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L’angolo di Full: “Il decoratore”

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Il decoratore

la MorteConsultò l’orologio da taschino, era ancora presto e continuò ad aggirarsi nell’antico camposanto, un tempo in estrema periferia, ma ormai assorbito nell’abitato. Faceva parte della sua natura trovare diletto anche nell’andare per cimiteri dove assisteva a quanto non riesce a vedere chi li frequenta per visitare la buonanima. Scopriva la paradossale, frenetica vita che danza fra le lapidi in un fruscio di lucertole e un ronzio d’insetti, nel balletto dei passeri, nelle corse dei merli, nei richiami insistiti delle tortore. Persino i variopinti fiori di plastica si agitavano, fingendosi veri, quando lui li sfiorava incuriosito dagli epitaffi dove ricorrevano gli stessi cognomi e certi bei nomi dimenticati: EUFRASIA, REMIGIO, EULALIA; o altri di incerta composizione come GENTILA, CELESTO. Alle generalità seguiva, a volte, la qualifica o lo stato civile quasi fossero un titolo, quali TESSITORE, MANISCALCO, oppure: NUBILE, senza ulteriori, ardue precisazioni. Particolare attrazione esercitavano le scritte che testimoniavano morti violente, incidentali:

BREVE, IMPLACABILE MORBO TRAMUTO’ IL TURBO DI GUERRA CON L’ETERNA PACE.

C’erano poi gli epitaffi-necrologi a testimoniare un orgoglioso affetto di… rappresentanza:

CANCELLIERE DELLA REGIA PRETURA PER 30 ANNI

IL DELICATO UFFICIO CON MITEZZA-LEALTA’-GIUSTIZIA

FEDELMENTE ESERCITO’ RACCOGLIENDO LARGO TRIBUTO…

eccetera: era, in pratica, una devota nomina a pretore post mortem.

Accorciò il passò quando entrò nel settore dei “dannati”, in genere suicidi che la chiesa isolava in quell’eterno ergastolo. “TANTO AMO’ LA VITA CHE NE MORI’” diceva l’epitaffio sulla tomba di un giovane. Le date raccontavano vite spezzate, ancora in fiore. Si intuivano cuori tormentati, sensibili, delicati: in pratica, destinati all’estinzione. Lo impressionò l’azzurro dei nontiscordardime nati spontaneamente sulla tomba di una ragazza il cui ritratto riferiva occhi di quel preciso colore.

fulvio musso   Tornò a consultare l’antico orologio, inspirò a fondo l’aroma resinoso dei ginepri, poi rientrò nella cappelletta funebre. Fare il decoratore gli piaceva. Un mestiere dei bei tempi andati. Lavorava alle decorazioni mortuarie che eseguiva con grande perizia come dovessero perpetuarsi quanto la morte stessa, e considerava il suo lavoro una specie di missione ammantata d’eternità. Come questi suoi clienti che accudiva, ormai, da… duecentotrent’anni.

Fulvio Musso

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