
“È un attacco all’indipendenza della professione” – Consiglio Nazionale Forense (CNF)
Il CNF ha espresso sconcerto e ha dichiarato di non essere mai stato consultato. Ha chiesto di essere rimosso dal testo, affermando che gestire pagamenti legati ai rimpatri “non rientra nelle proprie competenze istituzionali”.“Stravolge il ruolo dell’avvocato” – Organismo Congressuale Forense (OCF)
L’OCF ha proclamato lo stato di agitazione. Secondo l’organismo sindacale dell’avvocatura, la norma:
- “stravolge il ruolo dell’avvocato”
- lo trasforma in un “collaboratore degli obiettivi politici del governo”
- mina il diritto di difesa, che deve essere privo di interessi economici rispetto alle scelte del cliente
“Avvocati strumenti dello Stato” – Unione Camere Penali
Le Camere Penali denunciano che il compenso legato all’esito del rimpatrio crea un conflitto di interessi: il legale potrebbe essere incentivato a orientare il cliente verso il rimpatrio invece che difenderne i diritti.
“Norma potenzialmente incostituzionale” – varie associazioni forensi
Molte associazioni giuridiche hanno sottolineato che la norma:
- è in contrasto con l’art. 24 della Costituzione (diritto alla difesa)
- altera il rapporto fiduciario tra avvocato e assistito
- introduce un compenso “a risultato”, incompatibile con la deontologia
“Mai coinvolti, mai informati” – CNF (secondo punto)
Il CNF ha ribadito di non essere stato mai consultato durante l’iter parlamentare e ha chiesto formalmente al Parlamento di correggere o eliminare la norma.
Gli avvocati italiani hanno definito la norma:
- lesiva dell’indipendenza
- contraria alla Costituzione
- pericolosa per il diritto di difesa
- incompatibile con la deontologia
- un tentativo di trasformare i legali in strumenti della politica sui rimpatri
Ed è proprio su queste basi che Mattarella ha detto il suo “così non va”.




