L’angolo di Full: “Scrittore e tombeur”

casanova

casanovaScrittore e tombeur

È mezzo sordo: non distingue la provenienza dei suoni e becca bene soltanto le parole che fischiano. Per buona ventura, la sua anagrafe fischia come una locomotiva per cui basta bisbigliare Fazzini o sospirare Tazio perché si volga prontamente… sia pure dalla parte sbagliata. È stato lui, l’edicolante Tazio, a cambiarmi la vita riferendomi dell’affascinante signora che comprava il quotidiano della provincia soltanto il giovedì, il giorno con la mia rubrica di racconti in ultima pagina.

Non ricordo per quale ragione iniziai a scrivere, forse fu la rivalsa a una serie di fregature. Come il metro e sessantatre di statura… scarpe comprese. O il generoso riporto che mi obbliga al cappello nei giorni di vento. O quel mio occhio più piccolo dell’altro e di colore diverso.
In compenso, dicono tutti che scrivo da dio e, stando alle biografie dei grandi autori, si direbbe che questo requisito basti per cuccare facile e comunque.
Discretamente noto fra le puttane del circondario, posso concordare sul “comunque”. Non sul “facile” perché chiedono almeno cinquanta euro.

Tuttavia, il mio destino di scrittore tombeur stava per agguantarmi e ne respiravo la promessa nella fragranza di quella primavera.
Il giovedì successivo alla rivelazione di Tazio, mi appostati nel bar accanto l’edicola, attento al segnale di avvistamento concordato con l’amico.
Il tiepido sole d’aprile svegliava la piazza dal lungo letargo invernale e mi cullava nella lusinga di quella donna affascinante e misteriosa che ogni settimana viveva, nei miei brani, le mie stesse emozioni, sognava i miei stessi sogni, volava al ritmo del mio battito d’ali che… che era, invece, lo sventolio ritmato di un giornale col quale Tazio m’avvertiva del sospirato arrivo!
Coccolata da un tailleur color crema, devoto ad ogni sua curva e dosso, una splendida signora attraversava la piazza con movimenti spigliati. Scambiò poche sorridenti battute con l’edicolante e dopo una rapida occhiata all’ultima pagina, ripose il giornale nella borsa e s’avviò spedita.
Non sapendo assolutamente che fare, presi a trotterellarle appresso… ma –ecco il segno del destino!– lei si diresse proprio verso il bar, così non mi restò che raggiungerla al banco mentre sorseggiava il caffè, già immersa nella lettura dell’ultima pagina. Attesi impaziente che alzasse gli occhi e mi presentai molto semplicemente quale autore della rubrica. Il lampo del suo sguardo ambrato mi trafisse come  un  rovente spiedo: l’emozione m’afflosciò e trovai salvezza sullo sgabello del bancone che mi puntellò le chiappe rendendomi qualche rinfrancante centimetro d’altezza. Con saggia tecnica mi limitai ad ascoltarla considerando che, per me, parlasse a sufficienza il giornale che stringeva fra le mani.
Tutto andò a meraviglia e quanto seguì a quell’incontro, fa ormai parte del quotidiano.

fulvio musso    Lei si chiama Tersilla, abita sola, s’interessa al découpage ed è un’appassionata orticoltrice.
Non avevo mai fatto caso all’articolo settimanale di orticoltura, firmato con lo pseudonimo Kavol Phiore e impaginato appena sotto la mia rubrica: il prontuario che assorbe, ogni giovedì, l’interesse di Tersilla.
Non mi sono ancora abituato al nome Kavol col quale s’ostina a chiamarmi. Però, nell’intimità, mi sussurra Phiore.

Fulvio Musso

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