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Con Maurizio De Giovanni l’emozione acquista voce

Ospite al Festivaletteratura 2017 di Mantova, l’autore ha dimostrato ancora una volta di saper incantare il pubblico non solo con la scrittura ma anche con il pensiero e la voce.

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di Marcella Onnis

Maurizio De GiovanniNon credo sia un azzardo affermare che sono pochi gli autori che nel leggere i propri brani rendono quanto nello scriverli. Né temo smentite dicendo che tra questi pochi ce n’è uno che forse è il più bravo di tutti e che si chiama Maurizio De Giovanni. Bravo, bravissimo perché non legge: interpreta. Non a caso, alle presentazioni dei suoi libri, gli viene sempre chiesto di esibirsi in quest’attività e ogni volta, sia giorno o notte, ci si trovi in luogo aperto o chiuso, ordinario o splendido, si crea lo stesso incanto. Il silenzio assoluto non esiste, ma certo è che mentre lui legge nessuno riesce a sentire altro che la sua voce, a vedere altro che le espressioni del suo viso e il gesticolare delle sue mani. Un processo quasi magico, ipnotico, che una volta concluso viene coronato immancabilmente da un lungo, caloroso e riconoscente applauso.

L’emozionante rito si è svolto esattamente come i suoi lettori si aspettano e desiderano anche giovedì scorso a Mantova nell’ambito della XXI edizione di Festivaletteratura. Com’era giusto che fosse, però, questo è avvenuto a fine incontro, perciò dovrò ora raccontarvi a ritroso, come in un flashback, le altre belle parole che De Giovanni ha pronunciato non leggendole dalle sue pagine ma rispondendo agli stimoli di Marilù Oliva e del pubblico.

«Tra i tuoi talenti c’è creare atmosfere giuste» l’ha lodato Oliva, ma lo scrittore napoletano non ritiene di avere tanto merito: «Ho la grande fortuna di essere nato in una città fatta di tanti strati e se tu ne scegli uno, puoi esser certo di raccontare qualcosa che nessun altro ha mai raccontato. Napoli è una città che racconta situazioni socio-economche particolari in epoche diverse». Una città che, ha affermato, «è cambiata totalmente dopo la Seconda guerra mondiale» e che «ha la tragedia di essere immersa in un eterno presente», una condizione bloccante che non le consente di pensare al futuro né di riflettere sul passato.  E ancora: «Napoli è l’unica città sudamericana fuori dal Sud America».

De Giovanni e Oliva al festivaletteratura 2017Quanto al gradimento dei suoi cicli, quello dedicato al Commissario Ricciardi e quello su I bastardi di Pizzofalcone, De Giovanni sa darsi una precisa spiegazione: «Il successo del romanzo nero italiano è legato al fatto che racconta la strada e la gente vuol sentire raccontare la strada. Il nostro romanzo è tutto tranne che consolatorio: ogni singolo delitto è una grande sconfitta sociale, di tutti noi».

Venendo poi a “Rondini d’inverno”, l’ultimo volume uscito per la serie dedicata a Ricciardi, ha spiegato che il romanzo è incentrato sul tema del tradimento, «una situazione esplosiva, la più terribile per una storia d’amore». Come aveva anticipato due anni fa proprio al Festivaletteratura, questo episodio è ispirato alla canzone “Rundinella”, in cui un uomo si rivolge – con l’appellativo, appunto, di “rondinella” – alla donna che ama e che lo ha abbandonato, invocandone il ritorno e lamentando di non saper più cosa rispondere a chi gli chiede notizie di lei. La canzone si chiude con il verso “un solo amico non mi ha chiesto: il mio migliore amico, che non vedo più. Dev’essere partito.”, ha ricordato De Giovanni, per poi commentare che «“Rundinella” ha un grande valore per il sorriso che ci fa fare e per la riflessione successiva: quell’uomo si dice “Non posso capire sennò non posso lasciare la porta aperta e resterò solo per sempre”».

Maurizio De Giovanni e Marilù OlivaNon meno tormentato è – e resta in questo romanzo – l’amore tra Ricciardi ed Enrica, personaggio che ha portato De Giovanni a rimarcare che «dolcezza e forza, dolcezza e debolezza, sono concetti differenti. Ci sono persone dolci e delicate, comunque determinate e sono soprattutto donne». Mentre riguardo all’amore in generale lo scrittore napoletano ha dichiarato che «è uno spettro talmente vasto che puoi scriverci migliaia di pagine e ognuna sarà diversa dalle altre», anche perché «l’amore non è un sentimento ma una modalità dell’esistenza che accompagna ogni cosa». E a questa parola occorre dare il giusto significato, trarne tutte le conseguenze del caso: «Il possesso è una cosa, l’amore è un’altra. Se io voglio bene a una persona, voglio il suo bene e se io non lo sono, mi devo allontanare».

Ai personaggi di De Giovanni, soprattutto a Ricciardi, si finisce con l’affezionarsi come a persone reali e questo fatto trova senz’altro spiegazione nel coinvolgimento emotivo sperimentato per primo dall’autore. «Un libro è un viaggio, una cosa che devi aprire e ti puoi ritrovare da un’altra parte. È l’unica cosa così profondamente immersiva da non lasciar spazio ad altro», per cui l’immedesimazione diventa necessaria: «Tu in quel posto ci devi andare. Se uno scrittore deve portare in viaggio i suoi lettori, deve essere il primo a commuoversi davanti a un panorama».

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2 Commenti su Con Maurizio De Giovanni l’emozione acquista voce

  1. Come ti invidio per aver conosciuto uno scrittore come Maurizio De Giovanni, lo adoro!!!

  2. Anche io lo adoro ed era già la seconda volta che lo vedevo. Oltre a scrivere benissimo e a saper leggere con perfetta interpretazione le sue pagine, è anche affabile, solare e dispoinibile. Esattamente come lo immagini per l’aria bonaria che emana il suo viso.

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