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Navi dei veleni, un altro effetto collaterale del nucleare

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1979, a largo di Locri (RC) affonda la motonave Aso con un carico di 900 tonnellate di solfato di ammonio 1982, affonda all’altezza dell’isola di Zante (Grecia) la motonave Barbara con 1200 tonnellate di manganesio e la 986 a Capo Vaticano (RC); 1991, la nave Alessandro I si inabissa a largo di Molfetta con 3550 tonnellate di rifiuti tossici; 1993, la nave Marco Polo va alla deriva nel Canale di Sicilia e si spiaggia in Tunisia; 1995, la porta container Coralin si inabissa sulla rotta Marsiglia – La Spezia, e alcuni container ripescati a Ischia presentano tracce di torio cinque volte superiori alla media.

La sconvolgente sequenza di naufragi sospetti nel Mediterraneo è stata raccontata in tv per la prima volta dallo scrittore Carlo Lucarelli, in una trasmissione di Rai Tre del 2009. Durante una puntata intitolata “Navi a perdere”, l’autore di Almost Blue ha ricostruito le inchieste sulle navi dei veleni istruite dalle Procure di La Spezia, Reggio Calabria e Matera. Inchieste molto serie, avviate su denunce di alcune compagnie assicurative londinesi, insospettitesi sulle strane modalità dei naufragi: coordinate non corrette fornite dai comandanti; sos lanciati in ritardo o neanche tentati; falle dalla forma troppo regolare e geometrica (cioè auto prodotte) ecc.

Inchieste ostacolate e spesso depistate anche attraverso misteriosi omicidi, come quello del capitano di corvetta Natale De Grazia, che nel 1995 indagava sulla nave Rosso dell’armatore Ignazio Messina & Co., una motonave incaricata dal ramo ecologico di Montedison di riprendere alcune scorie abbandonate in precedenza da altre navi italiane sulle spiagge libanesi. Ebbene, il tentativo di far naufragare la Rosso fallì, e il traghetto restò inclinato in superficie, rivelando agli inquirenti e alla stampa il suo carico tossico.

Oggi le vicende riguardanti le navi dei veleni non hanno più una grande copertura giornalistica, ma alla vigilia dell’importante voto referendario sul nucleare, è bene riportare sotto gli occhi dei lettori il problema delle scorie radioattive e del loro smaltimento, che spesso avviene con modalità del tutto illegali: secondo i loyd di Londra, infatti, fino al 2009 sarebbero stati 25 i naufragi di navi dei veleni simulati; secondo le Procure che hanno indagato i naufragi sarebbero stati invece una quarantina; più di cinquanta secondo Legambiente.

Ci sono, poi, le dichiarazioni (alcune delle quali riscontrate) del collaboratore di giustizia ex n’dranghetista Francesco Fonti su un giro d’affari internazionale dei rifiuti tossici, che coinvolgerebbe ben 22 paesi in tutto il mondo.

La trasmissione di Lucarelli del 2009 ha parlato anche del progetto dumping dell’Unione Europea, che prevederebbe siluri carichi di scorie da annegare sotto i fondali marini più profondi al mondo. Progetti, questi, che verrebbero scopiazzati e industrializzati alla meglio da imprenditori più o meno senza scrupoli e venduti alle aziende che si occupano di smaltire i rifiuti pericolosi.

Se tali sono le vie allo smaltimento delle scorie nucleari, siamo davvero certi che sia questa la fonte su cui sviluppare i futuri piani energetici italiani?

Andrea Anastasi

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