco e farsi più prossimo al pubblico), l’umiltà nel firmare i libri stando in piedi e, prima ancora, nell’avvicinare lui stesso il microfono a chi voleva porgli una domanda, perché non dovesse aspettare l’arrivo di uno dei volontari ancora distante … Sono questi alcuni dei particolari per cui l’ho ascoltato e osservato rapita, per poi emozionarmi addirittura quando, dopo l’incontro, è giunto il mio turno di chiedergli una firma. Mi verrebbe da dire che da lui sembra emanare un’aurea quasi mistica, ascetica, ma temo che non gradirebbe. In ogni caso, tale aurea sarebbe bilanciata dalla sua napoletanità verace che, declinata in arguto umorismo, garantisce in lui un perfetto equilibrio tra spirito e materia, tra ragione e istintualità. Rido ancora, per esempio, al ricordo della «sputazzella» con cui – nel suo personale resoconto, al limite del blasfemo ma davvero divertente – Gesù ha guarito un cieco. Molto ironico, inoltre, il cenno al suo coinvolgimento nel processo NO TAV con l’accusa di sabotaggio, da cui è stato assolto perché “il fatto non sussiste”: «Per un momento ci ho pure creduto. Ho avuto una botta di vanità» ha affermato, aggiungendo poi «Se volevo sabotarla, lo facevo io! Perché mandare qualcun altro?!».

la natura esposta di erri de lucaDI CROCIFISSI NUDI – Riguardo al tema della nudità e della crocefissione, affrontati nel suo ultimo libro “La nudità esposta”, De Luca ha affermato che «è un dato di fatto che si crocifiggessero i corpi nudi» e che questa esposizione dei corpi, questa «natura esposta» (“natura” è il termine con cui a Napoli si indicano gli organi sessuali sia dell’uomo che della donna, ha precisato) costituiva «un supplemento di supplizio, un’oscenità da cui non potevano difendersi».  C’era, però, anche un supplemento al «supplemento di infamia»: nel momento del trapasso, capita che il corpo dell’uomo abbia un’erezione, pertanto la nudità forzata comportava «un’ulteriore mortificazione».

Non si può, però, parlare di crocefissione senza occuparsi del Crocifisso per antonomasia, Gesù Cristo, e, dunque, anche delle Sacre Scritture, di cui si è subito definito «lettore da non credente». Per questo, ha aggiunto, «non posso dare del “tu” alla divinità», come invece spesso fa chi le si rivolge nelle Sacre Scritture, ha fatto notare. Tuttavia, ha raccontato, è un appassionato di ebraico antico e ha l’abitudine di leggere l’Antico Testamento in aramaico. Passione che, secondo il mio amico Matteo, ha influenzato l’anticonvenzionale sintassi che caratterizza i suoi scritti. Certo è che lui, come altri atei, conosce la Bibbia molto meglio di tanti credenti, me compresa.

GIUSEPPE E MARIA SECONDO DE LUCA – Interessante, quindi, anche la sua lettura delle figure di Giuseppe e Maria. «Nel Nuovo Testamento ha pochissimo spazio la figura di Giuseppe», che viene spesso raffigurato come un vecchio, ma «questa è una scelta successiva, che non è fondata su alcun dato di fatto. È una convenzione» ha chiarito. Anche per tale ragione preferisce immaginarlo giovane. Il suo nome, Yosef (o Josef), in aramaico significa “aggiungere” e ciò che aggiunge, per De Luca, è la sua fede perché «crede a questa gravidanza», nonostante sia davvero anomala: «Nessun’altra è raccontata in questo modo, neppure nelle Sacre Scritture». Lo scrittore, peraltro, non crede che l’angelo si sia manifestato alla giovanissima Maryàm (Maria in ebraico antico) come lo si raffigura, ossia «come chiara manifestazione divina», anche perché la versione ebraica usa il termine “messaggero”, divenuto poi “angelo” nella versione greca e così giunto a noi. Quindi, a suo parere, Maryàm non lo riconosce: in caso contrario, non avrebbe avuto tanta importanza, tanto peso, il suo “sì”. E quando l’angelo-messaggero la definisce “piena di grazia” intende che «ha dentro quella forza di combattimento che hanno i profeti».
erri de lucaPer De Luca, il fatto che Giuseppe creda «alla più inverosimile delle gravidanze umane» non desta stupore perché «la Verità non è sempre verosimile. Irrompe in maniera scandalosa e respingente per la maggior parte delle persone. All’inizio è oscena, poi l’accetti». Giuseppe crede a questa verità per fede e, soprattutto, perché è innamorato: «Spesso l’amore consente di superare le difficoltà, vede oltre gli ostacoli». Ma Giuseppe-Yosef si aggiunge anche come sposo e padre secondo. Quindi, riconoscendo come proprio figlio Gesù, «fa un falso in atto pubblico» ha ironizzato. In ogni caso, compie una serie di scelte che «capisci meglio se è giovane: un vecchio non avrebbe fatto tutto questo per una ragazzina che magari poteva anche prenderlo in giro».

IN GESÙ ENERGIE INFANTILI – Affascinante e inconsueta ma convincente anche la sua interpretazione per cui «nel Crocefisso c’è un concentrato di vite: quelle di tutti i neonati uccisi da Erode». Per De Luca «è come se concentrassero la loro energia nella vita di quel superstite», tanto che «si sente spesso, nella sua vita, la forza di questi bambini», «che gli fanno fare certe cose come aggiustare i guasti della Natura. Sono energie infantili che giocano al dottore». Però, «sono le sue parole che andranno lontano: la sua energia ha bisogno del contatto, di toccare», come appare evidente nella guarigione del cieco cui ho accennato in precedenza.

L’IMPREVEDIBILITÀ DELLA STORIA – Da annotare anche le sue considerazioni sui rapporti tra romani ed ebrei. Per i primi, la cui religione era «un politeismo sfrenato», era impossibile capire il rifiuto degli ebrei, che credevano nel Dio unico, «di accettare altri dei e culti, tanto più il culto divino dell’Imperatore». Da qui derivò lo scontro che tutti sappiamo e che, per De Luca, «è stata la prima guerra di religione», anche «se i romani non lo sapevano» (fosse accaduto oggi, avrebbero senz’altro detto di averla combattuta a loro insaputa). Paradossalmente, però, «proprio quella religione si è diffusa e si è andata a piazzare a Roma», ha rimarcato. E se consideriamo che «predicare il monoteismo a Roma era peggio che predicare il comunismo in Texas», dobbiamo dargli ragione sul fatto che «la Storia, la Verità, spesso è inverosimile e avviene a furia di forzature, di azioni visionarie». Insomma, anche questa è un’utopia che si realizza, come quella del Talmud raccontata sempre durante il Festivaletteratura 2016.

erri de luca al festivaletteratura 2016LO SCRITTORE COME L’OSPITE – Altri spunti di riflessione li ha offerti, infine, la genesi de “La nudità esposta”, che trae spunto da una storia che gli raccontarono tempo fa e che l’ha “perseguitato” finché non ci ha scritto su. Tuttavia, ha chiarito lo scrittore, la sua non è una trascrizione fedele di quanto ha ascoltato: «La storia è dotata di vita indipendente. La bellezza di scrivere una storia, per me, è anche raccontarmela, perché non so dove va a finire». Poi ha aggiunto che «lo scrittore deve essere più piccolo della storia che sta raccontando, deve acciuffarne dettagli. Io sono un “acciuffatore” scarso perché scrivo libri piccoli». Una battuta autoironica che ha introdotto un suo “credo letterario”: «Lo scrittore è come l’ospite: deve andarsene quando ancora è desiderato». «Ma prima non me ne cacci!» ha aggiunto scherzando. Cacciarlo?! Quanno mai!

 

Foto Matteo Colognese, Silvia e Marcella Onnis

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