LA SOCIETÀ (ITALIANA) DEL XXI SECOLO

La continua ascesa degli “arrampicatori” sociali tra illusioni e delusioni prodotte dall’ambizione per il potere e dalla inamovibile burocrazia.

di Ernesto Bodini (giornalista e opinionista)

È proprio vero: i nostri parlamentari sono un sosia l’uno dell’altro. Mi riferisco al loro comportamento, chi più e chi meno, in parte esibizionistico di fronte alle telecamere e in parte in atteggiamento di nonchalance quasi a confondere la pseudo modestia. Inoltre, all’uscita (o all’entrata) dei palazzi del potere quasi sempre appaiono sorridenti, come se non avessero alcuna preoccupazione; altri evitano i giornalisti probabilmente per non “offrire il fianco”, e altri ancora si lasciano intervistare (sia pur brevemente) il più delle volte per “offrire” affermazioni di rito o in taluni casi di intenzionale deviazione… A mio avviso sono comportamenti sornioni, non privi di retorica e ipocrisia che, se incalzati, diffondono promesse e illusioni, tant’è che il povero pantalone italiano ne rimane in qualche modo “affascinato”… sia pur criticandoli (ipocrisia di parte). Approfondire questo quadro, sempre più desolante, significa essere etichettati come il solito castigamatti (come chi scrive) senza reticenze; ma al tempo stesso si tratta di centrare un fenomeno di malcostume, e a tutto ciò si aggiungano i vari esponenti particolarmente esibizionisti con l’ambizione di apparire nei talk show, sottoporsi ai selfie o improvvisandosi scrittori… tanto per non perdere credibilità e considerazione dei loro sostenitori. Personalmente non ho vissuto i primi decenni della Repubblica, ma scorrendo pagine di documentazioni storiche si può evincere che i politici dell’epoca avessero un maggior contegno: meno platealità e meno presenzialismo interno ed esterno al Paese. Ma con l’evoluzione degli innumerevoli mezzi di comunicazione da parte di molti è diventata incontenibile l’ambizione a quel presenzialismo, che a mio dire ha nulla a che vedere con il garantismo; ma tant’è, gli anni passano, le generazioni si susseguono e il malcostume del non sapersi rapportare in modo etico e comprensibile con i propri concittadini, pure. Queste considerazioni, che peraltro diffondo da parecchio tempo, non hanno carattere di imposizione e tanto meno valenza di astio, ma più semplicemente sono il frutto di costanti e pazienti osservazioni (purtroppo solitarie…) proprio perché per criticare bisogna prima osservare e saper leggere tra le righe… Sono altresì convinto che non esista una figura politica adamantina in quanto l’esercizio della politica non lo prevede nonostante i buoni intendimenti di ognuno (?); dunque, il nostro destino è nelle mani loro: 945 parlamentari (e molti loro sostenitori) deputati a ideare, elaborare e promuovere nuove leggi, e la revisione di altre, le cui rispettive convinzioni sarebbero quelle per il bene della collettività. Ma intanto nessuno di loro, per quello che mi consta, si è mai prodigato per rimuovere il “cancro nazionale”, ovvero la fatidica burocrazia che tanto condiziona la conduzione del paese Italia. Eppure, basterebbe poco per ridimensionare questo fenomeno: onestà intellettuale, obiettività e determinazione; semplici requisiti che nessuno di essi possiede tant’è che il cittadino continua a perdersi nei meandri burocratici, spesso assurdi, con conseguenti penalizzazioni. Lungi da me il voler detenere lo scettro del saccente, ma non si può negare un’evidenza che si perpetua da oltre un secolo. E, a questo proposito, mi sovviene l’esempio della burocrazia in epoca monarchica, in cui il burocrate era orgoglioso del suo ruolo che esercitava con dovizia… ben lungi dalla irrazionalità. Non ho certo tendenze monarchiche, anche perché non ho vissuto quel periodo, ma va da sé che essere al servizio di uno Stato per il bene della collettività non può che richiamare i reali concetti di democraticità, uguaglianza e progresso civile. Probabilmente anche in quell’epoca non saranno mancate lacune e inottemperanze, ma sicuramente in forma più contenuta ed accettabile. Ecco che, superato detto periodo storico, più o meno glorioso, le successive generazioni si sono dovute adeguare ai molteplici risvolti politici, sia con effetti benefici che non; un susseguirsi di nuove idee (più propriamente ideologie) che hanno visto alla rincorsa molti pretendenti contraddistinti da sigle ed emblemi più coreografici che concettuali alcuni dei quali, appunto, assai ridicoli e, per certi versi, fuorvianti. E purtroppo, anche nel XXI secolo, la società è così suddivisa: quelli che appartengono ad ogni genere di benessere e ricchezza materiale; quelli che già conoscono la miseria e sono predestinati alla perenne povertà; quelli che fanno parte del potere prettamente decisionale; quelli che sanno e possono tutto, ma che non hanno alcun interesse a dire o fare nulla.

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