LETTERA APERTA A TUTTI I DETENUTI… INNOCENTI

Ernesto Bodini

Egregi Signori,

non sono né un avvocato e tanto meno un magistrato, come pure non rivesto alcun ruolo nell’ambito della Giustizia intesa come Ente istituzionale, e nemmeno sono un dipendente della Pubblica Amministrazione. Ma proprio perché libero cittadino vorrei portarvi a conoscenza che da molto tempo mi occupo di problemi sociali, soprattutto nell’ambito dell’handicap e della sanità e, per quanto riguarda quello non meno importante della “emarginazione sociale”, in tempi più recenti (in verità da qualche anno) quale essere umano che condivide l’esistenza in questo Paese, non posso eludere la vostra realtà. In questi ultimi anni più volte ho varcato la soglia di un carcere per “offrire” la mia opera di critico d’arte e strappare un sorriso a qualche “ospite” sia pur… non innocente, ma questo aspetto non mi ha mai coinvolto direttamente e non deve coinvolgermi in quanto di fronte a me avevo l’uomo-artista e in visione le sue opere, modeste o di un certo pregio. In fin dei conti da sempre sono un garantista (per eccellenza) sino a prova contraria. Per quanto riguarda la vostra realtà attuale non sono certo in grado di conoscerla nei particolari (e tanto meno valutarla) nella fattispecie, ma non per questo mi esimo dal distogliere le mie “umane” attenzioni sul dramma che vi affligge giorno dopo giorno. Per tentare di approfondire un minimo di conoscenza di tale dramma, la cui entità numerica è stata più volte dichiarata dalle competenti Autorità ministeriali e in seguito anche dai mass media, con il fine (pia illusione?) di porre in luce in qualche modo a quella Verità che reclamate sin dagli inizi della restrizione, ho fatto alcune ricerche rievocando molti fatti di cronaca giudiziaria, con tanto di elencazione di articoli di giornali e di pubblicazioni editoriali che hanno evidenziato (ed evidenziano) determinate assurdità che rasentano l’inverosimile… non per vostra colpa! Inoltre, ho elaborato alcune considerazioni (in attesa di essere eventualmente pubblicate e divulgate all’opinione pubblica), con le quali evidenzio che ogni ingiusta detenzione è un insulto alla dignità umana, cercando di capire se è giusto da parte vostra (e mia) perdonare coloro che hanno sbagliato… designando il vostro destino. Ho cercato (senza stancarmi) di immedesimarmi nel vostro tormento con tutto ciò che ne consegue, seguito dai molti perché ai quali pare non esservi risposta. Il mio lungo elaborato mi ha portato a ricordare non solo i Diritti fondamenali dell’Uomo, enunciati dalla Convenzione Europea, ma anche rievocando il concetto relativo all’etica che tutti, e dico proprio tutti, dovremmo conoscere ed osservare, seguendo la saggezza del filantropo dott. Albert Schweitzer (1875-1965) il quale sosteneva: «L’uomo è veramente etico solo quando ubbidisce al dovere di aiutare ogni essere vivente che gli sta attorno e si guarda bene dal recar danno a qualche cosa di vivo. Non si domanda quanto interesse merita questa o quella vita e nemmeno se e quanta sensibilità essa possegga. La vita in quanto tale gli è santa…». Ma questa saggezza è purtroppo di pochi, ed ancor meno di quelli che (giustificatamente o meno) hanno sbagliato nei vostri riguardi decretando il vostro destino. C’è chi sostiene che ognuno si fa il proprio destino, e chi invece è più fatalista; ma il razionale io credo che sta nella decisione e nel comportamento umano deputato a valutare determinate situazioni e circostanze e, pur rasentando la retorica, credo che la responsabilità (diretta o indiretta) è sempre dell’uomo che, se dotato di un certo potere, anch’egli non potrà sottrarsi al Giudizio finale… Entrando nel merito della concretezza, da tempo cerco di capire come poter essere utile per lenire la vostra sofferenza ma a parte qualche fonte giurisprudenziale, a livello umano (i nostri simili, per intenderci) non ho trovato alcun sostegno, se non di qualche caso dalla personale sensibilità al dramma che ho sottoposto loro. Purtroppo ritengo che  attualizzare una qualche azione pratica quale soluzione del vostro caso, rasenti l’utopia non solo perché personalmente non ho alcun potere, ma anche perché si tratterebbe di idealizzare un qualche buon “Templare” che insegua la Giustizia con le armi della Cristianità, della solidarietà umana e della persuasione… leggi permettedo! Ecco, questo è il mio modesto contributo che spero venga accolto, se non altro per farvi pervenire la mia ideale ma sincera vicinanza. Ma non vogliatemene: di più non riesco a fare, se non a rendere pubblico (appena possibile) il mio elaborato, affinché nessuno possa dire un giorno: “Non sapevo”. E se è vero, come sosteneva il giudice e scrittore torinese Domenico Riccardo Peretti Griva (1882-1962) che «un errore giudiziario rappresenta l’angoscia del magistrato, soprattutto quando investe la libertà della persona… e che tale è un vero tarlo nella coscienza dei giudici per bene», è altrettanto vero, a mio avviso, che in taluni non si può non considerare il mio seguente aforisma, peraltro divulgato più volte: «Il previsto impoverimento degli “effetti giustizia”, ancora oggi sta a sottolineare come il legislatore, quando promulga una nuova disposizione di legge, fa come quell’elefante che, calpestata una quaglia, cercò di rimediare sedendosi sulle uova dell’uccello per tenerle calde!». L’occasione della presente pe augurarvi buon Natale, affinché sia portatore di pace nel vostro cuore e, magari,  di uno spiraglio di luce se Dio vorrà esservi vicino… come ho cercato di esserlo io con questa missiva. Grazie.

Ernesto Bodini (giornalista e opinionista – Torino)

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