L'Associazione federale degli jodler conta oltre 12'000 membri attivi, suddivisi in 711 associazioni. Keystone / Jean-Christophe Bott
Il mondo svizzero dello jodel ha motivo di festeggiare: questa pratica è stata iscritta nella lista dell’UNESCO del patrimonio culturale immateriale.
Per la Svizzera, così come per tutte le persone che praticano lo jodel, questo riconoscimento significa innanzitutto una maggiore visibilità pubblica. Tuttavia, comporta anche degli obblighi: “Al momento della candidatura abbiamo definito delle cosiddette misure di salvaguardia“, spiega a SRF Nadja Räss, jodler e professoressa alla Scuola universitaria di musica di Lucerna. Queste includono, ad esempio, la promozione delle nuove leve, la digitalizzazione e la percezione nella società. “L’UNESCO effettua controlli regolari su questo punto”, afferma Räss.
Un progetto già avviato in questo contesto è l’aula di jodel. “Abbiamo lanciato un appello per cercare insegnanti che già lavorano nelle scuole elementari e che fossero disposti a integrare lo jodel nelle loro classi”, dice Räss. Se in origine lo jodel serviva per comunicare in montagna – i pastori lo usavano per richiamare le mandrie o per comunicare con altri malgari sulle Alpi – oggi questa pratica è ancora molto viva: oltre 12’000 persone attive in 711 associazioni sono organizzate nell’Associazione federale degli jodler. A queste si aggiungono numerosi gruppi indipendenti.
Il servizio proviene da www.tvsvizzera.it
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