L’ALTALENA DEI RICCHI E DEI POVERI IN CONTINUO MOVIMENTO

Divergenze e disparità sono in parte causa della disgregazione umana, ed è sempre più impellente la necessità di ridurre le distanze… almeno con un minimo di altruismo

di Ernesto Bodini (giornalista e opinionista)

C’è chi sale e chi scende:  l’altalena dei ricchi che si “alterna” con quella dei poveri. E questa non è certo una novità se non fosse per il fatto che l’iper arricchimento di alcune persone si è ulteriormente intensificato a “dispetto” della pandemia. Sembra una sorta di anacronismo ma le cifre parlano chiaro: secondo la lista di Forbes sono almeno nove i super miliardari che popolano il pianeta, con patrimoni da favola e quasi tutti non troppo avanti con gli anni; ma un dato ancora più incisivo sentenzia che ogni 26 ore un nuovo miliardario entra in quella lista, mentre ogni 4 secondi una persona muore per mancanza di accesso alle cure, per gli impatti della crisi climatica, per fame (e sete) o per violenza di genere. Dati allarmanti? Affermarlo è fin troppo scontato perché non c’è da stupirsi se l’essere umano ama vivere nell’opulenza ed è mai sazio, anche se taluni nel corso del loro esistere decidono di devolvere parte del proprio patrimonio in beneficenza che qualcuno, però, ama definire (impropriaente) filantropia.E anche se questi “Paperoni” dalla moneta facile ci fanno credere di essersi fatti dal nulla, sia pur con qualche sacrificio, e magari baciati dalla Dea bendata, io credo che non sempre è tutto oro quello che luccica: la troppa ricchezza che con il tempo continua a produrre ulteriore ricchezza, è un meccanismo che meriterebbe una analisi approfondita; ma purtroppo non è semplice poterla fare non vivendo accanto agli interessati. Le espressioni popolari: “Il Dio denaro” o quella più spregiativa “Il vil denaro” hanno sempre accompagnato l’umanità da quando è stata inventata la moneta (cartacea o di metallo), il cui riferimento è al potere, alla disonestà, alla corruzione, etc. Per antonomasia è l’America (seguita dalla Cina) il paese che quasi sempre domina con il potere del denaro e delle relative ricchezze, il cui simbolo è tradizionalmente il dollaro stampato con la dicitura (al plurale):“This note is legal tender for all debts, public and private” (“questa banconota è a corso legale per tutti i debiti pubblici e privati”); sono stampate dal Bureau of Engraving and Printing, un’agenzia governativa del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, ed emesse dalla Federal Reserve. Certo, banconote non prive di un certo”fascino”, tanto da comparire in molte pellicole d’ogni ordine e trama soprattutto (secondo l’immaginario collettivo) richiamando l’epopea del Far West. Ma tornando ai tempi nostri, in cui le differenze fra ricchi e poveri sono sempre più marcate, anche l’Italia non fa eccezione: secondo il Rapporto di Oxfam a fine 2020 il 5% più ricco degli italiani deteneva una ricchezza superiore a quella dell’80% della popolazione; e sempre secondo la lista Forbes, i miliardari italiani sono aumentati tant’è che tra marzo 2020 e novembre 2021, il numero è passato da 33 a 49 e il valore dei patrimoni dei super ricchi è cresciuto del 56%, toccando quota 185 miliardi di euro; inoltre, i 40 italiani più ricchi posseggono l’equivalente della ricchezza netta del 30% degli italiani meno abbienti (18 milioni di persone). Anche queste sono cifre da capogiro che a solo leggerle il povero per reazione si “vergognerebbe”, non di essere povero ma di far parte di quel genere umano affetto da cupidigia e spesso anche da egoismo. Ma la vergogna del povero, in realtà va letta con la voce che anela il diritto all’uguaglianza, ma soprattutto il rispetto della propria dignità, richiamando alla memoria la parabola di Lazzaro e del ricco Epulone, raccontata solamente nel Vangelo secondo Luca (16,19-31); e se questo riferimento corrisponde al vero (qualsiasi sia l’epoca), a mio avviso sarebbe bene che i “lor Signori” ricchi, anzi ricchissimi (mi ringrazino per la S maiuscola), di tanto in tanto indossino i panni del valore del mercato rionale e, possibilmente, dimenticare di possedere la ricchezza.

Uno sforzo che potrebbero fare nel concepire il reale significato di filantropia, prendendo ad esempio il pensiero e l’opera del filantropo e premio nobel per la Pace, dottor Albert Schweitzer (1875-1965), il quale sosteneva: «Noi non siamo per nulla liberi di volere o non volere del bene ai popoli d’oltre mare, noi siamo tenuti a fare del bene. Questo bene non lo dobbiamo considerare come una generosità da parte nostra, ma piuttosto come una espiazione o un ripagamento per tutto il male che noi abbiamo fatto a loro. È tempo che qualcuno venga per aiutarli». Il riferimento era chiaramente alle popolazioni africane del Gabon, ma volendo tutto si può attualizzare. Diversamente il decadimento dell’umanità sarà sempre più inesorabile.

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