L’esperienza di 27 “nativi digitali” multimodalità pedagogica come palestra digitale

Riuscire a focalizzare l’attenzione sulle deficienze dell’ambiente scolastico così come a casa o in qualunque altro ambiente ove il bambino interagisce con la tecnologia, dalla semplice consolle per i giochi, alla televisione sempre più digitale, non soltanto nella tecnologia, ma anche e soprattutto sul piano dell’ergonomia dell’interazione, ed ancora, dal computer da tavolo ad un tablet o laptop computer, già a partire dalla scuola primaria, significa, per un verso non ignorare i bisogni individuali del bambino sul piano fisico e cognitivo e dall’altro saper cogliere e impiegare nella giusta direzione pedagogica quegli strumenti entrati prepotentemente nei diversi contesti dell’apprendimento formale, informale e non formale e nei riguardi dei quali si assiste, ancora oggi, a una certa resistenza o fatica a modificare la propria mentalità per andare incontro al bambino e alla sua salute, senza privarlo dell’innovazione che è parte integrante dell’epoca che vive e che lo ha accolto.

Non è semplice far assumere ai bambini una postura corretta davanti ad un video terminale, facendogli comprendere, oltretutto in modo semplice, quali siano i fattori importanti che rendono la postazione, oltre che l’ambiente e gli strumenti o accessori a corredo dell’ambiente e della postazione di studio-gioco-lavoro, ergonomica o, ancora, quali siano i comportamenti scorretti da evitare per sottrarsi, nel tempo, all’insorgere di problemi muscolo-scheletrici e/o di disturbo cognitivo.

In tale direzione un percorso laboratoriale proiettato all’apprendimento dell’ergonomia, quale disciplina che studia la migliore integrazione e interazione tra lavoro umano, macchina e ambiente di lavoro, è servito per 27 ” nativi digitali”, bambini del primo ciclo di istruzione della scuola ” Nazario Sauro” di Palermo, a vivere un percorso laboratoriale d’informatica, ma sorretta da una pedagogia multimodale, come “palestra della salute”. Con un fare ludico, ma responsabile, il computer, infatti, grazie ad una sapiente progettazione pedagogica – calibrata sul piano metodologico, didattico e strumentale anche per tre bambini con Bisogni Educativi Speciali che hanno attivamente preso parte all’intero percorso, – è servito a far entrare in relazione ciascun bambino con quella scienza nata formalmente nel 1949, ma di cui poco si discute o si conosce nei vari ambiti d’interesse, scuola compresa, e che deve il suo nome a due parole greche: Ergon, che significa lavoro e nomos che significa regola: ergonomia, ben definita dall’alunna Giorgia Gennaro in apertura di fumetto con la sua piacevole voce.

Sebbene l’ergonomia sia una disciplina multi-orientata, dalla progettazione di prodotti e utensili, ambienti e servizi rispondenti alle necessità dell’utente, ad un vero e proprio approccio cognitivo, essa, in seguito all’avvento e alla diffusione del computer nel lavoro, a casa e a scuola, è stata orientata agli ambienti in cui il computer rappresenta oggi l’elemento principale di utilizzo, soprattutto da parte dei più piccoli, a distanza di anni da questa esperienza, probabilmente anche in epoca di DaD e di DDI, in pochi si saranno posti il problema della ricadute di queste trasformate coordinate operative sull’apparato muscolo scheletrico più fragile, in primis quello di minori e preadolescenti.

Il mondo personalizzato e personalizzabile del multimediale, alla cui genesi v’è il calcolatore elettronico, ben si presta a svariate applicazioni didattiche superando quel recente ed ancora presente modus operandi, come l’impiego del personal computer deputato ad insegnare unicamente quanto già previsto dai curricula didattici tradizionali.

La scuola deve farsi carico di un ruolo insostituibile nella formazione e nel favorire nel bambino lo sviluppo di una cultura della salute comprendendo in essa l’educazione alla prevenzione delle malattie legate ad una non corretta postura o all’impiego scorretto di strumenti di lavoro-studio riconducibili all’ergonomia scolastica e dei luoghi che arredano il proprio habitat per lo studio, come la propria cameretta a casa ove sempre più frequente è trovarvi un personal computer, così come nei laboratori linguistici o informatici multimediali.

“Imparando in ergonomia” è un percorso pedagogico che unisce il fare informatica con l’educazione alla salute. Un percorso didattico in cui la sensibilizzazione dell’alunno sull’obbiettivo è avvenuta per fasi, facendo leva sui diversi stili cognitivi di cui ogni fanciullo è portatore, strutturando le lezioni secondo problemi pratici, visivi, esperenziali.

L’apprendimento del curricolo d’informatica di base e, dunque, l’uso del computer in aula, è stato fortemente tratteggiato dalla necessità di rispettare le regole e di indurre ciascun alunno a farsi carico di una relazione d’aiuto attuata grazie alla metodologia della peer education intesa come educazione tra pari che veicola conoscenza, una strategia educativa che ha permesso di attivare uno spontaneo processo di emozioni e di esperienze condivise da parte di alcuni bambini del gruppo classe ad altri membri della classe di pari status, testimonianza al tempo stesso dell’intensa transferalità orizzontale dell’educando e sull’educando, senza penalizzare la libertà di una comunicazione semplice e adeguata.

I bambini oggi sono “bombardati” quasi sempre da spiacevoli notizie di cronaca, poche volte hanno la possibilità di prendere spunti ed esempi dai loro coetanei sulle buone pratiche, la TV e il Web, sono per loro dei contenitori sempre più vicini, ma sempre più lontani dal fornire contenuti adeguati o filtrabili, unico filtro l’adulto responsabile. Per tal ragione si è pensato di non isolare l’esperienza dei 27 alunni del PON alla singola realtà scolastica della “Nazario Sauro” di Palermo, ma di esportarla nel Web come artefatto digitale per rendere gli alunni, motivandoli ancor più, protagonisti e attori al di là del tempo PON, facendo loro comunicare, per mezzo di un fumetto fruibile sotto forma di e-book online, le buone pratiche apprese, e per trasferire, in ogni tempo, agli adulti, genitori e non, e ai loro coetanei internauti.

Un fumetto che se da un lato testimonia l’esperienza condotta dai singoli alunni nelle diverse fasi attivate e gli obiettivi intermedi e finali prefissati dal docente, dall’altro testimonia il positivo rinforzo delle regole date, una lettura, quella dei dialoghi del fumetto, che scandisce il tempo di acquisizione di concetti fondamentali dell’ergonomia e del personal computer conformemente alle indicazioni ministeriali per gli alunni delle classi appartenenti al primo ciclo di istruzione scolastica.

Un interessantissimo fumetto “Imparando in ergonomia”, che spiega a grandi e piccini le regole fondamentali dell’ergonomia, un percorso laboratoriale, inserito all’interno del PON “Informatica di base alunni”, la cui traccia programmatica è stata ideata dal docente Dott. Francesco Augello, brillantemente supportato dal Tutor Ins. Daniela Di Gesù, la quale senza sosta ha saputo ottimamente interfacciarsi con gli alunni seguendo le indicazioni dell’esperto e facendo propria con entusiasmo l’intera esperienza.

Il percorso di laboratorio ha permesso all’esperto di realizzare un cd interattivo che è stato consegnato alla scuola per arricchire la propria biblioteca, questa volta con un proprio prodotto, testimonianza di come la professionalità, le competenze e le risorse umane della scuola, se ben spese e sapute ricercare possono condurre sempre, quando si vuole, alla realizzazione di buone pratiche e in ogni dove.

Un CD Interattivo, testato con tecnologia LIM Smart board che contiene giochi educativi, l’intero percorso di laboratorio compreso l’e-book del fumetto, una chat, strutturata per i soli bambini ad accesso esclusivo grazie al CD interattivo, con la quale potranno, anche dopo il PON, continuare a rimanere in contatto con i propri compagni unici possessori del CD-I senza che mamma e papà abbiano di che preoccuparsi.

http://www.francescoaugello.it/E-Book/imparando_in_ergonomia/E-Book/mobile

Ed ancora, l’esperienza di laboratorio ha permesso di far realizzare una radio digitale interamente disegnata dai bambini, scelta tra le tante disegnate, così come da articolata consegna fornita dal docente e digitalizzata dagli stessi alunni. Una radio che è diventata punto di contatto tra la fantasia di ciascun alunno con quello dell’adulto docente in quanto ciascun bambino ha sperimentato come un computer, grazie all’abilità umana, possa trasformare un oggetto inanimato in artefatto digitale animato,  in una vera radio che trasmette musica per bambini collegata 24 ore su 24 ore con tre emittenti radiofoniche on-line.

Un prodotto molto apprezzato dai genitori e dai bambini stessi per i quali ultimi, da protagonisti di un percorso per loro imprevedibile, rappresenta non soltanto la chiusura e la maturazione di un’esperienza scolastica, ma anche il ricordo, per quando saranno in età adulta, di un periodo vissuto all’insegna di un importante messaggio: quello del rispetto alla salute e di come il computer di oggi, sempre più complesso e potente domani, potrà offrire loro sostegno e sviluppo di abilità a patto che sia utilizzato con responsabilità e come prolungamento della mente.

Francesco Augello

Note biografiche

Francesco Augello, docente di lungo corso, prima nella formazione professionale, nei corsi dedicati al comparto quadri e dirigenti, MEF, FF.OO, ASP, successivamente docente ed esperto per la formazione del personale scolastico in diverse aree e discipline, tra le quali, a titolo non esaustivo, filosofia, pedagogia, comunicazione,  tecnologie e metodologie didattiche sull’innovazione della scuola, apportando innovativi contributi in diverse scuole di ogni ordine e grado. Collabora con riviste scientifiche anche sul filone delle disabilità sensoriali visive e della sperimentazione didattica con ragazzi autistici con basso funzionamento. Da anni coniuga  la scienza psicologica e pedagogica con le tecnologie in un quadro di sperimentazione sugli alunni basata sul capovolgimento del problema, secondo una prospettiva di un “handicap capovolto”, rispetto al contesto, alla classe, alla società stessa.

5 thoughts on “L’esperienza di 27 “nativi digitali” multimodalità pedagogica come palestra digitale

  1. Davvero un bellissimo di come la pedagogia possa essere impiegata e valorizzata anche in percorsi impensabili.

  2. Leggo con molto piacere un’altra esperienza del dott. Augello Francesco. Un lavoro che coniuga laboratorio di informatica e pedagogia multimodale. Un percorso educativo-didattico ben progettato, organizzato, orientato a quel fine ultimo a cui la scuola deve pervenire: educazione e formazione. Tali esperienze dovrebbero entrare a far parte di tutte le istituzioni scolastiche. Complimenti all’esperto, alla tutor ma soprattutto agli alunni, nativi digitali e protagonisti attivi dell’intero percorso.

  3. Senza dire nulla alle mie insegnanti, ho chiesto se il prossimo anno sarebbe possibile nella mia scuola realizzare ciò che è stato descritto nell’articolo, senza fare riferimento a questo progetto, all’encomiabile lavoro del professore Augello. La risposta, mentre consumavamo al bar della scuola un caffè è stata: “ci vorrebbero molte figure esperte per realizzare quello che ci chiede, non abbiamo questa competenza, ci sembra fuori dalla portata di un contesto elementare, forse nella scuola di domani!”. Allora mi sono chiesta: che preparazione occorre avere se un ingegnere, una pedagogista e 4 insegnanti con formazione umanistica e scientifica mi hanno liquidata in tal modo? Da dirigente mi sono sentita incapace di capire tutto ciò, ma capace invece di comprendere l’amore e la preparazione che è stata posta nel realizzare un percorso formativo così complesso per dei bambini di scuola elementare.

    Farò girare l’eBook perché racconta la straordinaria dedizione di questi 27 bambini abilmente guidati dal docente e dal tutor.

  4. Mi permetto di osservare, da insegnante, al commento della dirigente, che la scuola, l’università o i percorsi di abilitazione non ci preparano ad attuare metodologie e percorsi così ampi e dove la trasversalità progettuale richiede nella pratica certamente una preparazione non comune. Del resto, da ciò che ho potuto leggere in rete, caro dirigente, non ci troviamo di fronte ad una personalità comune, il dott. Francesco Augello evidentemente sarà un “extra terrestre” per la scuola perché riuscire a mettere insieme così tante discipline e riunirle in modo tale da animare e interessare una classe di bambini di scuola elementare non è facile, nė cosa per molti praticabile. Bisogna anche capire che le classi non sono tutte uguali e forse sarà stata fatta una accurata scelta degli alunni, ma resta comunque il fatto che il lavoro realizzato è di grande esempio per una scuola superata, ma che è costretta a percorrere, con amarezza per noi tutti, un sentiero pieno di ostacoli.

    Detto questo mi unisco ai complimenti della DS.

  5. Mi rivolgo a Federica. Vede cara insegnante, la mia è stata una ragionevole riflessione e una motivata “provocazione” ai miei insegnanti, poiché l’esempio del progetto del prof. Francesco Augello ha del straordinario, condivido con lei, mi rendo perfettamente conto che è stato realizzato sorretto da una dote pedagogica, (e non solo), non comune, ma è proprio l’inusuale percorso e dote dell’insegnante che mi ha invitata a lasciare il commento, perché da sempre ricerco nella scuola la straordinaria capacità di migliorare la qualità dei percorsi scolastici. Forse sarò sciocca, ingenua o forse semplicemente testarda, ma, nonostante i molti anni di servizio, spero ancora in una scuola fatta non da super eroi o da “extra terrestri”, perché credo che nessuno lo sia, ma dalla normale capacità di innovare. Esistono certamente, e ne abbiamo una dimostrazione, i distinguo ed è a loro che la scuola dovrebbe ispirarsi, pur con tutte le innegabili lacune di cui sono ben consapevole. Ed ancora, Federica, la differenza, mi permetta di dirle, non la fanno gli alunni, ma sempre e comunque gli insegnanti da cui gli alunni traggono sicurezza e stimoli , ma solo se ben guidati e solo se l’insegnante stesso è motivato e crede fermamente nelle proprie capacità e nel proprio lavoro.

    La ringrazio Federica, non me ne voglia, per avermi dato modo di riportare queste altre mie riflessioni.

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