
Due fratelli di 8 e 10 anni uccisi da un quadricottero israeliano mentre cercavano legna. Intanto coloni e militari israeliani intensificano violenze e assedi, da Tubas a Betlemme fino a Jenin.
Due fratelli di otto e dieci anni, Fadi e Jumaa’ Tamer Abu Asi, sono stati uccisi ieri a Bani Suhaila, Khan Younis, da un drone israeliano mentre cercavano legna tra le macerie. La legna non serviva loro per scaldarsi, ma per essere venduta, al fine di raggranellare qualche spicciolo, per aiutare la famiglia a sopravvivere nell’orrore di Gaza. L’esercito ha giustificato l’azione parlando di “attività sospette” oltre la cosiddetta linea gialla, un confine mobile e non ufficiale che, secondo le Nazioni Unite e le Ong, avanza progressivamente verso la costa, sottraendo ormai quasi il 60% della Striscia di Gaza.
La vicenda si inserisce in un contesto di violenze quotidiane: altri tre palestinesi sono stati colpiti nella stessa area e, secondo piani israelo-statunitensi, la ricostruzione riguarderà solo la zona est di Gaza, con comunità “sicure” in container per poche decine di migliaia di persone, prive di infrastrutture e prospettive di lavoro. Intanto il bilancio delle vittime dal 7 ottobre 2023 supera i 70mila morti, cifra ritenuta sottostimata.
La repressione prosegue anche in Cisgiordania, dove coloni e militari intensificano aggressioni e confische di terre: a Tubas e Betlemme si registrano assedi, feriti e dichiarazioni di “zone militari” che vietano l’accesso ai palestinesi. A Jenin, infine, due uomini sono stati giustiziati da poliziotti di frontiera, nonostante le immagini mostrino che erano disarmati e in ginocchio.
La storia di Fadi e Jumaa’ non è soltanto una tragedia familiare, ma il simbolo di un popolo che vive ogni giorno tra confini invisibili e minacce costanti. Gaza e Cisgiordania continuano a raccontare vite spezzate, territori confiscati e speranze negate. In questo scenario, la domanda che resta sospesa è se ci sarà mai spazio per un futuro di dignità e sicurezza, dove i bambini possano crescere senza temere il ronzio di un drone o la violenza di un assedio.