L’ANTICONFORMISMO UNA POSIZIONE DI DIRITTO

Non essere in linea con l’attuale società del consumismo più sfrenato non è un peccato da scontare, ma la scelta di appartenere ad una diversa linea di condotta

di Ernesto Bodini (giornalista e opinionista)

Essere anticonformisti non significa necessariamente sovvertire un sistema o più semplicemente opporsi alle consuetudini di chicchessia, ma un diritto di esprimere le proprie opinioni in forma diretta (senza peli sulla lingua e senza offendere alcuno), in merito a fatti della quotidianità od eventi che ci vengono propinati dai vari social media e che non sono condivisibili. Mi riferisco, per esempio, ai molti programmi televisivi che vedono alla ribalta presentatori e ospiti (prevalentememte noti al pubblico), i primi nell’elargire ai secondi una serie di complimenti e smancerie che, a mio parere, a volte vanno oltre il reale merito sino a rasentare l’ipocrisia; i secondi che si beano e gongolano tanto da trarne il relativo godimento. Inoltre, il rievocare ed esaltare il passato professionale (o anche intimo) di un determinato personaggio fa sembrare che non siano esistiti altri predecessori di altrettanto merito; quindi, ogni ospite invitato è migliore dell’altro. Se questa non è ipocrisia, che cos’è? Ma poi c’è anche spazio per gli ospiti comuni (ossia non noti al pubblico), solitamente concorrenti per un determinato gioco a quiz, ai quali i presentatori-conduttori si rivolgono con una mini intervista e, se risultano simpatici, seguono complimenti  a iosa, se invece sono meno simpatici e magari anche un po’ “indisponenti”, vengono apostrofati con quella ironia che sa di beffardo e magari anche un po’ offensiva che il concorrente ovviamente non percepisce. Insomma, il tutto per suscitare ilarità, divertimento e audience… altrimenti lo sponsor di quel programma non paga… Questo ed altri esempi simili rappresentano  una società assai libertina che a volte va oltre i confini della liceità e comunque ai limiti del buon gusto, ma purtroppo la maggior parte del popolo, televisivo in particolare, non se ne avvede, anzi si bea di codesti programmi televisivi e di spettacolo illudendosi di essere una importante parte integrante; ed è così che si dimenticano i veri problemi e le difficoltà che incombono quotidianamente su ognuno di noi, con l’illusione di allontanarli… se non addirittura alienarli. E come se non bastasse produttori e conduttori incassano cifre a sei zeri (e oltre), divertendosi alle spalle dei gonzi, e con il “pregio” (secondo loro) di aver contribuito a ridare serenità al popolo, che di poco si accontenta grazie alla simpatia sprigionata dalle performance di quelli che io definisco gli illusionisti dell’era moderna. Televisione, sport e spettacoli dalle folle oceaniche sono gli elementi dominanti della nostra era, anche se ogni tanto appare qualche timido tentativo-contributo con proposte culturali, ma la proporzione è alquanto discutibile. Ed è inutile dire che la nostalgia dei bei tempi andati è solo un ricordo, un ricordo che si va sempre più allontanando dalla nostra mente ma non dal nostro cuore (di pochi), e che purtroppo il conforto è minimo e poco appagante… Un destino condizionato dalla prepotenza del progresso dalla eccessiva libertà di costumi socio-culturali e soprattutto comportamentali, all’interno dei quali non vi è alcun freno inibitore… e poi ci si lamenta se la cronaca nera si arricchisce ogni giorno di più.

Già, perché una delle conseguenze di molte performance è anche l’emulazione di una star o di un personaggio originale, rafforzata dell’egocentrismo, dalla costante ricerca di ammirazione e senso esagerato della propria importanza (selfie mania docet!), che la folla considera dei veri e propri idoli, peraltro arricchiti con gli oboli-abbonamenti dei loro fan. Personalmente non ho mai avuto una particolare tendenza al mero divertimento, ancorché dispendioso (se non in occasione di qualche eccezione e perché condizionato), e per questo da tempo la mia serietà è spesso messa sotto accusa anche se non in modo esplicito e diretto. Ma ora io mi chiedo:  il non allinearsi a questa società è un peccato da scontare? Evidentemente pare di sì, ma non per me, anche se di fatto si è soggetti ad essere estraniati, o quanto meno non considerati, come se questa minoranza rientrasse tra le più neglette, e magari appartenente al girone dantesco delle anime perdute!

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