l capo dell’esercito pakistano Asim Munir organizza i negoziati tra Iran e Stati Uniti. Inter Services Public Relations
Sarebbe questo il momento per cui la Svizzera ha lavorato per decenni: portare Stati Uniti e Iran allo stesso tavolo. Il fatto che le mediazioni si svolgano in Pakistan solleva interrogativi.
Micheline Calmy-Rey, già ministra degli esteri della Svizzera, critica duramente il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE). A suo avviso, l’ambasciata svizzera a Teheran sarebbe stata chiusa troppo presto e l’ambasciatore richiamato anticipatamente. “Se un’ambasciata doveva restare aperta, era quella svizzera”, afferma Calmy-Rey.
Per decenni la rappresentanza elvetica ha funzionato come ponte di comunicazione tra gli Stati Uniti e il regime di Teheran. Per non inimicarsi i mullah al potere, in passato la Svizzera aveva coerentemente rinunciato a sanzionare rappresentanti del regime iraniano. Inutilmente.
Anche nell’ambito dell’attuale conflitto, l’ambasciatore svizzero ha offerto ripetutamente, ma invano, i buoni uffici della Svizzera. Poi è rientrato in patria. Sabato si terranno negoziati in Pakistan. Con buone relazioni sia con Teheran sia con Washington, Islamabad ha assunto il ruolo di mediatrice con il sostegno della Cina.
Il DFAE stesso ha salutato ieri il cessate il fuoco. Le conseguenze di questa tregua sarebbero in fase di analisi, in particolare in vista di una possibile riapertura dell’ambasciata svizzera a Teheran, ha comunicato il dipartimento al quotidiano Le Temps.
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- 20 Minutes sulla critica di Micheline Calmy-Rey
L’articolo di Le Temps




