9 Ottobre 2026

8 pensieri su “No-profit e informazione: la parola a Ernesto Bodini”

  1. Cara Marcella e, con Francesca Lippi, a tutta la redazione,
    mi pare che questa intervista, per la parte che riguarda il volontariato che approssimativamente viene definito “puro”, “terzo settore” e perfino si spinge ad ipotizzare un “quarto settore”, renda opportuna una conoscenza più approfondita della risorsa volontariato e del suo ruolo nella società italiana dal dopoguerra ad oggi.
    A questo scopo ho proposto al “mio giornale” una riflessione articolata che tende ad analizzare – con l’aiuto della letteratura in materia e dei testimoni autorevoli come Tonino Bello, Ciotti e Tavazza – in profondità ed a più voci la preziosa risorsa, per ricavarne possibili indicazioni per la sua valorizzazione in un momento di crisi profonda dell’intera società italiana.
    Affrontare perciò il dibattito sulla tematica del ruolo del volontariato nella società che cambia mi sembra di assoluta attualità anche alla luce dei mutamenti e della crisi del Welfare nella nostra Italia e nella comunità europea.
    Per affrontare tale problematica ho ritenuto di analizzare la complessa tematica in varie tappe a partire dalla conoscenza della risorsa volontariato come si è andata trasformando nell’ultimo decennio.
    Resto perciò a disposizione per riproporre tale approccio sistemico anche con l’ausilio della Bibliografia citata nel documento inviato di recente.
    1. DOCUMENTO FINALE DELL’ASSEMBLEA DEL VOLONTARIATO ITALIANO Roma 5 Dicembre 2009
    2. Documenti preparatori assemblea
    3. Ricerca Fivol 2006, a cura di Renato Frisanco, presentata il13 ott 2008
    4. Atti 5 Conferenza Nazionale del Volontariato – Napoli 13-15 Aprile 2007
    5. Rosy Bindi – La Salute impaziente – Jaca Book Marzo 2005
    6. ISTAT – Le organizzazioni di volontariato in Italia rilevazioni al 31.12.2001 e 2003
    7. Ilesis – Farmindustria : Roma, ottobre 2003 “Primo Rapporto Annuale sull’esperienza sociale del Volontariato sanitario e assistenziale.
    8. Quarta rilevazione FIVOL 2006 “LO SCENARIO DEL VOLONTARIATO ORGANIZZATO OGGI”
    9. Luciano Tavazza – “Dalla Terra Promessa alla Terra Permessa” Editore FIVOL 2001
    10. 1991 – Edizioni dell’alento – Mo.VI. – “Volontariato e partiti politici”
    11. Tavazza-Manganozzi-Pionati-Sardo-De Martis -“Testimonianze” -Edizioni SEI 1990
    Cassa di Risparmio di Roma
    12. Tavazza-Manganozzi-Pionati-Sardo-De Martis -“Volontari Oggi” -Edizioni SEI 1990
    Cassa di Risparmio di Roma
    Ringraziando per aver dato voce a noi volontari attendo vostre.
    Giampiero Maccioni
    Presidente Associazione Sarda Trapianti “Alessandro Ricchi”
    Consigliere Nazionale Federazione LIVER POOL

  2. A parte il fatto che di giornalisti in Italia ne circolano molto pochi, la maggior parte sono schierati ,il che è in contrasto con la mission del mestiere,da tutte queste parole cosa se ne ricava , dove si vuole arrivare , quali sono le conclusioni?Cosa si vuole dal volontariato ? Come deve essere il volontariato ? cosa è il volontariato ?

  3. Gentile Renato, il Dott. Bodini ha opinioni molto articolate su questo tema che non ha potuto esporre interamente per via delle nostre esigenze di sintesi (l’intervista riguarda vari temi e le letture lunghe sul web risultano scomode). Non son convinta che debbano per forza esistere risposte universalmente valide ai quesiti che ci pone. Io personalmente penso che il volontariato vero consista nel mettere le proprie capacità a servizio di persone bisognose di aiuto, senza sbandierarlo ai quattro venti, senza aspettarsi un grazie e senza pretendere compensi, anzi, essendo disposti persino ad agire in perdita. Ma non avendo esperienza nè teorica nè pratica di volontariato, la mia è un’opinione che certamente lascia il tempo che trova

  4. Egregio Signor Maccioni, in merito alle sue osservazioni inerenti l’intervista fattami, in sintesi, preciso: la vera etica del buon agire è dettata dalla propria spinta interiore e non dalla citazione di autorevoli personaggi in letteratura); solo chi sa trovare un valore in ogni attività consacrandosi ad essa con piena coscienza del dovere, ha l’intimo diritto di prefiggersi un’opera fuori dal normale invece di quella che gli tocca naturalmente la sorte. Solo chi concepisce il suo proposito come qualcosa di ovvio, non di straordinario, e non conosce l’atteggiamento egocentrico e della preseunzione, ma esclusivamente il dovere assunto con pacato entusiasmo, ha la capacità di essere un avventuriero spirituale e del buon agire spontaneo. Le rammento inoltre che il mondo è diviso in due categorie: quella che fa le cose e quella che ne acquista il merito. Meglio sarebbe appartenere alla prima categoria: c’è molta meno concorrenza! Una qualunque azione per il prossimo non costituisce mai un atto di eroismo, ma solo un atto di rinuncia e di sofferenza. Chi concepisce questi concetti non rischia di cadere nel limbo degli “pseduo volontari”, peraltro fin troppo popolato. Cordialità, Ernesto Bodini

  5. Dott.Bodini ,
    condivido come lei dice che la “vera etica del buon agire è dettata dalla propria spinta interiore , di chi sa trovare un valore in ogni attività “consacrandosi” ad essa con piena coscienza del dovere, ha l’intimo diritto di prefiggersi un’opera fuori dal normale invece di quella che gli tocca naturalmente la sorte” e non colgo l’eventuale sottintesa provocazione .
    Conosco bene ed apprezzo la sua lunga esperienza di giornalista impegnato nel sociale e nel mondo della sofferenza che fa si che siano tanti i motivi che ci uniscono anche perché con molta umiltà voglio ricordare che la “consercrazio mundi” (tanto cara a Paolo VI) è stata la spinta interiore che ha orientato la mia scelta di vita e di impegno nel volontariato sociale : cominciata sin dai primi annni di giovane militante e dirigente della GIAC di Carlo Carretto e Arturo Paoli per proseguire con Vittorio Bachelet ed Aldo Moro e finire, prima del trapianto, con l’impegno per i sofferenti mentali ed i tossicodipendenti in sardegna (con MONDO X di Padre Salvatore Morittu e le comunità terapeutiche ) ed in Italia con il Gruppo EXODUS di Antonio Mazzi.
    Ai posteri quindi “l’ardua sentenza “sul nostro umile operato e proseguendo con Manzoni “nui chiniam la fronte al Massimo Fattor….
    Cordialmente
    Giampiero Maccioni

  6. Egr. Signor Maccioni,

    La ringrazio per la “chiosa”, fermo restando il mio “rispetto” per le Sue scelte, ed altrettanto per le mie convinzioni e scelte di un modus operandi che va al di là di ogni ulteriore e sterile commento…! Cordialità, Ernesto Bodini (P.S. Il volontariato è una cosa, la filantropia è un’altra).

  7. Considerando la libertà di opinione di ognuno, mi permetto di intervenire nel dibattito. Credo che, secondo la mia esperienza alquanto banale, il volontariato sia un atto egoistico, perché esso gratifica chi lo fa. Nella relazione d’aiuto, infatti, tra l’aiiutante e l’aiutato nasce uno scambio e spesso chi dà riceve molto di più di quanto ha dato.Il volontariato è rimboccarsi le maniche e non aspettarsi nulla in cambio. E’ amore allo stato puro, verso se stessi e verso gli altri.
    Poi esiste il fundraising, necessario per tenere insieme una struttura, pagare le spese vive e via dicendo. Ma la spinta primaria, nel volontariato, anche d’informazione come diceva Ernesto, deve venire da “dentro” senza secondi fini. Lucrare sull’accezione di volontariato è ormai una consuetudine, pagare le spese necessarie è doveroso e esula dal lavoro che si svolge come volontari. Lo Stato deve sostenere il sociale e le organizzazioni di volontariato in ogni ambito, abolendo quei tristi privilegi che tutti ben conosciamo: nella politica, nell’editoria ecc.

  8. Ciao Ernesto, sono Mara Cilona, figlia di Carmela e Rosario, scrivo perché non mi danno un lavoro, mi hanno detto, che ci vuole Qualifica Professionale, quindi e’ come se avessi Licenza Media. Cosa fare?

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