Marco Missiroli riporta gli atti osceni al luogo giusto: il privato

Atti osceni in luogo privato di Marco Missiroli

Atti osceni in luogo privato di Marco Missirolidi Marcella Onnis

Per parlare di “Atti osceni in luogo privato” di Marco Missiroli voglio partire dalla foto in copertina: la “Holy cross” di Erwin Blumenfeld, a cui il protagonista del libro, Libero Marsell, così si approccia quando se la ritrova davanti al MoMa di New York: «[…] c’era quest’opera su sfondo bianco con quattro linee curve che si lambivano e davano forma a una croce o a una feritoia, feci un passo indietro e capii che era il punto dove i glutei e le gambe convergono. Lo fissai, delicato e ambiguo, brutale […]». Potenzialmente blasfema per via del titolo, nella sua schiettezza (forse non veridico anche il sottotitolo “in hoc signo vinces”?) risulta magnetica e bella, persino regale. Ecco, questo romanzo è un po’ così: schietto nel parlare di sessualità tanto da poter apparire impudente, ma bello proprio per questa veridicità e per l’eleganza con cui inaspettatamente affascina chi lo legge.

RIPORTARE L’INDECENZA AL PRIVATO PERCHÉ TORNI MERAVIGLIOSA – Leggendo alcuni pareri su aNobii sono incappata in un lettore che definisce furbo il titolo, “Atti osceni in luogo privato”. Sì, può darsi che lo sia, ma è anch’esso veritiero ed è sempre da apprezzare un autore che non tradisce il patto di fiducia con il lettore. Il maggior pregio di questo libro, infatti, a mio parere è proprio fare ciò che annuncia, ossia riportare il sesso e l’oscenità – con o senza virgolette, come preferite – alla dimensione che è loro propria: il privato. Non vi anticipo come sia definita l’oscenità, la “meravigliosa indecenza” per usare le parole di Marie, uno dei personaggi femminili di maggior spessore: mi limito solo a dire che, per essere goduta in pienezza e, direi, in modo sano, deve essere vissuta con discrezione, senza esibirla. E che bisogna cercare e preservare l’insospettabilità, altro concetto per la cui definizione vi rimando al libro. Essere convinti di questo, io credo, dovrebbe, però, portare anche a nuotare controcorrente per riportare al dietro le quinte ciò che oggi si trova alla ribalta dei più disparati teatri. Perché la continua esposizione di culi, tette, vagine, atti sessuali e via dicendo non è sicuramente servita a superare i tabù legati al sesso né a rapportarci in maniera più sana e consapevole con quella che è una sfera importante e assolutamente naturale della nostra vita. Al contrario, se possibile, ha peggiorato le cose, ammantando il sesso ancor più di morbosità o, nella migliore delle ipotesi, privandolo di quella magia e quel mistero che ne sono forza ed essenza.

Sarebbe bello vedere – lentamente magari, ma visibilmente – confinata ai margini questa dozzinale rappresentazione pornografica del corpo e della sessualità a vantaggio delle migliori espressioni erotiche. E tra queste annovero senz’altro l’erotismo di Marco Missiroli: mai morboso, elegante (come la sua scrittura), a tratti anche tenero; forse maschile ma di certo non maschio né tantomeno macho. Su cosa sia l’eros ognuno ha la sua idea e nella mia conto di includere anche quella che Missiroli mette in testa a Libero (che non posso fare a meno di pronunciare vezzosamente alla francese, con l’accento sulla “o”): «[…] l’eros è l’arte di immaginare situazioni realistiche con possibilità di fallimento […]». E sottoscrivo anche la raccomandazione di Marie («L’eros pretende l’imprevisto») e la sua definizione di chimica, di quel «qualcosa di molto più succulento dell’estetica» e, aggiungerei, più irresistibile, irrazionale e istintivo: per lei «La chimica non era attrazione, nemmeno complicità, nemmeno legame: consisteva nel ribollimento ormonale senza spiegazione. La chiave di tutto era: senza spiegazione. Al di là del viso, del corpo, dell’odore, da qualche parte in qualcuno resisteva un campo energetico che manipolava le scintille cerebrali».

NON DI SOLO SESSO È FATTA LA VITA DELL’UOMO – Ovviamente il romanzo non parla solo di sesso e amore, anche se spesso questi sono la chiave di accesso o di lettura per altri temi: i rapporti interpersonali, con particolare attenzione – oltre che per quelli tra partner – a quelli tra amici ma soprattutto tra padre e figlio così come tra madre e figlio; il tradimento in diverse declinazioni; la solitudine, la malattia, la morte, la nascita, la fine delle cose…  insomma, le tante facce della vita. E a far da legante tra questi temi non c’è solo Libero, ma ci sono anche le decine di libri e film citati… per la gioia – o la tribolazione – degli amanti di letteratura e cinema.

PER OGNI FALLIBILITÀ UNA POSSIBILE ASSOLUZIONE – Quanto agli aspetti negativi, una critica ricorrente che ho riscontrato per “Atti osceni in luogo privato” è che la seconda parte sarebbe meno bella della prima. A voler essere precisi, il romanzo è suddiviso in più di due parti, ma credo di poter affermare che con “seconda parte” s’intenda ciò che si legge dalla sezione “Adultità” (ben oltre la metà del libro) in poi. Più ci si avvicina al finale e più concordo che la storia perda sensualità e brio, il che è un po’ paradossale visto che il tempo non viene più dilatato ma anzi accelera. Però, se pensiamo che sono le pagine che raccontano Libero adulto, Libero che, crescendo, mette i tasselli a posto, insomma matura, ci può stare che la storia diventi meno eccitante e intrigante. Perché è più che plausibile che la testa e il corpo di una persona adulta debbano destreggiarsi sempre più spesso con responsabilità e problemi poco allettanti. È così, infatti, che funziona la vita. Ce lo ricorda persino Philip Roth nell’impudente “Il teatro di Sabbath”, perché non dovrebbe farlo Marco Missiroli nella sua al confronto pudica opera?

C’è anche chi ritiene Libero Marsell un personaggio troppo perfetto. La mia risposta è: “Perfetto chi?!” Sbaglia Libero, a voglia se sbaglia, e a volte lo fa in maniera stupidamente cattiva. Commette errori così come fanno altri personaggi intorno a lui e tutti si rivelano speciali ma decisamente perfettibili. A ben pensarci, anzi, per me questo libro ha il pregio di assolvere. Assolvere i suoi personaggi, appunto, ma anche noi, colpevoli quanto e più di loro di bassezze, stupidità, errori… “Atti osceni in luogo privato” ci dona l’assoluzione per le volte in cui siamo caduti o vogliamo cadere: puoi farlo, ci dice, purché sia un fatto occasionale e purché adotti un minimo di cautele, ma soprattutto purché poi punti alle altezze del corpo e dell’anima.

Non condivido neppure l’idea che il protagonista sia scontato, però non mi sento di negare che sia tendenzialmente tale la trama, per via del suo catartico fluire verso esiti positivi o almeno riparativi. Forse è anche poco plausibile che in una sola esistenza si concentrino tanti eventi e incontri così speciali, ma è anche lecito dubitarne: può essere anche che la straordinarietà delle cose e delle persone sia un dono che tutti riceviamo in abbondanza, solo che in tanti non ce ne accorgiamo, per cui quella di cui potremmo godere non viene raccontata né da noi né da altri.

PER CHI SÌ E PER CHI NO – In ogni caso, concordo con mia sorella Silvia, quando afferma che l’effetto che un libro ci fa dipende molto da ciò che vi cerchiamo. Pertanto, se cercate una storia verosimile o una storia avvincente quanto un thriller o, ancora, una storia pornografica o perlomeno morbosa, queste pagine non fanno di certo al caso vostro. Se, invece, cercate Erotismo e magari risposte e/o nuove domande, accomodatevi. Fatelo soprattutto se anche voi, come Libero, credete «nelle piccole svolte, nei miracoli sulla 34ma strada, nei gol dei portieri e negli eventi timidi che cambiano la sorte».

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