LA PANDEMIA NON DEVE ESSERE UN “ALIBI” PER L’INEFFICIENZA DEL SSN

Persistono le lacune per l’assistenza sanitaria pubblica (ospedali a parte), poiché sembra inevitabile l’orientamento verso il sistema privatistico. Per il rispetto dei propri diritti se fallisce il dialogo è sempre utile agire per iscritto con una semplice raccomandata

di Ernesto Bodini (giornalista e opinionista)

Non è certo una novità il disquisire sul nostro Servizio Sanitario Nazionale (SSN) che, nonostante sia tra i primi al mondo, sta accumulando lacune su lacune, e quindi conseguenti lamentele. Il problema delle liste di attesa, ad esempio, è sempre stato  una delle principali cause di ritardi (anche notevoli) di accesso alle visite e agli esami strumentali soprattutto nell’ambito del Territorio, per non parlare poi delle difficoltà di comunicare con i vari operatori dei call center (Cup e Sovracup). Ma non meno problematico è il fatto di dover affrontare i cosiddetti viaggi della speranza (non a caso dal Sud al Nord) per poter fruire delle migliori prestazioni sanitarie e di eccellenza, farmaci compresi. E che dire dei ricoveri in Strutture sanitarie come le “fatidiche” (è il caso di definirle tali) Rsa, dove per accedere ad un posto letto bisogna mettersi in coda per mesi e mesi, oltre al fatto che dal punto di vista dell’assistenza ve ne sono alcune che lasciano a desiderare, specie se sono gestite da Cooperative? È pur vero che le cure cosiddette primarie solitamente vengono garantite, ma resta il fatto che disabili, malati cronici ed anziani in particolare in questi contesti sono i maggiormente penalizzati. Personalmente per diversi anni sono stato tutore legale (ovviamente a titolo non-profit, come del resto si conviene) di una persona disabile per desiderio della famiglia (che per comprovate ragioni non poteva sopperire a tale ruolo), ricoverato presso una Struttura socio-sanitaria assistenziale di impostazione religiosa e convenzionata con il Servizio Sanitario Regionale (SSR); una realtà della quale in più occasioni ho constatato, ma non avrei mai avuto alcun dubbio, l’efficienza della operatività assistenziale, sia pur sostenuta in parte da operatori di una cooperativa e, all’occorrenza, da un gruppo di volontari per l’intrattenimento ludico degli assistiti. Una delle piccole oasi nel deserto dell’assistenza socio-sanitaria sul territorio piemontese, che dovrebbe essere imitata sia dal punto di vista organizzativo che da quello dell’amore e della caritatevolezza di tutti gli operatori, amministrativi compresi. Purtroppo questa realtà rappresenta una dimensione microscopica della quale non tutti i politici-gestori locali se ne avvedono, mentre sarebbe doveroso che essi di tanto in tanto facciano visita a queste strutture, individuando quelle più carenti e intervenendo laddove necessario nel modo più opportuno. Ma questo non avviene quasi mai perché per il politico-gestore del bene comune è più comodo stare alla scrivania per legiferare (carta su carta), e presenziare in pubblico, pontificare e ostentare la propria immagine e non le proprie carenza e irresponsabilità; uno scotto, questo, che i non pochi assistiti pagano sulla propria pelle e, a ricaduta, per certi versi anche i loro famigliari. E inoltre, che dire del nostro SSN che pomposamente si suole definire universalistico, mentre stiamo assistendo ad una (non troppo) lenta trasformazione in un “mercato della salute”, in cui chi è nelle condizioni di pagare una prestazione sanitaria o chi possiede una assicurazione privata può avere, in particolare in ambito territoriale, la possibilità di curarsi in tempi utili ed anche degnamente? Da più parti la popolazione lancia strali contro questa sorta di perpetuo “malcostume” politico-sociale, ma in realtà taluni si limitano a far pubblicare qualche lettera di lamentela dai mass media, oppure ad organizzare qualche manifestazione di piazza; ma a nessuno viene in mente di prendere carta e penna e denunciare (citando tutte le leggi a garanzia del sistema sanitario) un disservizio od una mancata assistenza per il rispetto dei tempi ritenuti leciti dai sanitari prescrittori e dalla razionalità. Personalmente (sono un cittadino come tanti altri) da tempo agisco in tal senso rivolgendomi ai destinatari (eludendo di proposito i mass media che non mi risolverebbero comunque il problema), e ciò con tanto di raccomandata e relativa ricevuta di ritorno, tant’è che in più occasioni sono addivenuto alla soluzione dei problemi. Apparentemente il parere è unanime nel constatare che il nostro SSN si sta orientando verso il sistema privatistico con “l’escamotage” delle convenzioni e degli accreditamenti con il Servizio pubblico, che pare funzionare per sopperire determinate carenze, ma nel contempo per accedervi in tempi brevi (se non brevissimi) basterebbe pagare in forma diretta la prestazione ( “Out of Pocket”).

Un “sottile ricatto” che tutti lamentano, mentre per ottenere nei modi dovuti l’assistenza pubblica, come da sempre sostengo, basterebbe far rispettare i codici di priorità che il medico prescrittore deve evidenziare sulla ricetta e, in caso di inosservanza, intimare il proprio diritto con una normalissima raccomandata, citando all’occorrenza leggi e normative di riferimento al proprio caso. Attualmente bisogna fare i conti con l’altalenante instabilità del Governo, come pure la situazione pandemica che impedisce o rallentata l’ottenimento delle prestazioni (specie se programmabili), ma non per questo bisogna desistere o tergiversare. Vi immaginate, ad esempio, se tutti i pazienti con determinate ed inconfutabili esigenze medico-sanitarie ed assistenziali rivendicassero i propri diritti con una perentoria raccomandata, con diritto di riscontro? L’ipotetica quantità dei casi (ovviamente razionali, e non di comodo perché “favoriti” da clientelismo o nepotismo) che dovesse pervenire sulla scrivania dei politici-gestori, procurerebbe la sollecitazione al rispetto dei loro doveri e alla definizione di quanto lamentato dai cittadini. Mi rendo conto che ciò è utopia, ma finché i cittadini-pazienti non si convinceranno che nei confronti delle Istituzioni vale sempre il concetto verba volant, scripta manent, anche l’assistenza sanitaria pubblica per molti casi sarà sempre una chimera. Del resto, come ricordo spesso, ancora oggi persiste quanto sosteneva Alessandro Manzoni (1785-1873): «Noi uomini siamo in genere fatti così: ci rivoltiamo sdegnati contro i mali mezzani, e ci curviamo in silenzio sotto gli estremi».

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