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L’arte di strada di Mirko Cherchi a Torino

Fantasia e semplice gestualità con le mani riprodotte su un telo bianco retro illuminato, danno vita ad ombre cinesi per riportare in auge una antica cultura un po’ assopita, ma decisamente da valorizzare.

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di Ernesto Bodini
(giornalista scientifico – critico d’arte)

Mirko CherchiÈ un martedì di una calda sera d’estate, dopo una cena in compagnia degli amici Line e Innocente, in uno dei locali all’aperto del Quadrilatero Romano (quartiere del centro storico di Torino, oggi noto per uno dei punti di ritrovo di ristoranti e locali serali-notturno), mi avvio verso piazza Castello dove sempre sontuosi si impongono Palazzo Madama e Palazzo Reale. Nel centro della piazza un gruppo di adulti e di bambini è radunato per assistere alla rappresentazione di un giovane artista di strada. Davanti ad un telo bianco retro illuminato Mirko Cherchi si esibisce in una “spasmodica” fantasia: con le mani, e le dita talvolta intrecciate talaltra snodate, dà vita a figure animate, spesso di animali, che raccontano e dicono di sé… Questa rappresentazione, di tanto in tanto con base musicale, è nota come realizzazione di ombre cinesi che a seconda della fantasia dell’artista si mutano in scene di teatrale animazione, suscitando talvolta ilarità (specie tra i più piccini) ed anche meraviglia tanto che l’applauso fragoroso non tarda a farsi sentire e a ripetersi più volte. La mimica gestualità, i cui albori risalgono fin dalla notte dei tempi, è capace di creare, intensificare e trasmettere allo spettatore (di ieri e di oggi) quella dimensione che sta tra la fantasia e il sogno. Durante la nostra sosta abbiamo osservato ammirati le coreografiche e molteplici tematiche di Mirko, ancor più “stimolato” non solo dagli applausi ma anche dai sorrisi compiaciuti degli astanti, spesso seguiti da qualche commento di ammirazione…

L’intrattenimento si protrae per tutta la serata, il pubblico si alterna, di tanto in tanto qualcuno (adulti e bambini) si avvicina ad una piccola cassetta a fianco dell’artista lasciando cadere una o più monete. È un modo che non equivale al “prezzo di un biglietto” (l’artista di strada è un appassionato e il luogo dove si esibisce è pubblico e non prevede una tassa o altro da parte del Comune ospitante), ma piuttosto è una sorta di un sincero e spontaneo riconoscimento della sua geniale espressività di artista di strada; geniale perché anche questa, tutto sommato, è Arte! Con i miei amici mi congedo da questa (per noi) occasionale rappresentazione, ma personalmente mi riprometto di incontrare in seguito l’artista Mirko per approfondire la sua conoscenza di uomo e di attore di strada.

Infatti, qualche giorno dopo ci incontriamo più o meno nello stesso luogo della sua esibizione. E subito gli domando chi è Mirko Cherchi. Con spontaneità e un sorriso che gli illumina il volto, risponde: “È una persona fortunata che guarda l’arte di strada con il “lusso” di chi ha un normalissimo lavoro come dipendente di una azienda del biellese (dove risiede), e una famiglia, una sicurezza economica. Insomma, una persona normale che non ha l’ansia di “rimediare la giornata” dopo qualche rappresentazione… di strada. Del resto, non sono il solo che si esibisce per passione, o meglio ancora per amore dell’Arte”. Già, perché Mirko è prima di tutto un attore, un ruolo che ha intrapreso con la recitazione sin da giovanissimo, frequentando nel tempo corsi e seminari con diversi docenti in sedi di Accademia nazionale del comico, e Teatro dell’oppresso; oltre a seminari di recitazione cinematografica. Dal 2007 è sul palco della “recitazione mimico-gestuale” con alla base lo studio delle ombre come espressione teatrale artistica, rievocando scene del regno animale dove anche l’uomo fa da sfondo alla sua fantasia, il tutto rivisitato in chiave moderna e davvero divertente.

performance di Mirko CherchiLe piazze di città come Milano, Torino, Roma ed alcune della Liguria sono il suo palcoscenico abituale, dove ammiratori giovani e meno giovani seguono e applaudono divertiti le sue performances, al termine delle quali il suo umile grazie contornato da un largo e radioso sorriso lo appaga della sua dedizione “extra lavorativa”. La passione per questa antica arte, che personalmente potrei definire “espressione artistica del viandante senza confini”,  apparentemente potrebbe sminuire questo corpus di attori, ma in realtà valorizza la volontà del loro imporsi per trasmettere alla collettività quell’humus culturale e sociale di cui tutti abbiamo bisogno. Quindi, anche in questo caso, arte e cultura è binomio inscindibile, «un investimento – precisa Cherchi – con ricaduta territoriale, anche dal punto di vista turistico». E va oltre: «L’arte di strada è anche poesia, poiché il nostro esprimere deve essere concepito come atto poetico, una concezione che deve partire prima da noi artisti di strada, avendo la concezione che stiamo per comunicare qualcosa a qualcun altro, in un mondo dove la comunicazione converge in tutte le attività esprimibili dallo scibile umano. E io credo che ciò contribuirebbe a fare della ricerca perché l’Arte di per sé è anche ricerca, e per questo non è mai confinabile, come il pensiero…». L’esperienza di questo artista, oggi poco più che quarantenne, gli ha dato un’apertura mentale, verso orizzonti liberi, con la piena consapevolezza che la multidisciplinarietà degli approcci è un modo di vivere e concepire la propria esistenza con una forte propensione alle attività umanistiche. «Recitare per strada – conclude Cherchi – vuol dire dare qualcosa di più agli altri, oltre che a se stessi, e questo te lo insegna il pubblico che ti osserva, ti approva o che tira dritto, ma in ogni caso comporta un lato formativo che forse la scuola non trasmette». La “strada”, è vero, non perdona, è un giudice “severo” e, per questo, l’esprimere di questi artisti (peraltro pienamente consapevoli) deve essere semplice, spontaneo, magari anche infantile, capace di far sognare ognuno entrando in punta di piedi nel labirinto della sua psiche, dove il ludico e il creativo possono albergare senza uscirne. Anche per tutte queste ragioni l’arte di strada potrebbe entrare in qualche reparto di un ospedale pediatrico e, a questo riguardo, Mirko Cherchi con le sue fantasie d’ombra potrebbe strappare un sorriso ai piccoli degenti. Un proposito, promette, che potrà concretizzarsi nel prossimo futuro.

 

Nelle foto due momenti delle performance dell’artista biellese in giro per l’Italia

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