NELLA SOCIETÀ DEL (NON) DIRITTO E DELLA (NON) LIBERTÀ

Per quanto nobile, onorare una Carta sancita non basta, la non messa in pratica è un vero e proprio “suffragio” dell’ipocrisia e dell’illusione.

di Ernesto Bodini (giornalista e opinionista)

Da secoli l’umanità si chiede: cos’è la libertà e cos’è il diritto? Quesiti ancestrali ma non retorici poiché le risposte sono le più diversificate, come diverse la loro applicazione pratica. È pur vero che ogni Paese differente per area geografica, politica, cultura e legislazione si distingue e vive in rapporto alle proprie differenze e, per questo, i rispettivi popoli (eccezioni a parte) vivono la libertà apparentemente in modo simile, ossia senza alcuna sorta, o quasi, di restrizione. E il diritto? Anche questo concetto ha origini che si perdono nella notte dei tempi, la cui evoluzione ha condizionato e penalizzato praticamente l’intera umanità. Nel nostro Paese libertà e diritti sono garantiti dalla Costituzione, ma purtroppo in gran parte solo in teoria… con grande delusione dei padri della Costituente! Si prendano ad esempio gli infiniti problemi della costante “invasione” degli immigrati, ai quali si garantiscono determinati diritti ma a prezzo di sottrazione degli stessi ai molti cittadini italiani che li ospitano. In tutti questi anni di giornalismo etico ed incondizionato, anche d’opinioine (esempio di libertà), non ho mai voluto occuparmi del fenomeno immigrazione, peraltro fin troppo politicizzato, strumentalizzato, sfruttato ad oltranza, etc.; tuttavia è innegabile, se non si vuole essere ipocriti, che la gestione della immigrazione vada ancora oltre la politica sia nazionale che internazionale, tanto da essere chiamate in casua alcune Organizzazioni non Governative (ONG), il cui lodevole operato è in eterno conflitto con le Istituzioni di riferimento: un imputare e un respingere accuse e responsabilità che sanno di ipocrisia che, come sappiamo, è uno degli elementi per gestire situazioni in modo assai discutibile. A questo punto entrano in gioco gli “aurei” privilegi perché dove c’è movimento umano c’è movimento di denaro e, le conseguenze, sono le evidenti disparità che in questi ultimi anni hanno penalizzato molti italiani residenti e favorito determinate fasce di immigrati. Inoltre, ma questo vale per tutte le etnie, bisogna chiamare in causa la Giustizia perché spesso, a pari gravità di reato, per determinati autori di misfatti illegali non vi è la certezza della pena, anche grazie alla eccessiva discrezionalità  per il potere dei magistrati a cui spetta l’ultima parola (esempio di eccesso di libertà…), per quanto siano favorevoli gli elementi a sostegno degli imputati e valente l’arringa dei loro difensori. Insomma, tale arbitrio implica una tolleranza fuori misura, diversamente non si spiegherebbe il costante incremento dei reati anche se, paradossalmente, le carceri italiane sono in costante sovraffollamento. Ma ciò che mi angustia ulteriormente è l’indifferenza di tutti (o quasi) per effetto della quale ogni male è dilagante, mentre se ognuno facesse la propria parte (individualmente) prendendo carta e penna inviando una raccomandata (diffide, denunce, opposizioni, etc.) da indirizzarsi alle Istituzioni interessate, con richiesta di riscontro, l’esito dovrebbe essere scontato, evitando tribunali e parcelle di avvocati, e ulteriori sequele, in particolare cortei e sit in nelle piazze che non possono essere certo protocollati… e che quasi a nulla servono.

Mi rendo conto che questa azione individuale ad oltranza rasenti l’utopia, ma al tempo stesso è, e resta, l’unico mezzo più accreditabile e non impossibile, di conseguenza bisognerebbe provare per credere! Dal canto mio, ogni qualvolta ho dovuto reclamare un diritto non rispettato o negato ingiustificatamente, non ho mai coinvolto i mass media e tanto meno sono sceso in piazza facendo la sceneggiata dell’incatenarsi o di dichiarare sciopero della fame, sia perché ho ancora una dignità sia perché tali azioni plateali sono fini a se stesse… oltre ad (inutilmente) impietosire  l’opinione pubblica: meglio fare invidia che pietà! Ma è anche bene che ciascuno sia il più erudito possibile nei confronti delle Istituzioni, soprattutto oggi che ogni nostro possibile interlocutore si avvale del paravento del telefono (call center, telefonia preregistrata, anonimato, etc.), e quasi mai è disposto ad accogliere il cittadino (suddito) de visu e discutere alla pari. Infine, che il cittadino sappia e se ne convinca, che la P.A. lo interloquisce sempre per iscritto, mentre il cittadino non si avvale quasi mai (come invece dovrebbe) dello scritto: documentazione legislativa alla mano, e fotocopia della documentazione di suo interesse timbrata e firmata per ricevuta e, possibilmente, registrare anche i colloqui. Certo è che se per assurdo tutti agissimo in questo modo nei confronti della P.A. e dei rappresentanti della Legge, non esisterebbero aule di Tribunali e tanto meno avvocati. Ma tant’è! E sempre in tema di paradossi, oltre un secolo e mezzo fa molti si sono immolati per l’unione del Paese accarezzato dalla seta tricolore, e poco meno di un secolo fa molti hanno perso la vita sul fronte e ovunque; oggi, invece, si rischia la vita sul posto di lavoro, o per un ladro che entra nelle nostre case e, se va bene, l’onta del carcere per aver difeso i propri beni e la propria vita, peraltro sanciti (e non garantiti) dalla Costituzione. Se questo è un Paese libero significa che la vera “tirannia” non è ancora superata. In conclusione, ripeto: carta e penna individualmente (ma tutti) sono le migliori e purtroppo uniche armi a nostra disposzione.

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