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La risposta di Firenze all’attentato di Brindisi

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Firenze ieri ha dato la propria personale risposta ai dubbi che in queste ore attanagliano l’Italia intera e gli investigatori riguardo le tre bombe piazzate davanti a una scuola di Brindisi, l’istituto professionale “Morvillo Falcone”, che hanno ucciso la studentessa Melissa Bassi, di 16 anni, e ferito altre 5 persone; lo ha fatto in silenzio dirigendosi in corteo verso via dei Georgofili, dove 19 anni fa una bomba di matrice mafiosa uccise 5 persone.

Sventrata il 27 maggio del 1993, un anno dopo l’uccisione di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e  2 mesi prima degli attentati di Roma e di Milano, Via dei Georgofili fu l’inizio della seconda parte della strategia della tensione messa in atto da Cosa Nostra: mettere le bombe “in continente” e creare ulteriore terrore in un paese devastato, socialmente e politicamente disgregato.

Le modalità però furono diverse rispetto agli attentati precedenti: fino al 1992 erano state colpite da Cosa Nostra in prevalenza persone strettamente legateall’antimafia, che fossero magistrati, giudici, preti, volontari, testimoni, o i loro familiari, parenti, amici.

Con l’attentato di Firenze invece iniziò una stagione di attentati che uccisero persone lontane dal sistema mafioso: nessun attentato mirato verso nessun membro delle istituzioni né verso qualcuno che doveva essere eliminato perché scomodo o perché colpevole di essere al corrente di troppe cose; lo scopo di Cosa Nostra era uccidere cittadini comuni e qualunque e continuare fino a far capitolare lo Stato e a porgli determinate condizioni, per arrivare a farlo trattare.

A distanza di venti anni tali condizioni sono tuttora al vaglio degli inquirenti e oggetto di indagini e inchieste, ma con molta probabilità si trattava di ricatti che Cosa Nostra avanzò allo Stato riguardanti le dure pene inflitte durante il maxiprocesso e mai “aggiustate” in Cassazione e il 41 bis, il regime di carcere duro per i mafiosi.

Una sorta di “do ut des”: o si tratta o non cessano le stragi.

Le dinamiche dell’attentato di Brindisi di ieri non sono ancora chiare, e le piste oggetto d’indagine riguardano sia la sfera mafiosa che quella terrorista; ieri i fiorentini sono scesi in piazza e sono tornati là dove un giorno una bomba mafiosa, all’improvviso, interruppe la vita di 5 persone e inflisse a questa città una ferita che sanguina ancora, ogni volta che un cittadino innocente viene ucciso in un clima e con modalità che ricordano il boato di 19 anni fa.

Sabato 19 maggio 2012, a pochi giorni dal diciannovesimo anniversario della strage, la ferita ha ricominciato a sanguinare per l’uccisione di Melania Bassi, una ragazza di 16 anni che stava andando a scuola, a Brindisi; e Firenze è tornata là per dedicarle un minuto di silenzio, che la firma sia mafiosa o terroristica.

Grazia D’Onofrio

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