L’IMMIGRAZIONE E I GRAVI RISVOLTI POLITICO-SOCIALI MAI RISOLTI

Come tutte le emergenze anche l’immigrazione rappresenta un “ostacolo” allo sviluppo e alla serenità di un Paese…, si badi bene, però, che non si tratta di razzismo ma di una realtà oggettiva. Giustizia e uguaglianza per molti sono ancora un miraggio.

di Ernesto Bodini *

Non c’è evento nella nostra vita quotidiana che non “ostacoli” la serenità di un Paese, come l’interminabile fenomeno della immigrazione. Oltre un secolo fa i nostri connazionali emigrarono soprattutto in America in cerca di fortuna, o comunque sperando in una migliore condizione di vita… se non di sopravvivenza. Ma nel giro di circa  mezzo secolo la situazione si è invertita tant’è che, soprattutto in questi ultimi decenni, il nostro Paese ha subito (e sta subendo) una forte immigrazione di popolazioni provenienti da diversi Paesi dell’Africa, la cui presenza ha comportato ogni volta molteplici problemi di varia natura gestionale: collocazione abitativa, sostegno economico, come pure le notevoli differenze culturali, usi e costumi, senza trascurare il non meno importante aspetto della igiene personale e collettiva. È evidente che questo continuo flusso migratorio sta invadendo la nostra nazione (altre un po’ meno), con altri problemi al proprio interno, affrontato e gestito politicamente con continui rimbalzi per l’incostanza del nostro Governo, ma anche per un certo numero di italiani che non sono propensi (o hanno difficoltà, spesso non a torto) ad accettare questi “ospiti stranieri” per diverse comprensibili ragioni, e in non pochi casi con atteggiamenti di razzismo, anche se questo termine è da ritenersi inappropriato. Ma, più estensivamente, il dramma umano è dato dai non pochi naufragi, ossia da tutte quelle persone (molti anche i bambini) che sono periti in mare senza poter raggiungere le nostre coste. Quindi, per tutte queste ragioni viene da chiederci quanto vale la vita umana fra mille pericoli e incertezze pur di uscire dal proprio Paese per motivi di conflitti interni, carestie, povertà estrema e chissà quanto altro ancora. Ma nel contempo, oltre alle numerose difficoltà di collocare queste centinaia di migliaia di immigrati nella Penisola non priva di problemi interni, la realtà va ulteriormente peggiorando, sia per la situazione pandemica in corso e sia per gli oltre 5 milioni di reali poveri nostri connazionali. Ne consegue che lo sforzo per gestire il tutto non è solo di carattere politico, ma anche umano e culturale che implica azioni razionali, in assenza delle quali si dovrebbe ogni volta adire a soluzioni salomoniche. Detto così sembra facile, ma a noi cittadini residenti che abbiamo il diritto di mantenere determinati diritti, non viene spiegato per quali ragioni e con quali reali modalità si deve (doverosamente o meno) continuare a “subire” questo flusso migratorio. Ma pur accettando il tutto, si tenga presente che parte di questi immigrati sono privi di sussistenza e altri non si adeguano alle nostre leggi, e comunque non c’è lavoro e casa per tutti, tant’è che una certa percentuale è costretta a delinquere creando notevoli danni alla collettività con conseguenze spesso di carattere penale: circa un terzo dei detenuti in Italia sono extracomunitari o comunque stranieri. E se vogliamo dirla sino fondo, a parte i clandestini (la cui maggioranza è quella che delinque), a tutti i cosiddetti immigrati regolari viene garantita l’assistenza sanitaria di base (e magari anche più), un ulteriore esborso del SSN in quanto costoro non sono in grado di pagare tasse e corrispettivi ticket; per contro non tutti gli italiani, a parità di requisiti, ricevono lo stesso tipo di prestazioni sanitarie come prevede il SSN. Se tutto questo è saper gestire un Paese, che tanto vanta democraticità e uguaglianza, Dio me ne scampi e liberi! Inoltre, se da più parti si invoca una Europa sempre più unita, è bene che i lor Signori che tanto pontificano, rivedano le proprie posizioni etiche e politiche, e si predispongano per studiare in modo più oculato come far convergere le diverse culture sia all’interno che all’esterno dell’Europa. In passato molti arditi hanno lottato un po’ ovunque per raggiungere quel miraggio che si chiama uguaglianza, e in molti casi si è raggiunto l’obiettivo (sia pur al prezzo di sacrifici d’ogni sorta), ma c’è ancora molta strada da fare: continuare a parlare e invocare la benedetta uguaglianza è un continuo prendere tempo. Intanto le ingiustizie si perpetuano e le vittime “sacrificali” si sommano, e questo grida vendetta al cospetto  di Dio!

*giornalista e opinionista

Tutte l’opinioni presenti nel sito, corrispondono solo a chi la manifesta. Non sono necessariamente l’opinione  della Direzione.

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