La CGIL ha indetto uno sciopero generale contro la Legge di Bilancio 2026. Trasporti ridotti, scuole e sanità in difficoltà, piazze piene da Firenze a Milano. Il segretario Landini ribadisce: “Non è politica, ma sociale.” Il governo critica, ma il sindacato rilancia con una raccolta firme per una sanità pubblica più forte.
L’Italia si ferma contro la Legge di Bilancio 2026. Oggi la CGIL ha indetto uno sciopero generale che coinvolge trasporti, scuola, sanità e pubblica amministrazione. Disagi in tutta la penisola: treni e mezzi pubblici garantiti solo nelle fasce 6–9 e 18–21.
Le motivazioni: salari e pensioni più equi, investimenti in sanità e istruzione, stop all’innalzamento dell’età pensionabile e al riarmo. Cortei e presidi si svolgono in molte città italiane, con forte partecipazione.
“Non è una protesta politica, ma sociale” ha dichiarato il segretario Maurizio Landini.
I motivi della protesta
- Salari e pensioni: richiesto un aumento reale, capace di contrastare inflazione e precarietà.
- Sanità e scuola: investimenti urgenti per servizi pubblici ormai al collasso.
- Età pensionabile: stop all’innalzamento, difesa del diritto a una vecchiaia dignitosa.
- Fisco e riarmo: riforma più equa e no a nuove spese militari.
Disagi e partecipazione
- Trasporti pubblici ridotti: garantite solo le fasce 6–9 e 18–21.
- Scuole e uffici pubblici con adesioni significative.
- Presidi e cortei in tutta Italia, con particolare visibilità a Firenze dove il segretario Maurizio Landini ha ribadito: “Non è una protesta politica, ma sociale. È la voce di chi non vuole più essere invisibile.”
Il contesto politico
Il governo ha definito lo sciopero “irresponsabile”, accusando il sindacato di bloccare il Paese. La CGIL risponde che la mobilitazione nasce da problemi reali e non da battaglie ideologiche. Nei prossimi giorni partirà anche una raccolta firme per una legge di iniziativa popolare sulla sanità pubblica, segno che la protesta non si esaurisce oggi.Firenze in piazza
In Toscana la partecipazione è stata alta: bandiere rosse, striscioni e cori hanno attraversato il centro di Firenze. L’immagine di centinaia di persone sotto la pioggia, unite da un’unica richiesta di dignità, diventa simbolo di una mobilitazione che vuole lasciare il segno.