Sigfrido Ranucci
L’Italia perde terreno nella classifica mondiale della libertà di stampa. Secondo l’ultimo World Press Freedom Index pubblicato da Reporter Sans Frontières (RSF), il nostro Paese scende dal 49° posto al 56°, segnando un arretramento di sette posizioni rispetto all’anno precedente.
Una discrepanza che non è solo numerica: il passaggio dal 49° al 56° posto colloca l’Italia in una fascia più critica, dove la libertà di informazione risulta più vulnerabile e soggetta a pressioni esterne.
RSF evidenzia diversi fattori che contribuiscono al peggioramento:
- minacce e intimidazioni ai giornalisti, soprattutto nelle inchieste su criminalità organizzata e corruzione
- querele temerarie usate come strumento per scoraggiare il lavoro investigativo
- polarizzazione politica che si riflette nel clima mediatico
- precarietà strutturale della professione giornalistica
- concentrazione editoriale che limita il pluralismo
Il rapporto sottolinea inoltre che l’Italia presenta una forte disomogeneità territoriale: alcune aree garantiscono condizioni di lavoro relativamente sicure, mentre in altre i cronisti operano in contesti ostili, con minacce dirette o indirette.
Le associazioni di categoria parlano di un “segnale d’allarme da non ignorare”. La discesa dal 49° al 56° posto, infatti, non è un semplice scivolamento statistico, ma un indicatore che misura la qualità democratica del Paese e la capacità delle istituzioni di proteggere chi informa.
Per RSF, invertire la tendenza richiede interventi concreti: limitare l’abuso delle querele temerarie, rafforzare le tutele per i giornalisti minacciati, garantire maggiore trasparenza e pluralismo nel sistema dei media.
Il caso Ranucci e la tutela legale revocata
Il nuovo arretramento dell’Italia nella classifica RSF arriva in un momento già segnato da tensioni nel mondo dell’informazione. Nelle stesse ore in cui veniva diffuso il ranking, è emersa la notizia che la Rai ha revocato la tutela legale a Sigfrido Ranucci, storico conduttore di Report, coinvolto in diverse querele legate al suo lavoro giornalistico.
La decisione comporta che, d’ora in avanti, Ranucci dovrà sostenere personalmente le spese legali per difendersi in procedimenti connessi alle sue inchieste. Una scelta che ha suscitato preoccupazione tra associazioni di categoria e osservatori del settore, poiché la tutela legale è considerata uno degli strumenti fondamentali per garantire ai giornalisti la possibilità di svolgere il proprio lavoro senza pressioni indebite.
Il caso viene letto da molti come un ulteriore segnale del clima complesso in cui operano i cronisti italiani, e si inserisce nel quadro più ampio delineato da RSF, che segnala un peggioramento delle condizioni di libertà di stampa nel Paese.




