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I “Monuments Men” eroi della seconda guerra mondiale

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Se pensiamo ad eroi di guerra durante il secondo conflitto mondiale usualmente associamo queste figure a generali che hanno portato avanti molte vittorie, cecchini che hanno sterminato da soli interi squadroni di nemici oppure medici che hanno salvato la vita a numerose persone, ma nessuno si ricorda mai dei “Monuments Men”. Il loro contributo durante la guerra è stato sicuramente “pittoresco” ma non si può negare  l’impatto che ha avuto su tutta la nostra civiltà. I Monuments Men furono, infatti, un gruppo di 350 persone fra restauratori, archivisti, direttori di musei, esperti di arti figurative, archeologi ed appassionati di arte incaricati dagli eserciti alleati di recuperare in Europa tutti i capolavori artistici sottratti dai Nazisti. Questo gruppo nasce nel 1943 da un’iniziativa dell’America e dell’Inghilterra in seguito alle ben note numerose razzie e saccheggi su vasta scala di opere d’arte che i Nazisti compivano nelle terre conquistate al fine di realizzare l’utopico sogno di Hitler di costruire un gigantesco museo nella città austriaca di Linstz che racchiudesse il maggior numero di opere d’arte possibile. Una volta che il progetto fu approvato dal presidente Roosvelt, i Monuments Men iniziarono ufficialmente la loro attività al servizio della Mfaa (Monuments, Fine Arts and Archives), sbarcando in Normandia assieme alle truppe alleate nel Giugno del 1944. Da quel momento in poi il gruppo di ricercatori passò al setaccio chiese, castelli, conventi e abitazioni private al fine di ottenere notizie sulle sorti delle opere d’arte che erano state saccheggiate con l’arrivo delle armate hitleriane. Assieme anche al supporto del direttore del Louvre, Jacques Jaujard e di una collaboratrice volontaria di nome Jeu de Paume, i Monuments Men arrivarono al famoso castello di Neuschwanstein, in Germania, dove erano ammassate centinaia di opere d’arte rubate a ricche famiglie ebraiche francesi e lì impiegarono ben 6 settimane per trasportare tutte le opere d’arte dato che ognuna di essa dovette essere trasportata a mano per i centinaia di gradini del castello.

Dopo numerosi ritrovamenti e catalogazioni di migliaia di opere, sparse per tutta la Germania e la Francia, i Monuments Men arrivarono finalmente al cuore delle razzie tedesche nella miniera di salgemma austriaca di Altaussee dove reperirono ben 6500 opere nascoste in alcune casse. Qui dentro trovarono opere come la Madonna con Bambino di Michelangelo (del 1500), L’Astronomo di Jan Veemeer (1668) e il Polittico dell’Agnello Mistico di Jan van Eick (1432) ma la sorpresa vera arrivò quando trovarono altre 8 casse sigillate con su scritto sopra: “Attenzione, marmi, maneggiare con cura”. Quando aprirono queste casse i Monuments Men non si trovarono davanti dei marmi bensì 8 bombe inesplose ancora funzionanti. È in questo momento che si venne per la prima volta a conoscenza della così detta “operazione Nerone” ideata da Hitler. Questa operazione segretissima sarebbe stata attuata in caso di declino del regime nazista e  avrebbe compreso la totale distruzione di tutte le opere rubate dai Tedeschi durante il regime. Per fortuna questa operazione non fu mai avviata e questo permise ai Monuments Men, dopo molti anni di lavoro, di restituire tutte le opere rubate dai Nazisti ai legittimi proprietari. Questa è la storia di alcune persone colte e appassionate d’arte che, con il loro contributo, hanno mantenuti intatti centinaia di anni di storia e di cultura del popolo occidentale per dimostrare che, anche nei momenti più bui, non si deve dimenticare mai la cultura e l’arte che è forse ciò che l’uomo ha lasciato di più bello e con più valore su questo pianeta.

Lorenzo Toninelli

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