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Nella fucina dei Vocaturi l’intramontabile arte del ferro battuto

Visitando le botteghe del restauro nella Torino Ottocentesca.

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di Ernesto Bodini
(giornalista – critico d’arte)

gli artisti Vocaturi con una coppia norvegeseIl fascino dell’antico, dello storico e più precisamente dell’arte del restauro in Piemonte continua a suscitare un certo fascino, non solo per l’abilità ricreativa ed esecutiva dei restauratori ma anche, se non soprattutto, per la loro sensibilità di recuperare reperti (di privati e di Enti pubblici) che diversamente sarebbero andati persi, o più semplicemente dimenticati in qualche solaio o cantina, e con essi un pezzo di storia e di cultura. É quanto ha potuto fruire la famiglia norvegese Danielsen da me accompagnata per visitare la bottega di Enrico Vocaturi dedita alla lavorazione artistica del ferro e di altri metalli come argento, rame bronzo, antimomio, ottone, etc., con lo scopo di riportare a nuovo manufatti di piccole ed imponenti dimensioni. Il signor Enrico, che da oltre un ventennio conduce l’attività ereditata dal padre Armando sin da quando andava a scuola, ci accoglie nella sua bottega situata all’interno di un cortile di via Bava 5 (un tempo sede di più botteghe di restauro nelle diverse discipline), dove subito si respira quell’aria di fucina tra metalli forgiati e da forgiare ed altri oggetti in costruzione come minuscoli petali ed altri particolari che andranno a comporre un lampadario o una serie di applique; mentre in un angolo osserviamo ringhiere per scale e balconate e un tavolo dalla foggia artistico-moderna per una sede privata di élite di Montecarlo, oltre ad una miriade di antica oggettistica che solo mani esperte ed “appassionate” come quella di Enrico e di suo padre (che nonostante l’età continua ad andare in bottega… per realizzare) sanno realizzare.

manufatti restaurati dai VocaturiLa visita è proseguita nella parte dedicata alla esposizione dei manufatti, in perfetto ordine, dove fanno bella mostra di sé lampadari, lanterne, applique, letti, lampioni ed altri reperti creati a nuovo o restaurati di sana pianta. In particolare “si impone” per maestria esecutiva e per dimensione un albero di melograno tutto in ferro battuto e completato in perfetta e definitiva fase policroma, un’opera che ha richiesto molte ore di paziente lavoro, reso possibile dalla infinita fantasia dei due restauratori, la cui manualità non solo si impone per gli effetti dell’esperienza ma anche per la notevole sensibilità e immedesimazione per tutto ciò che è arte e natura. Generalmente padre e figlio non sono soliti dare un titolo alle loro opere di innata esecuzione, ma l’albero di melograno sarei tentato di intitolarlo “L’albero della continuità”, non una forzatura “gratuita”, la mia, ma una sorta di riconoscimento al merito di una disciplina che conosco ormai da oltre un trentennio. Va da sé che la conservazione del patrimonio artistico, come quello piemontese, ad esempio, richiama l’importanza del concetto di “restauro”, una disciplina che dall’antichità classica fino all’età moderna, rispecchiava (e rispecchia) l’intento di conservare e tramandare al tempo stesso opere d’arte, senza escludere l’idea del ripristino, di rifacimento e di integrazione…

coppia norvegese accanto a un'opera dei VocaturiE anche se le botteghe del “restauro” a Torino tendono a scomparire per mancanza di prosecutori, il fascino secolare del termine “restauro” continua a vivere e a mantenere l’atmosfera dell’antico, dello storico, del prezioso e di un valore culturale che forse pochi sanno apprezzare, come lo ha saputo fare la famiglia di Oslo tra lo stupore, l’ammirazione e la grande curiosità per l’accoglienza, ma soprattutto per aver conosciuto da vicino (e toccato con mano) una realtà che merita essere fatta conoscere anche nel loro Paese. Anche per queste ragioni i Vocaturi hanno fatto parte per oltre un ventennio della Associazione Piemontese Restauratori d’Arte (A.P.R.A.), che aveva lo scopo di contribuire a conservare il patrimonio artistico piemontese e nazionale istituendo una Scuola per giovani allievi al fine di evitare la chiusura di alcune botteghe. Purtroppo questa realtà con il tempo è andata “sfumando”, ma ciò nonostante resistono ancora alcune realtà altrettanto degne di valore attraverso “coraggiose” iniziative come l’associazione “ArteS” (arte, cultura, restauro) nata a Torino nel 2014 e di cui fa parte oltre ad Enrico Vocaturi, un gruppo di artigini con l’intento di promuovere sul territorio la cultura artigianale tradizionale, valorizzando la propria esperienza di saper fare a favore della collettività pubblica e privata. Per contatti: info@artes-torino.it.

 

 

Foto di Ernesto Bodini. In alto, al centro i restauratori Vocaturi, al loro fianco la famiglia Danielsen; al centro, alcuni manufatti restaurati; in basso, i coniugi Danielsen accanto ad un’opera dei Vocaturi

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