LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE TRA CONCORSI E IDONEITÀ DI MANSIONE

Sarebbe molto utile sottoporre i dipendenti che sono a contatto con il pubblico a valutazione psico-attitudinale prima dell’assunzione e in seguito periodicamente. Superare un concorso pubblico non sempre è una garanzia… per la collettività

di Ernesto Bodini* 

Ogni volta che si profila la necessità di incrementare il personale della Pubblica Amministrazione (P.A.), necessariamente si deve provvedere ad organizzare i relativi concorsi. A parte le varie modalità di carattere organizzativo, più o meno discutibili, resta da stabilire con quale criterio i candidati che hanno superato il concorso (presumendo che avessero i requisiti richiesti) vengono assegnati ad una determinata mansione che, per logica, dovrebbe essere attinente agli estremi del concorso stesso. E questo vale per tutte la mansioni pubbliche, sia con o senza divisa. Ma ho ragione di sostenere  che ciò non avviene, ed è dimostrato dal fatto che in taluni circostanze ci ritroviamo dipendenti pubblici non adatti alla mansione assegnata; inoltre, in altri casi (come educatori, assistenti in luoghi di cura, insegnanti e persino nelle Forze dell’Ordine) nel tempo si sono verificati episodi dal comportamento immorale e/o illegale da parte di costoro. Pertanto, sarebbe utile ed urgente, pianificare programmi di verifica attitudinale ogni sei mesi per ciascun dipendente pubblico preposto a mansioni che prevedono soprattutto il costante contatto con il pubblico e, in caso di comprovata assenza o ridotta idoneità, rimuovere il dipendente dall’incarico in corso e, se non licenziabile, adibirlo ad altre mansioni, ovviamente non a contatto con il pubblico. Questa operazione di “revisione psico-attitudinale” potrebbe essere demandata ad una schiera di psicologi, e in sub-ordine a psichiatri, le cui consulenze dovrebbero garantire un obiettivo giudizio sulle prestazioni comportamentali degli operatori della P.A. verso la collettività. Per quanto mi concerne non risulta che il Ministero della P.A. abbia mai ipotizzato una esigenza di questo tipo che, per oggettività, ritengo essere estremamente necessaria. È pur vero che la mente umana è volubile e imprevedibile, ma almeno con tale provvedimento si limiterebbero al minimo episodi di lesione alla cosiddetta utenza. Ma vi è anche da considerare il problema della ricollocazione del dipendente redarguito, e magari anche sospeso dalla mansione per la quale si è reso inefficiente; una fase, questa, che richiede una determinata cautela al fine di evitare atteggiamenti ritorsivi di qualsivoglia natura. Questo aspetto della valutazione del personale della P.A., dal concorso sino all’assunzione, potrebbe essere oggetto di materia di studio in psicologia comportamentale applicata nell’ambito di determinate professioni. Ma chi sono io per suggerire questa indicazione? È vero, non ho alcun titolo in proposito, ma è altrettanto vero che ogni suggerimento razionale inerente ai tempi merita di essere valutato; del resto in questi ultimi tre decenni sono nate diverse lauree specialistiche che un tempo non si immaginava potessero incrementare il parco degli Atenei. Quindi, perché non dare corso a questo mio suggerimento (non in senso di merito personale) che potrebbe sortire utili risultati? Ma come sempre nel nostro Paese se non sei qualcuno (titolato o meno) non conti nulla, e di conseguenza continuano ad imperare ipocrisia, millantato, nepotismo, clientelismo e, purtroppo, si tratta di un piccolo-medio esercito che la fa da padrone anche nella P.A.. Ma intanto, indipendentemente dal mio suggerimento, non mancano episodi di inefficienze con effetti anche lesivi all’interno di strutture  dove sono operanti dipendenti che magari hanno vinto il concorso, ma che nel tempo hanno dimostrato la non più idoneità per una determinata mansione; ancor peggio se non l’hanno mai avuta… ad eccezione del superamento di un concorso per ambire un posto di lavoro che non era il loro. Ecco, anche questo  è un ulteriore spaccato del nostro Paese le cui “inidonee e infedeli” maestranze della P.A., gettano discredito sui loro colleghi che hanno meritato il posto di lavoro al reale servizio della collettività. Ancora una volta, chi scrive è una voce fuori dal coro ma sicuramente un attento osservatore di problematiche sociali, senza vincoli politici e ideologici, con diritto di opinione nel rispetto dell’etica come vuole la corretta ed utile informazione.

* giornalista e opinionista

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