Non è difficile immaginare quale sia il tema più discusso al momento sotto la cupola di Palazzo federale. Keystone / Peter Klaunzer
Secondo Cédric Dupont, professore di relazioni internazionali e scienze politiche all’IHEID di Ginevra, la Confederazione ha poco margine di manovra.
Per ora il Governo svizzero vuole continuare sulla strada dei negoziati, non quella delle contromisure, per evitare che i dazi statunitensi del 39% si concretizzino. Tuttavia, secondo Cédric Dupont, professore di relazioni internazionali e scienze politiche all’IHEID di Ginevra, la Confederazione ha poco margine di manovra.
Berna presenterà un’offerta più attraente agli Stati Uniti, ha comunicato il Governo in una nota pubblicata dopo una sessione straordinaria lunedì. Il Consiglio federale “è in contatto con i settori dell’economia svizzera interessati e con le autorità statunitensi. La Svizzera si impegna a garantire un trattamento equo nei confronti dei suoi principali concorrenti, al fine di mantenere buone condizioni quadro per la sua economia”, si legge.
Tuttavia, “la piccola Svizzera non ha un granché da mettere sul tavolo per saziare l’orco”, afferma Cédric Dupont ai microfoni dell’RTS. “Acquistare gas naturale liquefatto [come ha ipotizzato sabato il ministro dell’economia Guy Parmelin], parlare di oro o di stock strategici sono solo tentativi fumosi che non funzioneranno di fronte all’amministrazione Trump”.
“Non possiamo neanche promettere 200 miliardi di investimenti in 4 anni, quando oggi ci aggiriamo attorno ai 20. Non è fattibile, né desiderabile, soprattutto con un partner così imprevedibile”, aggiunge. Secondo l’esperto la soluzione è cominciare a riflettere a una diversificazione, per non restare così dipendenti da un Paese o da un settore.
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