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Match precari–Regione Sardegna: timido 1-0 per i manifestanti

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I precari della Regione Sardegna, guidati dalla segreteria regionale della Cgil – Funzione pubblica, si erano dati appuntamento per le nove circa, davanti al palazzo di viale Trento, a Cagliari, dove ha sede la Presidenza della Regione. I precari più attivi, però, arrivano lì almeno mezz’ora prima e cominciano subito a tappezzare le vetrate ed i piloni esterni del palazzo con ironici cartelloni e striscioni. Pian piano arrivano i rinforzi, compresa – a mattino inoltrato – una delegazione di precari capeggiati dalla Uil, che ha deciso a sorpresa di aderire alla manifestazione.

Il gruppo non è molto numeroso ma si fa sentire, in modo pacifico e civile, con colorati e striduli fischietti. Devono attendere poco perché il segretario particolare del Presidente, Franco Carta, scenda a parlare con loro, comunicando la volontà del Governatore di incontrare, insieme all’Assessore regionale al personale, una delegazione di precari. L’invito concreto a trattare si fa un po’ attendere, ma arriva e la delegazione di Cgil, Uil e precari si avvia agguerrita verso il confronto. La FP – Cgil, in particolare, ha le idee chiare su cosa chiedere:

–           immediata attivazione dei bandi per la stabilizzazione dei precari per cui è previsto il concorso;

–          stop al dibattito sulla dotazione organica poiché la finanziaria regionale 2008 prevede un sistema di assunzione dei precari a costo zero, secondo il quale per ogni due dipendenti cessati dal servizio deve essere stabilizzato un precario;

–          no a bandi per profili professionali, sì a bandi per categoria (in modo che nessuna tipologia di  precario da stabilizzare venga tagliata fuori dai concorsi).

Cruciale è, soprattutto,  il nodo della dotazione organica, presupposto fondamentale per la stabilizzazione. Come forse non tutti sanno, infatti, nel settore privato un lavoratore precario che di fatto sia equiparato ad un dipendente (perché ha un orario da rispettare, perché lavora nei locali dell’azienda che lo ha assunto, perché svolge funzioni che rientrano nell’attività ordinaria dell’azienda, perché il contratto è stato più volte rinnovato perdendo il carattere della temporaneità, ecc …) può ottenere dal giudice del lavoro il riconoscimento del diritto ad essere stabilizzato. Nel pubblico no: oltre alle norme che lo prevedano, occorre che ci siano posti disponibili per assorbire i precari. Il giudice del lavoro, in questo caso, può riconoscere al lavoratore solamente il risarcimento dei danni.

L’incontro non dura tanto (c’è la riunione di Giunta che aspetta il Presidente Soru e l’Assessore Dadea), ma ai manifestanti rimasti ad aspettare sulla soglia del “palazzo del potere” quell’attesa sembra una vita. Finalmente i delegati scendono e dalle parole del segretario regionale FP – Cgil, Giovanni Pinna, e della coordinatrice regionale dei precari per la Cgil, Simona Deiana, emerge subito che i risultati concreti per ora sono pochi, anche se ci sono state promesse che, per una volta, non sembrano essere solo aria fritta. Queste le risposte più importanti fornite dall’esecutivo regionale:

–          la stabilizzazione non è in discussione e si farà, anche se i tempi di attuazione saranno lunghi;

–          sarà presto pubblicato il bando per coloro che devono essere stabilizzati con concorso;

–          sarà approvato a breve l’ampliamento della dotazione organica.

L’Assessore al personale si è impegnato, inoltre, a sollecitare il rinnovo dei contratti per gli “stabilizzandi” nei casi in cui i dirigenti non rispettino spontaneamente quanto stabilito in proposito dalla finanziaria regionale 2008.

La FP – Cgil non è soddisfattissima, ma è ottimista perché conosce il nemico e sa che questa è una partita lunga e logorante in cui, davvero, vale il proverbio “chi la dura la vince”. Per questo ha già chiare le prossime mosse: vigilare sul rispetto degli accordi, formali ed informali, presi con la Giunta e ricominciare la trafila di consultazioni in Consiglio regionale (in vista della discussione sulla finanziaria regionale 2009) per chiedere una norma che preveda un ampliamento della dotazione organica tale da assicurare l’assorbimento totale dei precari da stabilizzare.

Il punto più critico della vertenza resta quello dei lavoratori dell’Agris (Agenzia regionale per la ricerca in agricoltura) la cui sorte resta nelle mani del discusso direttore dell’Agenzia, Giuseppe Pulina. Quest’ultima dispone, infatti, di autonomia organizzativa anche in materia di personale per cui la Giunta ha un po’ le mani legate. Resta, però, uno spiraglio poiché l’esecutivo ha il potere di disporne l’ampliamento della dotazione organica su proposta dell’Assessore all’agricoltura, al quale la Cgil chiederà subito un incontro. Nel frattempo, il sindacato attiverà i propri legali per procedere contro gli atti adottati dall’Agenzia in violazione delle norme regionali in materia di stabilizzazioni. L’Assessore Dadea, per parte sua, si è impegnato a trasmettere gli stessi atti alla Corte dei Conti affinché faccia i rilievi del caso.

Tra i manifestanti, però, il malumore è palpabile: troppo poco dopo mesi e mesi di attesa! In ogni caso, le fila si sciolgono, in attesa di sapere se la Giunta approverà davvero la delibera sulla dotazione organica che darà il via libera al processo di stabilizzazione (l’argomento compariva all’ordine del giorno della Giunta da luglio, ma la delibera fino alla precedente riunione di Giunta non era stata approvata).

Prima di congedarsi, però, la FP – Cgil invita tutti ad essere fiduciosi. Ed ha ragione, perché in serata arriva la notizia che la delibera è passata: 11 nuovi posti per i precari. Pochi, è vero; meno dei previsti (dovevano essere 16)  ma è un segnale di disgelo che va accolto positivamente. Del resto, il provvedimento è stato definito dallo stesso Assessore al personale come ” una prima risposta ai problemi del precariato” perché “il piano di stabilizzazione ha la durata di 2 anni”.

In ogni caso, nessuno si accontenterà delle briciole: il sindacato, per primo, ha intenzione di tenere alta la guardia perché questa è considerata solo “una partita vinta in un campionato tutto da giocare”.

La battaglia dunque è lunga per cui la pressione non dovrà essere allentata ed il fronte dei precari dovrà restare compatto, se vuole uscire vittorioso, anche perché dal Governo in questi giorni arrivano (seppur altalenanti) nuovi venti di guerra.

Marcella Onnis

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