Maria Montessori, un’antesignana dello sviluppo psicopedagogico del fanciullo

A sessant’anni dalla sua scomparsa

Nonostante l’evoluzione politico-culturale nell’ambito dell’istruzione, è ancora valido in alcune realtà italiane il “Metodo Montessoriano”, segno evidente che l’attuale insegnamento primario nel nostro Paese (e soprattutto all’estero), non può “disconoscere” le radici di una metodologia scolastico-pedagogica di altrettanta validità ed importanza.

In Italia sembra che non sia mai esistita una preclusione ufficiale (fatta qualche eccezione) all’accesso delle donne all’università. Gli storici individuano nella veneta Lucrezia Cornaro Piscopia (1646-1684) la prima donna laureata (in filosofia) nel nostro Paese: all’università di Padova avrebbe conseguito l’ambito traguardo, oltre a conoscere ben cinque lingue. Ulteriori fonti storiche riportano, a partire soprattutto dal ‘400, che tra coloro che si sono imposte nel mondo della scienza e della libera professione medica figurano le bolognesi Dorotea Bocchi (1360-1436), che succede al padre come docente di Medicina e Filosofia Morale all’università di Bologna; nel ‘700 Anna Morandi Manzolini (1714-1774) si dedica allo studio dell’Anatomia per aiutare il marito e alla sua morte gli succede come titolare della Cattedra di Anatomia all’università di Bologna, nel cui museo sono conservati i modelli anatomici in cera da lei allestiti. Negli ultimi due secoli, è Maria Dalle Donne la prima docente di Ostetricia nella regia Università di Bologna, laureatasi in Filosofia nel 1799 per poi dirigere, nel 1804, la Scuola delle Levatrici.

Ma è Maria Montessori (Ancona 1870 – Olanda 1952) la prima donna in Italia a conseguire nel 1896 la laurea in Medicina e Chirurgia (ma anche in Scienze Naturali e Filosofia), specializzandosi in seguito in Psichiatria e Pedagogia. Dopo gli studi universitari si dedicò alla cura dei bambini con problemi psichici, nella convinzione che con il trattamento educativo otteneva maggiori risultati rispetto a quelli ottenuti con le cure mediche tradizionali. Fu assistente in un ospedale iniziando a praticare la medicina generale; in seguito, fu chiamata dalla famiglia imperiale tedesca a Berlino; mentre a Londra incontrò Silvia Pankhurst e fu presentata alla regina Vittoria. Dal 1898 al 1900 si occupò dell’educazione dei fanciulli, frenastenici in particolare, predisponendo per loro materiale sensoriale cui seguirono notevoli risultati. Riuscì a preparare agli esami di licenza elementare bambini tardivi e a farli passare senza che gli esaminatori si accorgessero del loro deficit.

L’autorevole educatrice marchigiana è ricordata ancora oggi, per i suoi “originali” metodi pedagogici volti al “corretto” sviluppo dell’infanzia tra i quali il ben noto metodo di autoeducazione, che consiste nella massima libertà lasciata ai bambini nella fase preelementare; ovvero un aiuto capace di far conquistare alla personalità umana la sua indipendenza liberandola dai pregiudizi degli antichi metodi di educazione: in esso si dà precipua importanza alla concentrazione o polarizzazione dell’attenzione del bambino. Tale aiuto non presume la bontà naturale integrale del Rousseau; nemmeno esclude la correzione e non intende in senso assoluto o arbitrario la libera attività dei fanciulli. «È autoeducazione – precisava la dottoressa Montessori – in quanto l’attività del bambino, stimolata dall’ambiente e dai mezzi educativi, preparati dall’educatore in modo da promuovere la graduale consapevolezza di lui, e quindi la vera libertà del suo spirito, è lasciata libera di svolgersi secondo l’ ”impulso buono”; solo se l’azione è dettata da impulso “non buono” l’educatore deve intervenire, ma possibilmente deve prevenire».

I successi riportati dalla Montessori, che tra l’altro ha ricoperto il ruolo di direttrice della Scuola Magistrale Ortofrenica, e di docente universitaria in Igiene e Antropologia, la indussero ad estendere le sue esperienze in metodologia educativa al mondo dei ragazzi normali. Nascevano nel 1907 le “Case dei bambini” della Montessori, che tanto contribuirono al rinnovamento scolastico dal punto di vista auto educativo e attivistico; e tali furono i riscontri che i suoi metodi si estesero in Spagna, Svezia, Olanda, Inghilterra, Danimarca, Stati Uniti, e persino in India dove trascorse il periodo più lungo della seconda guerra mondiale, per tornare successivamente in Europa.

Nel 1910 rinunciò all’esercizio della psichiatria e a quel credo di femminista che tanto la contraddistinse; nel 1913 si prodigò per fondare un partito sociale internazionale del bambino. Fu anche una proficua e valida scrittrice, la cui produzione comprende “Il metodo della pedagogia scientifica applicata all’educazione infantile” (1909), in seguito rielaborato e nuovamente pubblicato sotto il titolo “La scoperta del bambino” (1950); “L’autoeducazione nelle scuole elementari” (1916); “Manuale di pedagogia scientifica” (1921); “Il segreto dell’infanzia” (1950); in particolare “Metodo di classificazione dei deficienti, punto di partenza per il loro trattamento pedagogico”; e più recentemente “Educazione per un mondo nuovo” e “Educazione e pace”. Una grande educatrice, studiosa e scrittrice all’insegna della creatività e della libertà intelligente, tanto emblematica quanto “originale” e per certi versi “dirompente”, della quale non esiste una sua biografia in italiano, ad eccezione di un profilo intitolato “Maria Montessori” (edito da Il Mulino), scritto dall’olandese Marjan Schwegman, attratta da una intellettuale che ha saputo dare un giusto impulso allo sviluppo della cultura, del costume, della scuola e delle scienze sociali.

Ernesto Bodini

(giornalista scientifico)

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