La bara di una delle vittime italiane nella Basilica dei Santi Pietro e Paolo a Roma, il 7 gennaio 2026. EPA/Riccardo Antimiani
“Pensavamo alla Svizzera come al paese delle regole, della precisione, dei controlli maniacali”. Con questa frase, il quotidiano italiano La Repubblica ha riassunto lo shock seguito alla tragedia di Crans-Montana. I media di tutto il mondo faticano a capire come un simile disastro possa avvenire in un Paese spesso dipinto come sicuro e rigidamente regolamentato.
La copertura internazionale si è concentrata soprattutto sulla mancata esecuzione di regolari ispezioni antincendio, non solo nel bar divorato dalle fiamme la notte di Capodanno, ma – secondo diverse testate – anche in altri bar e ristoranti della regione. Le autorità hanno riconosciuto che il bar di Crans-Montana non era stato controllato dal 2019.
“Anche il Paese più virtuoso può fallire”, ha scritto una redattrice de La Repubblica specializzata in corruzione e criminalità organizzata, citata oggi dall’Aargauer Zeitung. Dopo quella svizzera e francese, quella italiana è la nazionalità più rappresentata tra le vittime: sei persone morte e undici ferite. Le critiche del Governo italiano sono state ampiamente riprese dai media della Penisola. Diversi giornali italiani descrivono la tragedia come una crepa nell’immagine di un “Paese perfetto”.
L’Aargauer Zeitung sottolinea il tono più moderato dei media in Francia e Germania, che hanno comunque evidenziato la mancanza di controlli di sicurezza per diversi anni. TF1 ha titolato il suo servizio: “Gravi violazioni dimostrate”. Anche i grandi media internazionali come BBC, CNN e New York Times hanno seguito da vicino la vicenda, sottolineando l’assenza di ispezioni antincendio negli ultimi cinque anni.
Il servizio proviene da www.tvsvizzera.it
- L’articolo dell’Aargauer Zeitung (a pagamento)
Crans-Montana e la civiltà capovolta: quando la Svizzera smette di controllare, su La Repubblica (a pagamento)
Il servizio di TF1 in video