La solidarietà agli indigenti, deboli e … sprovveduti

La solidarietà agli indigenti, deboli e … sprovveduti

Troppe poltrone per troppi ambiziosi

di Ernesto Bodini
(giornalista scientifico)

Dopo mesi, anni per l’ennesima volta (e non è finita) si tenta di rabberciare i cocci della “Famiglia Italia” (oggi sempre più disunita), i cui componenti genitoriali (circa mille in Parlamento) si susseguono ogni volta, a prescindere dall’età e dal curriculum vitae; ma in buona sostanza le condizioni dei Figli di detta Famiglia per certi versi, a mio avviso, sono ancora senza Genitori. Quindi senza una guida sicura e relativa stabilità tanto da gettare nello sconforto più estremo i figli “più deboli”. Ma un ulteriore sconforto (per delicatezza tale termine lo considero un eufemismo) è dato dal perpetuarsi di incontri, dibattiti, talk show e quant’altro ai quali nessuno rifiuta l’invito per esporre la propria… posizione e/o intendimenti; ciò denota retorica e ipocrisia al tempo stesso, poiché troppe voci che spesso si sovrappongono (difetto grave di comunicazione) non portano ad alcun chiarimento e tanto meno ad un minimo di comprensione.

Una ulteriore annotazione riguarda il fatto che i cittadini più esasperati che vengono intervistati dai mass media, che a volte più o meno involontariamente pontificano, per esporre la loro più tragica condizione di malessere e di insofferenza, additando le responsabilità dei politici (di ieri e di oggi, e io credo di sempre, salvo rarissime eccezioni) non fanno mai cenno all’art. 3 della Costituzione che tanto si decanta (spesso a vanvera) il quale riporta testualmente: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, e sociale del Paese”, e ciò ovviamente include il diritto esistenziale e quindi di appartenere alla suddetta Famiglia! Una volta accertata tale inadempienza da parte delle Istituzioni è conseguente il reato di “omissione” (art. 328 C.P.).; ma chi ha il coraggio di evidenziare quanto sopra pubblicamente?

In più occasioni ho scritto e divulgato pubblicamente i “difetti” e quindi le conseguenze della Burocrazia, ma il più delle volte non ho trovato orecchie (prive di “otite”) pronte a recepire e a dibattere anche le incongruenze più palesi. Per non parlare, inoltre, delle ingiustizie dal punto di vista giurisprudenziale e, a riguardo, mi sovviene una considerazione finale: “Il costante impoverimento degli “effetti giustizia”, ancora una volta (dire l’ennesima sarebbe un ulteriore eufemismo) sta a sottolineare come il legislatore, quando promulga una nuova disposizione di legge, fa come quell’elefante che, calpestata una quaglia, cercò di rimediare sedendosi sulle uova dell’uccello per tenerle calde”. A mio parere la “vera” professione non è la politica (di oggi) ma l’esercizio di un buon volontariato (non sostitutivo alle Istituzioni) il cui unico compenso è la soddisfazione del benessere fisico e psichico dei nostri simili. Ai lettori le eventuali considerazioni.

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